Dopo anni di apparente tranquillità, i mercati finanziari mostrano un volto sempre più instabile, caratterizzato da lunghi periodi di rialzi seguiti da correzioni improvvise e profonde. Un andamento che non sempre trova giustificazione nei fondamentali economici, ma che riflette un cambiamento strutturale nel funzionamento delle Borse.
Secondo Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS WM in Italia, negli ultimi anni gli investitori si sono abituati a mercati “quasi anestetizzati di fronte a notizie negative”, con una volatilità rimasta sorprendentemente contenuta nonostante crisi geopolitiche, pandemia e tensioni commerciali. “L’indice VIX si è mantenuto stabilmente sotto la sua media di lungo periodo, anche in contesti che avrebbero giustificato maggiore nervosismo”, osserva Ramenghi.
Questa calma apparente, tuttavia, è stata più volte interrotta da episodi di forte turbolenza. Dai flash crash del 2015 e del 2018 fino al crollo del 2020, culminato con il prezzo del petrolio sceso sotto zero, i mercati hanno dimostrato una crescente vulnerabilità a movimenti rapidi e sincronizzati. “Non si tratta di fenomeni nuovi in senso assoluto, ma oggi la velocità e l’intensità delle correzioni sono aumentate”, sottolinea il CIO di UBS WM Italy.
Alla base di questa dinamica c’è il ruolo sempre più centrale degli algoritmi di trading. Negli Stati Uniti, oltre il 60% degli scambi azionari è ormai gestito da sistemi automatici, programmati per reagire a determinati segnali di mercato, in primo luogo la volatilità. “Quando la volatilità è bassa, molti algoritmi aumentano l’esposizione al rischio; quando sale, vendono in modo simultaneo, innescando un effetto domino”, spiega Ramenghi.
Questi modelli quantitativi, nati a partire dagli anni Settanta con l’affermarsi della finanza matematica e consolidatisi con l’introduzione del VIX, hanno contribuito a rendere i mercati più liquidi ed efficienti. Ma presentano anche limiti evidenti. “La maggior parte degli algoritmi non tiene conto dei fondamentali economici, come le valutazioni o la crescita degli utili”, osserva Ramenghi, evidenziando come questo possa amplificare movimenti scollegati dalla realtà economica.
Per gli investitori, la chiave è distinguere tra volatilità di breve periodo e tendenze di fondo. “L’impatto degli algoritmi tende a essere transitorio: dopo le correzioni più violente, spesso il mercato si riprende nel giro di poche settimane”, afferma il CIO di UBS WM in Italia. In questo contesto, strumenti quantitativi possono trovare spazio come componenti satellite dei portafogli, mentre la parte centrale dovrebbe restare ancorata ai fondamentali.
Lo sguardo è ora rivolto alle nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale potrebbe dare vita a sistemi più evoluti, capaci di integrare una visione più ampia del rischio e delle valutazioni economiche. “La sfida sarà capire se questi automatismi renderanno i mercati più stabili o se introdurranno nuove forme di complessità”, conclude Ramenghi.
