Mercati ed elezioni di Midterm Usa: tre gli scenari da considerare secondo Ing

Le elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre potrebbero ridisegnare gli equilibri politici negli Stati Uniti e condizionare le scelte economiche e commerciali di Trump negli ultimi due anni alla Casa Bianca. Per i mercati finanziari, la posta in gioco riguarda soprattutto l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato americani, le prospettive del dollaro e le possibili ripercussioni sulle economie europee e sui rapporti con la Cina. Gli esperti di ING individuano di seguito tre scenari principali, con conseguenze differenti a seconda che i Repubblicani mantengano il controllo del Congresso oppure che i Democratici conquistino una o entrambe le Camere.

A rendere particolarmente delicato l’appuntamento elettorale sono le preoccupazioni degli americani per il costo della vita, i timori legati all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e il crescente indebolimento del sostegno all’intervento militare contro l’Iran. I sondaggi attribuiscono ai Democratici un vantaggio di circa otto punti percentuali a livello nazionale, mentre il gradimento di Trump registra nuovi minimi e crescono i timori repubblicani per una partecipazione elettorale insufficiente della propria base.

Secondo gli esperti di ING, «i sondaggi e i mercati delle previsioni indicano che i Democratici potrebbero conquistare il Congresso», anche se la possibilità di sorprese resta concreta. Il risultato, sottolineano gli analisti, potrebbe «limitare in modo significativo il raggio d’azione di Trump», spostando ulteriormente l’attenzione della Casa Bianca sulla politica estera e commerciale.

Scenario 1: una vittoria repubblicana rafforzerebbe la linea America First

Il primo scenario, considerato il meno probabile, prevede che i Repubblicani riescano a conservare il controllo sia della Camera sia del Senato. Una simile affermazione sarebbe interpretata da Trump come una conferma della strategia America First e gli consentirebbe di affrontare la parte conclusiva del mandato con maggiore libertà d’azione.

«Trump potrebbe concentrarsi sul consolidamento della propria eredità politica», osservano gli esperti di ING, individuando tra le priorità un ulteriore rafforzamento dei controlli alle frontiere, l’aumento delle espulsioni e l’utilizzo dei dazi come strumento per ottenere concessioni dai partner commerciali. Parallelamente, il presidente potrebbe intensificare le pressioni sugli alleati della Nato affinché aumentino la spesa per la difesa e adottare una linea più aggressiva nei confronti dell’Iran, anche sul piano militare.

Sul fronte economico, la Casa Bianca punterebbe sulla deregolamentazione, sull’accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale e sull’espansione della produzione manifatturiera ed energetica, comprese le fonti fossili e nucleari. Una strategia che, secondo ING, potrebbe sostenere l’attività economica nel breve periodo, ma che rischierebbe anche di aggravare gli squilibri dei conti pubblici.

Gli analisti sottolineano infatti che l’aumento delle spese militari difficilmente sarebbe compensato interamente da tagli alla spesa sanitaria o da guadagni di efficienza nella pubblica amministrazione. A ciò si aggiungerebbe il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente, con ripercussioni sui prezzi dell’energia e sulle aspettative d’inflazione.

In questo contesto, «i timori sulla sostenibilità del bilancio federale potrebbero intensificarsi», avvertono gli esperti di ING. Il mercato potrebbe reagire chiedendo rendimenti più elevati per finanziare il debito americano, mentre la Federal Reserve si troverebbe sotto pressione affinché mantenga una politica monetaria restrittiva o proceda a nuovi rialzi dei tassi.

Treasury sotto pressione: il decennale rischia di superare il 5,5%

La vittoria repubblicana rappresenterebbe, secondo ING, lo scenario potenzialmente più sfavorevole per il mercato obbligazionario statunitense. I rendimenti salirebbero sia sulle scadenze brevi, sensibili alle prospettive dei tassi ufficiali, sia su quelle lunghe, maggiormente esposte ai timori relativi al deficit e all’inflazione.

«Il rendimento del Treasury decennale potrebbe superare il 5,5% e rimanere al di sopra di questa soglia», stimano gli esperti, mentre quello biennale potrebbe avvicinarsi al 5%. Un simile movimento avrebbe conseguenze anche sui mercati internazionali, aumentando il costo del finanziamento e mettendo sotto pressione gli attivi più sensibili alle condizioni di liquidità.

ING non esclude che una maggioranza repubblicana più solida possa decidere di affrontare seriamente il problema del deficit, contribuendo a ridurre nel tempo i rendimenti. Tuttavia, secondo gli analisti, sarebbe probabilmente necessario prima un forte scossone sul mercato dei Treasury per indurre la politica a intervenire.

Per il dollaro, invece, questo scenario sarebbe potenzialmente favorevole. «La combinazione di una politica fiscale espansiva e di una politica monetaria più restrittiva rappresenterebbe il contesto ciclico più positivo per la valuta americana», spiegano gli esperti di ING. Rendimenti statunitensi più elevati potrebbero tuttavia alimentare tensioni finanziarie globali, indebolendo le valute dei Paesi emergenti e, indirettamente, anche l’euro, soprattutto in presenza di nuove pressioni sui titoli di Stato francesi.

Scenario 2: Democratici alla Camera, Trump con margini ridotti

Il secondo scenario prevede la conquista della Camera da parte dei Democratici e il mantenimento del Senato in mani repubblicane. È una delle ipotesi considerate più plausibili dai sondaggi e dai mercati delle previsioni.

In questo caso, Trump si troverebbe di fronte a un Congresso diviso, con maggiori difficoltà nell’approvare nuove misure fiscali e di spesa. I Democratici potrebbero utilizzare la maggioranza alla Camera per ostacolare parte dell’agenda presidenziale, aumentare i controlli sull’amministrazione e promuovere audizioni sulle politiche tecnologiche ed energetiche.

Gli esperti di ING ritengono che «l’agenda legislativa di Trump sarebbe sostanzialmente bloccata», rendendo più difficile introdurre nuove misure di spesa e tassazione. Le aziende tecnologiche, in particolare quelle impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nella costruzione di data center, potrebbero trovarsi sotto maggiore pressione politica, soprattutto nei territori in cui le preoccupazioni per l’occupazione, i consumi energetici e l’impatto delle nuove infrastrutture sono più diffuse. Analoghe contestazioni potrebbero riguardare i produttori di combustibili fossili.

Con una minore capacità di incidere attraverso il Congresso, Trump potrebbe concentrare le proprie iniziative sugli ambiti in cui dispone di maggiori poteri esecutivi: politica estera, commercio internazionale, sicurezza nazionale e regolamentazione. «L’Iran e i dazi potrebbero diventare temi centrali negli ultimi due anni della presidenza», osservano gli analisti di ING, evidenziando anche la possibilità che i Democratici tentino di utilizzare i poteri parlamentari per limitarne le iniziative.

Un ulteriore elemento di rischio riguarda il bilancio federale. Le tensioni sul tetto del debito potrebbero riemergere entro la metà dell’estate del 2027, aumentando la possibilità di un nuovo shutdown, ossia la sospensione parziale delle attività governative. Un blocco prolungato comprometterebbe la disponibilità di dati economici ufficiali, rendendo più difficile per la Federal Reserve valutare con precisione l’andamento dell’economia.

La conquista della Camera aprirebbe inoltre ai Democratici la possibilità di avviare nuove procedure di impeachment. Tuttavia, ING considera improbabile una condanna di Trump, che richiederebbe il sostegno di almeno due terzi dei senatori. Le indagini potrebbero concentrarsi anche su componenti dell’amministrazione, alimentando ulteriormente lo scontro politico.

Mercati obbligazionari: rendimenti brevi in calo, quelli lunghi ancora elevati

Per ING, il secondo scenario è sostanzialmente coerente con le aspettative prevalenti dei mercati. I Democratici riuscirebbero a frenare alcune iniziative presidenziali, senza disporre però della forza necessaria per imporre una svolta politica radicale.

Sul mercato obbligazionario, il risultato potrebbe tradursi in un andamento divergente lungo la curva dei rendimenti. Le scadenze brevi potrebbero beneficiare di una parziale attenuazione delle aspettative di rialzo dei tassi, mentre quelle lunghe continuerebbero a risentire dell’elevato deficit pubblico e dei dubbi sulla sostenibilità delle finanze federali.

«I rendimenti a lunga scadenza potrebbero rimanere elevati, pur all’interno dell’intervallo compreso tra il 5,25% e il 5,5% per il Treasury decennale», indicano gli esperti di ING.

Anche il dollaro risentirebbe relativamente poco del risultato elettorale, perché una parte consistente di questo scenario sarebbe già incorporata nelle quotazioni. A incidere maggiormente sarebbero l’evoluzione dell’inflazione e le decisioni della Federal Reserve, con la prospettiva di almeno un ulteriore rialzo dei tassi secondo le valutazioni riportate dagli analisti.

Il rischio di un blocco prolungato delle attività governative, tuttavia, potrebbe diventare un fattore negativo per la valuta americana nella seconda metà del 2027, soprattutto se compromettesse la fiducia nella gestione delle finanze pubbliche.

Scenario 3: i Democratici conquistano entrambe le Camere

Il terzo scenario contempla una vittoria democratica sia alla Camera sia al Senato. Alla luce dei sondaggi e del basso gradimento personale di Trump, questa eventualità è considerata particolarmente plausibile dai mercati delle previsioni, anche se gli analisti politici restano divisi tra questa ipotesi e quella di un Congresso diviso.

Le conseguenze sarebbero in parte simili a quelle dello scenario precedente, ma con una maggiore capacità dei Democratici di contrastare le scelte della Casa Bianca. Sul piano internazionale, il Congresso potrebbe esercitare pressioni affinché Trump adotti una linea più dura nei confronti della Russia e aumenti il sostegno all’Ucraina. Potrebbero inoltre crescere le resistenze alle politiche verso l’Iran, al sostegno a Israele e a eventuali nuovi aumenti dei dazi.

Sul fronte interno, i Democratici potrebbero cercare di ottenere maggiori risorse per l’assistenza sanitaria, valutando in cambio aperture su alcune richieste presidenziali relative alla spesa per la difesa. Il rischio di uno shutdown resterebbe comunque elevato, così come le preoccupazioni sul deficit federale.

«Una vittoria democratica su entrambi i fronti rafforzerebbe la capacità del Congresso di opporsi all’agenda presidenziale, senza tuttavia eliminare i vincoli imposti da un’amministrazione ancora saldamente in mano a Trump», sottolineano gli esperti di ING.

Una sconfitta repubblicana particolarmente netta potrebbe inoltre aprire una fase di riposizionamento all’interno del partito, in vista delle presidenziali del 2028. Figure come JD Vance e Marco Rubio potrebbero cercare di rafforzare le rispettive ambizioni, mentre i Democratici sarebbero chiamati a confrontarsi sulla scelta tra un candidato di orientamento moderato e uno più vicino all’ala progressista.

Anche l’ipotesi di un terzo impeachment di Trump potrebbe guadagnare spazio nel dibattito politico, sebbene una condanna rimarrebbe difficile senza una maggioranza dei due terzi al Senato.

Per i mercati, ING non prevede uno stravolgimento rispetto allo scenario del Congresso diviso. Le scadenze brevi potrebbero risentire di nuove pressioni al rialzo, mentre quelle lunghe sarebbero influenzate da forze contrapposte: da un lato, i dazi potrebbero contribuire alle entrate pubbliche; dall’altro, il loro effetto sui prezzi rischierebbe di alimentare l’inflazione.

«Il rendimento del Treasury decennale potrebbe avvicinarsi al 5,5%, senza tuttavia superare questa soglia», stimano gli analisti. Il dollaro potrebbe invece indebolirsi, in un contesto di maggiore opposizione politica alle strategie repubblicane in materia di deregolamentazione, commercio e sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Europa, il rischio di nuove tensioni commerciali e geopolitiche

Le conseguenze delle elezioni non si limiterebbero agli Stati Uniti. Per l’Europa, l’esito più delicato potrebbe essere una vittoria repubblicana, che darebbe a Trump maggiore libertà per intensificare le pressioni sugli alleati e utilizzare i dazi come strumento negoziale.

Secondo gli esperti di ING, una nuova escalation in Medio Oriente potrebbe provocare un rialzo dei prezzi energetici, danneggiando le economie europee. Un eventuale accordo tra Russia e Ucraina imposto in condizioni sfavorevoli a Kiev potrebbe inoltre compromettere la stabilità geopolitica del continente. A questo quadro si aggiungerebbe il rischio di nuove tensioni commerciali, anche in risposta alle iniziative protezionistiche europee.

Con un Congresso diviso, invece, la minore capacità di Trump di incidere sul fronte interno potrebbe spingerlo a concentrare maggiormente le proprie energie sulla politica estera e commerciale. «La volatilità e l’incertezza per l’economia globale potrebbero aumentare», avverte ING, indicando nella possibile escalation tra Washington e le capitali europee un fattore di rischio per imprese, investimenti e scambi internazionali.

In questo contesto potrebbe assumere maggiore rilevanza il cosiddetto fenomeno TACO, acronimo di Trump Always Chickens Out, espressione utilizzata dai mercati per indicare la tendenza del presidente a ridimensionare o ritirare alcune iniziative dopo aver minacciato misure particolarmente aggressive.

Gli investitori europei potrebbero essere tentati di scommettere su una riduzione delle tensioni con l’avvicinarsi della fine del mandato presidenziale. Tuttavia, osservano gli analisti, una strategia basata sull’aspettativa che Trump faccia un passo indietro potrebbe rivelarsi rischiosa se, contemporaneamente, le politiche europee diventassero più rigide e conflittuali.

Una netta vittoria democratica potrebbe infine rafforzare la percezione che l’era politica di Trump stia volgendo al termine. Alcuni governi europei potrebbero così valutare un rallentamento degli aumenti della spesa militare, anche alla luce dei vincoli sui rispettivi bilanci pubblici. Una simile scelta, tuttavia, dipenderebbe anche dalle valutazioni sulla sicurezza continentale e dagli sviluppi della guerra in Ucraina.

Cina, tutto dipenderà da dazi e Taiwan

Per Pechino, il risultato delle elezioni americane non determinerebbe necessariamente una reazione immediata. La Cina potrebbe adottare un atteggiamento attendista, concentrandosi sulle decisioni concrete della nuova maggioranza parlamentare e della Casa Bianca, piuttosto che sui possibili cambiamenti degli equilibri politici.

Gli esperti di ING individuano tre principali elementi da monitorare: le eventuali nuove vendite di armi a Taiwan, l’introduzione di ulteriori dazi e le restrizioni agli investimenti e agli scambi commerciali.

Se i Repubblicani mantenessero il controllo del Congresso, Trump potrebbe distribuire la propria attenzione su un numero maggiore di questioni, riducendo potenzialmente il rischio di una nuova destabilizzazione dei rapporti con Pechino. Se invece si trovasse a fare i conti con un Congresso a guida democratica, il presidente potrebbe concentrarsi maggiormente sulla politica estera e commerciale, riportando la Cina al centro dello scontro.

Un passaggio delicato sarà la scadenza della tregua commerciale tra Washington e Pechino, prevista a gennaio. Sebbene entrambe le parti abbiano interesse a evitare il ritorno ai livelli estremi di dazi sperimentati nel 2025, ING non esclude una nuova escalation.

«Una vittoria democratica su entrambe le Camere potrebbe indurre la Cina a guardare oltre il 2028 e a rivedere la propria strategia di lungo periodo nei confronti degli Stati Uniti», concludono gli analisti.

Per gli investitori, il voto di novembre rappresenta dunque molto più di un appuntamento politico. Il risultato potrebbe incidere sulle prospettive dei tassi americani, sui rendimenti dei Treasury e sulla direzione del dollaro, ma anche ridefinire i rapporti commerciali e geopolitici tra Stati Uniti, Europa e Cina. La variabile decisiva sarà la capacità del nuovo Congresso di limitare o rafforzare l’azione di Trump, in una fase in cui deficit pubblico, inflazione e tensioni internazionali continuano a rappresentare i principali fattori di rischio per i mercati.