Mercati, cinque domande per affrontare gli ultimi mesi del 2026

Con l’avvicinarsi della fine del 2026, gli investitori si trovano davanti a un quadro caratterizzato da una combinazione di fattori potenzialmente in grado di alimentare la volatilità: shock dal lato dell’offerta, politiche monetarie ancora in evoluzione, prezzi dell’energia condizionati dalle tensioni geopolitiche e un fitto calendario elettorale. In questo scenario, gli esperti di Indosuez Wealth Management delineano il loro posizionamento sulle principali asset class attraverso cinque domande, concentrandosi su tassi di interesse, dollaro, azionario, petrolio e politica monetaria europea.

Rendimenti obbligazionari ai massimi dalla crisi finanziaria

Uno dei principali cambiamenti intervenuti durante l’estate e l’inizio dell’autunno è stato il deciso rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato, sia negli Stati Uniti sia a livello globale. Secondo Indosuez Wealth Management, alla base del movimento ci sono diversi fattori: la revisione al rialzo delle aspettative sulla crescita in un contesto nel quale l’inflazione rimane elevata, il deterioramento dei conti pubblici e l’aumento della domanda di finanziamento legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

“Il deterioramento dei bilanci pubblici, influenzato anche dalla forte domanda di finanziamento da parte degli hyperscaler sui mercati obbligazionari, continua a rappresentare un elemento di pressione sui rendimenti a lunga scadenza”, spiegano gli esperti di Indosuez Wealth Management.

A questo si aggiunge il rincaro dell’energia legato alle tensioni in Medio Oriente, oltre alle incertezze sulla credibilità della politica monetaria statunitense. Il risultato è stato un ritorno dei rendimenti obbligazionari su livelli che non si vedevano dalla Crisi Finanziaria Globale.

Il nuovo scenario presenta tuttavia anche un elemento di interesse per gli investitori obbligazionari. “I rendimenti sono tornati ai massimi dalla Crisi Finanziaria Globale, rendendo il comparto sempre più interessante grazie a un carry elevato”, osservano da Indosuez.

La casa mantiene però un atteggiamento prudente sulla duration, posizione che caratterizza la strategia dall’inizio dell’anno. “La costante concorrenza nella raccolta di capitali tra governi con disavanzi persistentemente elevati e i forti fabbisogni legati agli investimenti in IA continua infatti a spingere al rialzo i rendimenti a lungo termine”, sottolineano gli esperti. A complicare ulteriormente il quadro sono le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che mantengono orientati verso l’alto i rischi sui tassi a lunga scadenza.

Fed, rialzi in vista ma non una nuova stretta

Il secondo interrogativo riguarda la Federal Reserve e, in particolare, il significato dell’ultimo rialzo dei tassi. La banca centrale statunitense ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base a settembre, una decisione che ha sorpreso rispetto allo scenario centrale delineato da Indosuez prima dell’estate.

Secondo gli esperti della società, tuttavia, la mossa non deve essere interpretata come l’inizio di un nuovo ciclo aggressivo di restrizione monetaria. “A nostro avviso, si tratta di un semplice aggiustamento di politica monetaria piuttosto che dell’inizio di una vera e propria stretta”, spiegano.

Indosuez prevede comunque un ulteriore incremento dei tassi entro la fine dell’anno, con il tasso sui Fed Funds che dovrebbe raggiungere il 4,25%, rispetto al precedente 3,75% stimato dalla società. Successivamente, il tasso dovrebbe stabilizzarsi intorno al 4%, con un taglio atteso entro la fine del 2027.

La lettura dell’inflazione resta centrale. “Continuiamo a ritenere che l’inflazione attuale sia guidata da shock temporanei dal lato dell’offerta, in particolare dazi ed energia”, affermano gli esperti di Indosuez Wealth Management. Alcune componenti specifiche, come software e servizi finanziari, continuano tuttavia a mantenere il Core PCE, l’indicatore di riferimento della Fed, intorno al 3,3%.

Secondo Indosuez, gli indicatori alternativi dell’inflazione sottostante non mostrano però un ampliamento generalizzato delle pressioni sui prezzi e l’economia statunitense non presenta segnali di surriscaldamento. Il mercato del lavoro viene descritto come sostanzialmente equilibrato e stabile.

“Con il progressivo attenuarsi di questi effetti temporanei, l’inflazione dovrebbe rallentare sotto il 3% nel 2027, indipendentemente da ulteriori rialzi della Fed”, spiegano gli esperti.

Questa impostazione si riflette anche sul cambio. Indosuez continua ad avere una view negativa sul dollaro, pur avendo rivisto leggermente il proprio obiettivo sul cambio euro/dollaro, portandolo a 1,18 dal precedente 1,20.

Midterm Usa, l’incognita politica torna sui mercati

Il terzo elemento di attenzione è rappresentato dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, fissate per il 3 novembre 2026. La data è quella prevista per le elezioni federali statunitensi del 2026.

Secondo gli esperti di Indosuez Wealth Management, i mesi precedenti al voto possono essere caratterizzati da una maggiore volatilità, proprio perché l’incertezza sull’esito elettorale tende a influenzare il sentiment degli investitori. “Nei mesi che precedono il voto, i mercati evidenziano spesso una maggiore volatilità, poiché l’incertezza elettorale pesa sul sentiment degli investitori”, spiegano.

La società sottolinea inoltre che, storicamente, il periodo successivo alle elezioni di metà mandato ha mostrato condizioni più favorevoli per il comparto azionario, anche per effetto del progressivo venir meno dell’incertezza politica.

Nel caso di una perdita della maggioranza repubblicana alla Camera, l’amministrazione avrebbe un margine di manovra più ridotto sul piano legislativo. Secondo Indosuez, questo potrebbe ridurre alcuni timori relativi all’espansione della spesa pubblica, ma allo stesso tempo aumentare il rischio di stallo fiscale e di nuove tensioni sul tetto del debito.

Anche una netta affermazione democratica avrebbe conseguenze rilevanti sul quadro di politica economica. “Una vittoria schiacciante dei democratici eserciterebbe un’ulteriore pressione sull’agenda di deregolamentazione dell’attuale amministrazione”, spiegano gli esperti di Indosuez, indicando tra i possibili terreni di confronto anche una regolamentazione più stringente sull’intelligenza artificiale e un eventuale aumento delle imposte sulle imprese.

Sul piano dei mercati, Indosuez considera possibile una reazione iniziale di avversione al rischio in caso di un forte cambiamento degli equilibri politici. “Uno scenario del genere potrebbe innescare una fase iniziale di risk-off, spingendo gli investitori verso la relativa sicurezza dei titoli di Stato”, osservano gli esperti.

Questo movimento potrebbe alleggerire la pressione sulla parte lunga della curva dei Treasury e avere ripercussioni anche sul dollaro. La view di medio periodo sull’azionario rimane tuttavia costruttiva. “Gli utili societari si confermano il principale motore della performance e ci attendiamo che la loro crescita continuerà a sostenere i mercati nei mesi a venire”, afferma Indosuez.

Petrolio, Brent ancora intorno ai 90 dollari

Il quarto tema riguarda il petrolio, con particolare riferimento alle tensioni geopolitiche legate all’Iran. Indosuez prevede che il Brent possa mantenersi su livelli elevati fino alla fine dell’anno, con una media di circa 90 dollari al barile nel quarto trimestre, sostanzialmente in linea con il trimestre precedente.

La situazione, tuttavia, presenta rischi in entrambe le direzioni. “Il riassestamento della domanda cinese e i recenti sviluppi diplomatici introducono alcuni rischi al ribasso per le nostre stime a breve termine”, spiegano gli esperti di Indosuez.

Un eventuale progresso sul fronte diplomatico potrebbe infatti accelerare la discesa del Brent verso l’intervallo di 75-80 dollari al barile indicato dalla società come obiettivo per il 2027.

Indosuez non prevede però un calo strutturale dei prezzi al di sotto di questa fascia. A sostenere le quotazioni potrebbero essere la necessità di ricostituire le scorte, le persistenti incertezze sul lato dell’offerta e la volatilità geopolitica.

“Da un lato, un incremento dell’offerta o una maggiore frammentazione interna all’OPEC potrebbero spingere le quotazioni al ribasso; dall’altro, un riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche potrebbe provocare un ulteriore shock rialzista”, sottolineano gli esperti.

BCE, il petrolio mette alla prova la strategia sui tassi

Il quinto interrogativo riguarda la Banca centrale europea. Un Brent stabilmente intorno ai 90 dollari al barile rappresenterebbe un problema per la dinamica dell’inflazione nell’Eurozona. Secondo le stime di Indosuez, l’inflazione complessiva potrebbe superare il 4% nel quarto trimestre.

Per la BCE si tratterebbe di uno scenario complesso. In condizioni normali, spiegano gli esperti, la politica monetaria non dovrebbe reagire in maniera aggressiva a uno shock temporaneo dell’offerta, soprattutto se l’inflazione di fondo continua a rallentare.

Il problema è però rappresentato dalla durata dello shock energetico. “Dopo otto mesi di prezzi del petrolio elevati, il confine tra fattori temporanei e strutturali diventa meno nitido”, osservano gli esperti di Indosuez Wealth Management. Diventa quindi essenziale monitorare le aspettative di inflazione e l’andamento dei salari.

Al momento, la società vede segnali limitati di effetti di secondo impatto generalizzati, nonostante il rafforzamento dell’attività economica e alcune pressioni salariali, in particolare nell’Europa meridionale.

“Continuiamo a ritenere che i mercati stiano scontando un eccesso di stretta monetaria per il 2027”, affermano gli esperti. La situazione potrebbe però cambiare qualora il Brent rimanesse vicino ai 90 dollari per tutto il quarto trimestre.

In quel caso, secondo Indosuez, un ulteriore rialzo dei tassi BCE a dicembre 2026 diventerebbe plausibile. La banca centrale, dopo l’esperienza del 2022, rimane infatti particolarmente sensibile agli shock energetici e alla loro capacità di alimentare le aspettative di inflazione.

La società ritiene comunque che eventuali ulteriori interventi restrittivi avrebbero carattere temporaneo. “Dovrebbero rientrare non appena gli effetti base legati ai prezzi dell’energia cominceranno a spingere al ribasso l’inflazione complessiva nel 2027”, concludono gli esperti di Indosuez Wealth Management.

Tassi, energia e politica: il quadro di fine 2026

Il quadro delineato da Indosuez combina quindi una maggiore prudenza sul fronte obbligazionario con una posizione ancora costruttiva sull’azionario nel medio periodo. I rendimenti elevati rendono nuovamente interessante il carry dei titoli di Stato, ma l’elevata concorrenza per il finanziamento tra governi e investimenti legati all’IA mantiene elevati i rischi sulla duration.

Sul fronte monetario, la Fed viene vista alle prese con un’inflazione ancora superiore all’obiettivo, ma non necessariamente all’inizio di una nuova fase di stretta strutturale. In Europa, invece, il petrolio rappresenta la variabile chiave per determinare quanto a lungo la BCE dovrà mantenere un atteggiamento restrittivo.

A fare da sfondo rimangono infine le elezioni di metà mandato americane e le tensioni geopolitiche. “Gli utili societari si confermano il principale motore della performance”, ribadiscono da Indosuez, indicando nella crescita degli utili uno dei principali elementi di sostegno per i mercati nei prossimi mesi.

Ho mantenuto volutamente le valutazioni come attribuzioni agli esperti di Indosuez, soprattutto nella parte sulle elezioni Usa, evitando di presentare come fatti le loro interpretazioni sugli effetti di mercato.