Ogni ciclo rialzista porta con sé un rumore di fondo costante: il timore che i mercati siano entrati in una nuova bolla pronta a scoppiare. Ma, secondo Barry L. Ritholtz, cofondatore, presidente e Cio di Ritholtz Wealth Management, questa volta il coro degli allarmi rischia di essere più fuorviante che profetico.
“Il mio istinto anticonformista spesso si fa sentire quando vedo la folla raggiungere un consenso discutibile. Il più delle volte, ciò che la folla fa è il mercato; ciò che dice, tuttavia, è spesso sospetto”. Una diffidenza maturata negli anni, osservando come molte delle convinzioni più diffuse non abbiano trovato riscontro nei fatti.
Ritholtz ricorda che negli ultimi anni il mercato ha ripetutamente smentito le aspettative dominanti: “La folla si aspettava rapidi tagli dei tassi da parte della Fed, che non si sono mai concretizzati; nel 2022, 2023 e 2024 si sono ripetute aspettative di una recessione imminente, che non si è mai verificata”. Anche i timori legati all’eccessiva concentrazione del mercato, sottolinea, sono stati finora ignorati da quello che definisce “il signor Mercato”.
Il tema delle bolle, per Ritholtz, rientra in questa stessa dinamica. “Non ricordo di aver mai sentito la folla identificare una bolla in tempo reale, e poi esserci stata una bolla che è scoppiata subito dopo”. Per definizione, spiega, le bolle nascono proprio dall’azione collettiva degli investitori, alimentate da psicologia, avidità, FOMO, eccesso di liquidità e una buona dose di incoscienza. È quindi raro che la stessa massa riesca a riconoscerle mentre si stanno formando.
Già nel 2011 Ritholtz aveva provato a portare ordine nel dibattito, elaborando una checklist di 14 indicatori quantitativi pensati per individuare comportamenti tipici di una bolla in tempo reale. Oggi, applicando quella griglia ai mercati attuali, il verdetto è più sfumato di quanto suggeriscano i titoli allarmistici.
Sul fronte delle valutazioni, i mercati appaiono costosi, ma non paragonabili agli eccessi del Giappone di fine anni Ottanta o della bolla dot-com. I rendimenti sono stati elevati: negli ultimi 15 anni la media annua è stata del 16%, il terzo miglior periodo mobile dalla Seconda guerra mondiale, mentre nel biennio 2023-2024 si è arrivati a circa il 25% annuo. Numeri importanti, osserva Ritholtz, ma anche figli del rimbalzo successivo al crollo del 57% durante la crisi finanziaria globale.
Altri indicatori, tipicamente associati alle bolle, mostrano segnali più contenuti. La leva finanziaria esiste, soprattutto attraverso ETF a leva 2x e 3x, ma non ha dimensioni sistemiche. I nuovi prodotti finanziari, come il credito privato o alcune strategie alternative, rappresentano più una tendenza che una vera novità dirompente. L’espansione del credito resta limitata e gli standard di concessione sono ancora rigidi.
Alcuni campanelli d’allarme, tuttavia, non mancano. I volumi di scambio sono superiori alla media storica, gli spread di credito sono molto compressi e i tassi di insolvenza, pur restando bassi, stanno aumentando in segmenti come auto, carte di credito e soprattutto prestiti studenteschi. Anche le razionalizzazioni degli investitori, ammette Ritholtz, sono “onnipresenti” e in crescita.
Nel complesso, però, il quadro non restituisce l’immagine di una bolla pronta a esplodere. “Sebbene vi siano alcuni segnali di un’attività rialzista, a mio avviso non si tratta di un fenomeno travolgente o seriamente determinante. Le azioni sono costose, ma questo sembra più un ciclo rialzista in fase avanzata che una bolla”.
Ritholtz invita infine a una prospettiva storica. All’inizio dell’anno ha ricordato come i mercati abbiano attraversato “15 anni spettacolarmente sottovalutati”, e che il dibattito sulle bolle tende a ripetersi ciclicamente. Un monito arriva anche dal passato: “Il discorso di Greenspan sull’esuberanza irrazionale fu tenuto nel dicembre 1996. Tutti i mercati rialzisti procedono più a lungo, più a lungo e più in alto di quanto la maggior parte delle persone si aspetti”.
Un richiamo alla prudenza, ma anche alla pazienza, in un contesto in cui il rumore rischia spesso di sovrastare l’analisi.
