I mercati finanziari hanno reagito con un deciso rialzo ai più recenti dati macroeconomici statunitensi, che hanno sorpreso positivamente le attese degli analisti. L’inflazione generale si è attestata al 2,7% su base annua, sotto il 3,1% previsto, mentre il PIL del terzo trimestre 2025 è cresciuto del 4,3%, ben oltre il 3,3% atteso e il +3,8% del secondo trimestre.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “i dati degli Stati Uniti sono sicuramente positivi e allontanano la flessione dei tassi al secondo semestre del 2026, anche se sarà necessario valutare i prossimi indicatori in uscita”. Tuttavia, avverte l’analista, “sotto la superficie di questa narrazione positiva permangono interrogativi sulla sostenibilità dei mercati e dell’economia in vista del 2026”.
Il principale catalizzatore del recente rally è stato il calo dell’inflazione. Oltre al dato complessivo al 2,7%, anche l’inflazione di fondo è scesa al 2,6%, contro un consenso rispettivamente del 3,1% e del 3,0%. Si tratta del livello più basso da marzo 2021. “Come spesso accade, però, i dettagli meritano un’analisi più attenta”, sottolinea Tognoli.
Un elemento di incertezza deriva dalla chiusura delle attività governative avvenuta in autunno, che ha limitato la raccolta dei dati da parte del Bureau of Labor Statistics. I prezzi sono stati rilevati solo nella seconda parte di novembre, in concomitanza con il Black Friday, alimentando il sospetto che il rallentamento dell’inflazione possa riflettere sconti temporanei più che un reale raffreddamento delle pressioni inflazionistiche. Lo stesso presidente della Fed, Jerome Powell, ha riconosciuto che sia i dati sull’inflazione sia quelli sull’occupazione potrebbero essere stati distorti da questo fattore.
Anche il mercato del lavoro presenta segnali contrastanti. I dati di ottobre e novembre mostrano una crescita dell’occupazione nel settore privato, a fronte di una contrazione di quella pubblica, coerente con le misure di contenimento fiscale. Ma l’indagine sulle famiglie racconta una storia più complessa: il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, dal 4,4% di settembre e dal 4,1% di inizio anno. Da gennaio si registrano perdite nette per circa 154.000 posti di lavoro, mentre il numero di disoccupati è aumentato a 7,83 milioni.
A ciò si aggiungono i dubbi sulla qualità delle statistiche occupazionali. Il censimento trimestrale dell’occupazione e dei salari pubblicato a settembre ha suggerito che tra aprile 2024 e marzo 2025 l’occupazione sia stata sovrastimata di circa 911.000 unità. Powell ha ribadito che questa sovrastima potrebbe essere proseguita anche dopo marzo 2025, rendendo il quadro del mercato del lavoro meno solido di quanto appaia dai dati principali.
Sul fronte della politica monetaria, la Fed ha già avviato un significativo allentamento, con tagli dei tassi a breve termine per un totale di 1,75 punti percentuali tra il 2024 e il 2025. Questa volta, a differenza del passato, la reazione del mercato obbligazionario è stata positiva: il rendimento del Treasury decennale si colloca intorno al 4,15%, in calo rispetto al picco vicino al 4,8% di gennaio 2025.
“Tassi più elevati hanno favorito una crescita disomogenea e guadagni concentrati su pochi titoli tecnologici”, osserva Tognoli. La dinamica economica è stata sostenuta soprattutto dai consumatori a reddito più alto e dagli investimenti in intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi, però, si intravedono segnali di un ampliamento della partecipazione al rialzo dei mercati, con benefici che iniziano a estendersi lungo tutta la catena del valore dell’IA e, potenzialmente, all’economia nel suo complesso.
Nonostante ciò, i rischi restano
Le valutazioni azionarie sono elevate e l’equilibrio tra inflazione e mercato del lavoro appare fragile. “La cautela non implica una riorganizzazione drastica dei portafogli, ma rafforza un principio fondamentale: mantenere l’esposizione al rischio coerente con gli obiettivi di lungo periodo e garantire un’adeguata diversificazione”, conclude Tognoli.
La storia dei mercati insegna che le fasi di leadership concentrata non durano per sempre. In un contesto in cui il dibattito sull’impatto di lungo periodo dell’intelligenza artificiale è destinato a intensificarsi nel 2026, il vecchio adagio del non mettere tutte le uova nello stesso paniere torna più attuale che mai.
