Il 2027 si prospetta come un anno in cui gli investitori dovranno confrontarsi con trasformazioni strutturali sempre più profonde, tra tensioni geopolitiche, sviluppo dell’intelligenza artificiale, cambiamenti nelle politiche monetarie e nuove opportunità legate a settori destinati a beneficiare di investimenti di lungo periodo. Ma accanto ai temi ormai consolidati, come AI e banche centrali, potrebbero emergere opportunità meno scontate, dall’economia dello spazio alla gestione delle risorse idriche, fino alle trasformazioni del mercato immobiliare statunitense.
È questa la prospettiva delineata da Vincenzo Vedda, Global CIO di Deutsche Asset Management, nella quarta edizione dell’analisi dedicata ai dieci temi che potrebbero influenzare i mercati finanziari nell’anno a venire. «Non si tratta di scenari di rischio esotici, ma di ciò che riteniamo saranno i fattori più importanti nel medio periodo», sottolinea Vedda, evidenziando come geopolitica, intelligenza artificiale e politica monetaria continueranno a rappresentare i principali elementi di riferimento per le decisioni d’investimento.
Geopolitica, l’incertezza resta elevata
Il primo grande tema riguarda il nuovo equilibrio geopolitico internazionale e, soprattutto, l’imprevedibilità della politica estera statunitense. I mercati hanno ormai imparato a convivere con un contesto commerciale nel quale l’introduzione di nuovi dazi può essere annunciata con pochissimo preavviso. Tuttavia, secondo Vedda, gli sviluppi più recenti hanno introdotto un ulteriore elemento di complessità.
«L’attacco all’Iran di febbraio rappresenta una nuova dimensione», osserva il Global CIO, ricordando come le conseguenze del conflitto non si limitino alle aree direttamente coinvolte, ma si riflettano sull’intera economia mondiale attraverso l’aumento dei costi energetici. Una dinamica che alimenta le pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, mantiene più elevati i tassi d’interesse.
L’incertezza sulla strategia futura dell’amministrazione americana e sulle possibili soluzioni del conflitto continuerà quindi a condizionare i mercati. A questo si aggiunge la progressiva ridefinizione dei rapporti di forza e delle alleanze internazionali.
Per gli investitori diventa fondamentale comprendere come evolveranno le relazioni transatlantiche, quali conseguenze avranno le dipendenze strategiche europee e in che modo i mercati emergenti si orienteranno tra le grandi potenze. «Come può l’Europa, dipendente dalle risorse, diventare più autosufficiente? E verso quale grande potenza dovranno orientarsi in futuro i mercati emergenti?», si domanda Vedda.
Intelligenza artificiale, la crescita premia chi controlla i colli di bottiglia
Il secondo grande tema è rappresentato dall’intelligenza artificiale, con una spesa destinata a proseguire la propria espansione. Gli investimenti nella costruzione di nuovi data center e la crescente domanda di capacità di calcolo rappresentano i principali motori di questa tendenza, ulteriormente rafforzata dalla diffusione degli agenti AI.
La questione centrale, tuttavia, non è soltanto quanto crescerà il mercato, ma soprattutto quali aziende riusciranno a intercettare la maggior parte del valore generato da questa trasformazione.
«I beneficiari più interessanti sono le aziende posizionate sui colli di bottiglia della catena del valore dell’AI», spiega Vedda. Una categoria che comprende non soltanto i produttori di semiconduttori, ma anche le società appartenenti alla cosiddetta old economy, coinvolte nella costruzione e nell’ampliamento delle infrastrutture necessarie per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il peso crescente dei produttori di chip emerge anche dalla composizione dell’S&P 500. Tre società del settore figurano ormai tra le dieci maggiori componenti dell’indice. Inoltre, i loro flussi di cassa disponibili superano ampiamente quelli dei principali clienti, gli hyperscaler.
Un dato che evidenzia quanto il potere economico si stia concentrando lungo alcuni passaggi fondamentali della filiera tecnologica. «La fluttuazione giornaliera del valore di mercato di un singolo titolo di chip può superare l’intera capitalizzazione di mercato del settore automobilistico europeo», osserva Vedda, sottolineando le dimensioni raggiunte da questa nuova industria.
La nuova Europa tra difesa, elettrificazione e infrastrutture
Le opportunità legate all’intelligenza artificiale non devono però essere ricercate esclusivamente negli Stati Uniti o in Corea del Sud. Anche l’Europa presenta interessanti prospettive di crescita strutturale, sebbene in comparti differenti rispetto a quelli che tradizionalmente hanno caratterizzato il tessuto industriale del continente.
Vedda parla in particolare di «New Europe», identificando un insieme di aziende che beneficiano di trasformazioni di lungo periodo piuttosto che delle oscillazioni del ciclo economico.
Tra i comparti più interessanti figurano la difesa, l’elettrificazione e le infrastrutture, settori sostenuti da investimenti strutturali e da esigenze strategiche destinate a mantenersi nel tempo. Si tratta di attività che, secondo il manager, hanno già dimostrato di poter esprimere performance borsistiche paragonabili a quelle di alcuni dei principali protagonisti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
L’Europa potrebbe inoltre diventare uno dei beneficiari della prossima fase di sviluppo dell’AI, grazie alle competenze industriali e alle infrastrutture necessarie per sostenere questa trasformazione.
Le riforme europee e il ruolo dei mercati dei capitali
Un ulteriore elemento da monitorare riguarda le riforme strutturali europee. In particolare, Vedda richiama l’attenzione sulla riforma delle pensioni attualmente in discussione in Germania, che potrebbe contribuire a rafforzare e approfondire i mercati dei capitali nazionali.
Un passaggio importante per un continente che deve aumentare la propria capacità di mobilitare risorse finanziarie a sostegno degli investimenti produttivi e della competitività industriale.
La questione assume ancora maggiore rilevanza se si considera che, nonostante le prospettive di sviluppo di altre aree geografiche, gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale punto di riferimento della finanza internazionale, grazie alla profondità e alla liquidità dei loro mercati.
Fed, il cambio alla guida sarà determinante
Proprio il ruolo centrale degli Stati Uniti rende particolarmente importante l’evoluzione della politica monetaria americana. La Federal Reserve rimane infatti la banca centrale con la maggiore influenza sulle condizioni finanziarie globali e sulle valutazioni delle principali asset class.
Per questo motivo, secondo Vedda, gli investitori dovranno prestare particolare attenzione all’approccio del nuovo presidente della Fed, che entrerà in carica a maggio. Le sue scelte in materia di tassi d’interesse e la gestione del rapporto tra inflazione e crescita economica potrebbero avere conseguenze rilevanti sui mercati obbligazionari, azionari e valutari.
Il tema non riguarda soltanto il livello dei tassi, ma anche la credibilità dell’istituzione e la capacità della banca centrale di mantenere un equilibrio tra stabilità dei prezzi e sostegno all’economia.
Spazio e acqua, le opportunità meno convenzionali
Accanto ai grandi temi macroeconomici e tecnologici, Deutsche Asset Management individua anche due ambiti che potrebbero offrire opportunità di investimento inattese: lo spazio e l’acqua.
Si tratta di settori molto diversi, ma accomunati da un significativo potenziale economico di lungo periodo. L’economia spaziale può beneficiare dell’evoluzione delle tecnologie, delle nuove applicazioni commerciali e degli investimenti nelle infrastrutture satellitari. L’acqua, invece, rappresenta una risorsa strategica la cui gestione diventerà sempre più importante alla luce delle esigenze industriali, demografiche e ambientali.
Per gli investitori, questi comparti possono rappresentare una possibilità di diversificazione rispetto alle esposizioni più tradizionali, intercettando tendenze strutturali che potrebbero assumere un peso crescente nei prossimi anni.
Immobiliare statunitense, una trasformazione strutturale
Il quadro dei dieci temi si completa con il mercato immobiliare degli Stati Uniti, un settore che sta attraversando cambiamenti strutturali e che merita di essere analizzato al di là delle tradizionali dinamiche legate al ciclo economico e ai tassi d’interesse.
L’evoluzione del mercato immobiliare americano potrebbe infatti generare nuove opportunità, ma anche richiedere una maggiore selettività nella scelta delle esposizioni, considerando le differenze tra segmenti, aree geografiche e modelli di business.
Diversificazione, la regola per affrontare il 2027
Il filo conduttore dell’analisi di Vedda è la necessità di guardare oltre le tendenze più evidenti, senza sottovalutare i rischi derivanti da un contesto internazionale in continua evoluzione.
Geopolitica, AI e politica monetaria continueranno probabilmente a dominare l’attenzione degli investitori, ma le opportunità potrebbero emergere anche da settori meno convenzionali e da trasformazioni industriali che richiedono orizzonti temporali più ampi.
Il manager invita tuttavia a non confondere l’individuazione delle opportunità con la possibilità di prevedere tutti gli sviluppi futuri. «Gli investitori devono imparare ogni anno da capo che anche l’impossibile può accadere», sottolinea.
Da qui la conclusione, che rappresenta anche la principale indicazione operativa per affrontare il 2027: «Un’ampia diversificazione degli asset è il modo più efficace per proteggersi da gravi perdite derivanti dalle incertezze del futuro».
