Investimenti, settore difesa: ecco i nuovi campioni secondo ARK Invest

Per decenni, investire nel settore della difesa significava seguire schemi consolidati: puntare sui contractor storici, replicare gli indici aerospaziali e dare per scontato che le tensioni geopolitiche assicurassero rendimenti stabili. Oggi, però, quel modello sta rapidamente cambiando.

Secondo Rahul Bhushan, Global Head of Investment Products di ARK Invest Europe, “oggi la difesa non è più definita dalla scala, dai lunghi cicli di procurement o da dottrine da Guerra Fredda. A ridisegnare lo scenario c’è una rivoluzione tecnologica in cui la superiorità è determinata dalla velocità dell’innovazione, dalla capacità di adattamento e dall’integrazione di tecnologie emergenti, come IA, sistemi autonomi e infrastrutture spaziali”.

Questa trasformazione mette sotto pressione i produttori tradizionali di sistemi difensivi, storicamente focalizzati su soluzioni complesse e costose con lunghi tempi di sviluppo. “Paesi come la Cina stanno producendo armamenti a basso costo e ad alta velocità, utilizzando la produzione di massa per mettere in difficoltà asset occidentali molto più costosi. Droni economici e non sempre perfettamente funzionanti possono abbattere velivoli da milioni di dollari, creando un enorme squilibrio nei costi”, spiega Bhushan.

Di fronte a questa sfida, le aziende occidentali stanno accelerando la produzione, riducendo i costi e ripensando il modo in cui progettano e implementano nuove tecnologie. “Le strategie passive e i benchmark tradizionali restano fortemente sbilanciati verso gli incumbent, ossia società la cui posizione dominante è stata costruita in un’epoca pre-digitale e incentrata sull’hardware. Pur mantenendo un certo ruolo nel settore, queste realtà sono sempre più sfidate da innovatori agili, che stanno sviluppando i sistemi e le piattaforme destinati a definire il futuro della guerra e della sicurezza”, aggiunge Bhushan.

Anche gli strumenti finanziari tradizionali mostrano limiti. Molti ETF focalizzati sulla difesa, secondo Bhushan, “limitano gli investitori con bias geografici o scelte tematiche troppo ristrette, trascurando la natura globale e cross-settoriale delle applicazioni difensive moderne. La convergenza tra i progressi dell’economia spaziale e le applicazioni militari, l’ascesa delle tecnologie dual-use e la crescente importanza di software, dati e automazione vengono spesso ignorate. Ma essere esposti ai giganti del passato non equivale a essere posizionati per la difesa del futuro, che sarà plasmata dall’innovazione”.

In questo contesto, ARK Invest Europe individua aziende emergenti che rappresentano la nuova frontiera della difesa. Tra queste, Kratos Defence & Security Solutions con sistemi autonomi e droni tattici, AeroVironment nelle piattaforme aeree a pilotaggio remoto, Rocket Lab per l’accesso a basso costo allo spazio e Palantir Technologies nell’uso dell’IA per la comprensione in tempo reale dello scenario operativo.

Secondo Bhushan, “accanto a questi innovatori di nuova generazione, ha senso includere anche contractor consolidati e ben posizionati come Airbus e Thales, che stanno adattando le loro capacità a una nuova era di difesa abilitata dallo spazio e guidata dal software. Ma in un contesto in cui il cambiamento tecnologico sta ridefinendo il modo in cui le nazioni proiettano potenza, proteggono gli asset e operano a terra e in cielo, gli investitori devono chiedersi se le loro allocazioni riflettono davvero la direzione dei budget per la difesa, delle innovazioni tecnologiche e delle priorità strategiche”.

In sintesi, per il settore difensivo, la sopravvivenza non è più garantita dai retaggi del passato: si conquista attraverso l’innovazione.