Dal fai-da-te alla disciplina: la nuova sfida degli investitori digitali italiani. La ricerca di Vanguard

Cresce il numero di italiani che gestiscono i propri risparmi in autonomia attraverso le piattaforme digitali, ma la strada verso una vera disciplina finanziaria resta ancora lunga. È quanto emerge dal Digital Investor Study di Vanguard, ricerca condotta su un campione di 2.014 investitori fai-da-te italiani, presentata oggi. Il dato più evidente è il divario tra la percezione delle proprie capacità e l’effettiva applicazione di una strategia strutturata: se il 63% degli intervistati ritiene di possedere conoscenze adeguate sui prodotti di investimento, solo il 33,6% dispone di un’asset allocation strategica di lungo periodo chiaramente definita.

La pianificazione resta la sfida principale

Nonostante la quasi totalità del campione (84%) dichiari di avere un obiettivo specifico e il 66% indichi un orizzonte temporale superiore ai cinque anni, la messa in pratica di questi propositi appare fragile. La diversificazione è un principio ampiamente condiviso (79%), ma solo un investitore su tre ha formalizzato una strategia. Quasi la metà del campione (49%) ammette di avere solo un’idea generale della propria allocazione. Come spiega Fabrizio Zumbo, senior specialist del Client Research Centre di Vanguard, “la crescita degli investimenti fai-da-te rappresenta un’evoluzione importante nell’accesso ai mercati finanziari, ma la vera sfida è aiutare gli investitori a trasformare le proprie conoscenze e intenzioni in comportamenti coerenti con gli obiettivi di lungo periodo”.

Il comportamento tradito dalle emozioni

La ricerca mette in luce come le decisioni siano spesso guidate dal breve termine. Il 43% degli intervistati acquista nuovi prodotti almeno una volta a trimestre, mentre il 65% vende strumenti finanziari una o due volte l’anno. A muovere queste scelte sono i risultati recenti: il 32,1% indica una performance elevata come motivo principale per comprare, mentre il 22,9% cita rendimenti inferiori alle attese come ragione per vendere. È in questo contesto che assume rilevanza il behavioural coaching, ovvero il supporto volto a gestire le reazioni emotive. “La ricerca mostra che gli investitori sono sempre più attenti ai costi e alla diversificazione, ma spesso faticano a mantenere una strategia disciplinata, soprattutto nelle fasi di volatilità. Ed è qui che il behavioural coaching può fare la differenza, aiutando a riconoscere le reazioni emotive e a evitare decisioni dettate dalle oscillazioni di breve periodo”, sottolinea Zumbo. Gli investitori sembrano accogliere queste soluzioni: il 63% vorrebbe comprendere meglio l’impatto negativo delle decisioni emotive e il 70% apprezzerebbe notifiche automatiche durante i momenti di turbolenza dei mercati.

Etf e interesse per i Pac

Sul fronte degli strumenti, gli ETF si confermano protagonisti assoluti: il 49,7% li indica come tipologia di investimento maggiormente utilizzata, davanti alle azioni (35,9%) e ai fondi attivi (20,6%). La tendenza è destinata a crescere: il 38,3% prevede di aumentarne l’utilizzo nei prossimi 12-24 mesi e il 48% vuole trasferire somme dalle strategie attive verso ETF o fondi indicizzati. Particolarmente significativo è l’interesse per i piani di accumulo (PAC): il 69% degli intervistati è interessato ad avviarne uno in ETF nei prossimi due anni, percentuale che sale al 72,7% tra i Millennial. Tuttavia, la conoscenza di questi strumenti resta superficiale: solo il 19,4% dichiara di conoscerli bene. “Il 66% afferma che investirebbe maggiormente in ETF se potesse contare su una migliore educazione finanziaria o su indicazioni più approfondite”, si legge nel rapporto.

Le piattaforme digitali e il bisogno di “accompagnamento”

Le piattaforme digitali sono ormai un punto di riferimento per l’82,7% degli intervistati, che ne apprezza la disponibilità di prodotti e la semplicità d’uso. Tuttavia, le aspettative vanno oltre la semplice esecuzione di ordini. Il 69% vorrebbe contenuti formativi più semplici, il 68% un maggiore accesso a dati e ricerche di terze parti e il 59% investirebbe somme maggiori se la piattaforma mettesse a disposizione più materiali educativi. Emerge anche un bisogno di relazioni umane: il 52% ritiene che confrontarsi con un consulente finanziario, anche solo una o due volte l’anno, aumenterebbe la propria soddisfazione, mentre il 58% si dichiara disposto a fidarsi di strumenti basati sull’intelligenza artificiale per ricevere orientamento. Per Zumbo, “per le piattaforme digitali si apre quindi l’opportunità di andare oltre il semplice accesso ai mercati, integrando educazione finanziaria, strumenti di supporto comportamentale e, quando necessario, competenze umane”.