Cathie Wood (ARK Invest): “All’orizzonte un nuovo super ciclo: più crescita, meno inflazione e tassi più alti”

La rivoluzione tecnologica potrebbe essere molto più potente della rivoluzione industriale e determinare una trasformazione profonda degli equilibri tra crescita economica, inflazione e tassi di interesse. È questa la tesi centrale di Cathie Wood, fondatrice, CEO e CIO di ARK Invest, secondo cui l’economia statunitense potrebbe entrare in una fase caratterizzata contemporaneamente da maggiore crescita reale, forte aumento della produttività, inflazione in deciso rallentamento e tassi di interesse più elevati.

«Lavorando da oltre 40 anni nel settore dei servizi finanziari, una delle cose che mi colpisce di più è come la maggior parte dei trend dell’economia USA sia un ritorno al futuro, tranne i tassi di interesse», osserva Wood. Secondo la fondatrice di ARK Invest, il lungo declino dei tassi iniziato nei primi anni Ottanta e proseguito fino alla fase pandemica rappresenterebbe infatti un’anomalia rispetto alla storia economica di più lungo periodo. «Il declino secolare dei tassi di interesse è iniziato dal 15-20% dei primi anni Ottanta e si è concluso allo 0,5-2% durante il crollo legato al COVID nel 2020».

La tesi di fondo di ARK Invest è che l’attuale rivoluzione tecnologica stia modificando contemporaneamente il potenziale di crescita dell’economia e la dinamica dei prezzi. «La rivoluzione tecnologica potrebbe spingere al rialzo la crescita del PIL reale e i tassi di interesse, mentre l’inflazione scende e la curva dei rendimenti si inverte», sostiene Wood, sottolineando come una simile combinazione di fattori non si osservasse dai tempi della tivoluzione industriale.

Tassi più alti, ma non necessariamente inflazione più alta

Per Wood, il punto fondamentale è distinguere tra tassi di interesse e inflazione. Un’economia capace di produrre una crescita reale molto più elevata può infatti sostenere tassi nominali più alti anche in presenza di una dinamica dei prezzi contenuta.

«I tassi di interesse a lungo termine si collocano oggi nella fascia bassa dell’intervallo in vigore dai primi anni del 1800, attraverso la rivoluzione industriale, fino alla grande depressione degli anni Trenta», spiega Wood. La ricerca di ARK Invest suggerisce che la rivoluzione tecnologica in corso potrebbe avere un impatto sull’economia globale persino superiore a quello della Rivoluzione Industriale e, proprio per questo, i tassi potrebbero stabilizzarsi su livelli mediamente più elevati rispetto al passato.

La previsione di ARK Invest si articola in quattro punti. «L’inflazione è sul punto di crollare», afferma Wood, mentre «la crescita del PIL reale è destinata con ogni probabilità ad accelerare significativamente». Allo stesso tempo, secondo la sua analisi, la curva dei rendimenti potrebbe tornare a invertirsi senza provocare necessariamente una recessione e i tassi a breve potrebbero aumentare seguendo la crescita del PIL nominale.

L’inflazione potrebbe sorprendere al ribasso

Uno dei passaggi più rilevanti della tesi riguarda proprio l’inflazione. Wood ritiene che l’attuale shock energetico possa avere un effetto temporaneo e che, una volta attenuate le tensioni geopolitiche e i rincari petroliferi, la dinamica dei prezzi possa sorprendere al ribasso.

«A nostro avviso, se e quando l’attuale ondata di rincari petroliferi legati alla guerra si attenuerà, la probabilità più elevata è che l’inflazione sorprenda al ribasso rispetto alle attese, forse molto più in basso», sostiene la fondatrice di ARK Invest. Alla base di questa previsione vi sarebbero la disciplina monetaria, un possibile calo significativo del prezzo del petrolio e soprattutto le pressioni deflazionistiche prodotte dalla rivoluzione tecnologica.

Wood richiama inoltre le differenze tra le statistiche ufficiali sull’inflazione e alcune misure private in tempo reale. Secondo i dati citati da ARK Invest, Truflation avrebbe registrato una forte decelerazione dell’inflazione rispetto ai picchi successivi alla pandemia. «Secondo Truflation, l’inflazione headline e core PCE è decelerata da circa il 9,5% e il 7,1% dei rispettivi picchi post-COVID al 2,5% e al 2,1%», afferma Wood.

Oro e dollaro, la lettura di ARK Invest

La stessa dinamica potrebbe riflettersi sui mercati valutari e sull’oro. Wood osserva che il metallo prezioso ha raggiunto un massimo storico intraday di 5.595 dollari l’oncia il 29 gennaio 2026 e ipotizza che nei prossimi due anni il prezzo possa diminuire, qualora crescita della produttività, deregolamentazione e politiche fiscali favorevoli alle imprese rafforzassero i rendimenti sul capitale negli Stati Uniti.

«Non ci sorprenderebbe vedere il prezzo dell’oro scendere, man mano che tagli fiscali, deregolamentazione e rivoluzione tecnologica sospingono sia la crescita della produttività sia i rendimenti sul capitale investito negli Stati Uniti rispetto a quelli del resto del mondo», afferma.

Anche sul dollaro Wood propone una lettura diversa da quella prevalente. «Contrariamente alla narrazione corrente, il dollaro non è stato debole rispetto alle valute dei nostri partner commerciali», sostiene, ricordando l’apprezzamento registrato dal Dollar Index rispetto ai principali partner commerciali degli Stati Uniti.

La previsione di ARK Invest è quindi di un possibile ulteriore rafforzamento del biglietto verde. «Non riteniamo che lo sarà», afferma Wood riferendosi alla possibilità che il dollaro rimanga debole, aggiungendo che «non ci sorprenderebbe vedere un apprezzamento significativo nei prossimi anni».

Il petrolio verso una nuova fase di forte calo?

Un altro elemento centrale dello scenario riguarda il petrolio. Secondo Wood, gli attuali prezzi energetici starebbero mascherando una più ampia dinamica deflazionistica. «A nostro avviso, i prezzi del petrolio sono sulla soglia di un calo significativo», afferma, citando sia l’evoluzione dell’offerta globale sia la distruzione della domanda provocata dall’impennata dei prezzi.

La fondatrice di ARK Invest guarda in particolare alla capacità inutilizzata di alcuni grandi produttori e alle possibili conseguenze della riapertura dello Stretto di Hormuz. Il precedente storico del 1986, quando l’aumento della produzione saudita contribuì a un crollo del prezzo del petrolio, viene indicato come possibile termine di paragone. «Nei prossimi anni, non ci sorprenderebbe vedere il prezzo del petrolio ripiegare verso circa 30-35 dollari al barile», sostiene Wood.

A rendere strutturale la pressione al ribasso sui consumi di petrolio sarebbe inoltre la trasformazione del settore dei trasporti. «I trasporti — che rappresentano circa il 57% della domanda petrolifera globale — potrebbero essere in transizione verso la rete elettrica», osserva Wood, collegando questa trasformazione alla diffusione di veicoli elettrici, robotaxi, camion autonomi, droni e taxi volanti.

La deflazione tecnologica

È però soprattutto la tecnologia, secondo ARK Invest, a rappresentare il principale motore della nuova fase deflazionistica. «La deflazione può essere una buona notizia», sottolinea Wood, perché la riduzione dei costi energetici e tecnologici può aumentare il potere d’acquisto dei consumatori e contemporaneamente migliorare i margini delle imprese.

ARK Invest individua poi cinque grandi piattaforme di innovazione: intelligenza artificiale, robotica, accumulo di energia, tecnologia blockchain e sequenziamento multiomico. Queste piattaforme comprendono 15 tecnologie che, secondo la ricerca della società, sarebbero ormai sufficientemente mature per produrre effetti significativi sulla crescita economica e sull’inflazione.

Il caso dell’intelligenza artificiale è particolarmente significativo. Wood evidenzia il crollo dei costi dell’inferenza AI e la contemporanea esplosione della domanda di capacità di calcolo. «Il costo dell’inferenza AI che consente a ChatGPT, Claude, Gemini e Grok di portare a termine i compiti sta calando di oltre il 99% l’anno», sostiene. Parallelamente, il costo del sequenziamento di un genoma umano è passato da 2,7 miliardi di dollari nel 2003 a meno di 100 dollari.

Per Wood, questi numeri sono difficilmente compatibili con l’idea di una semplice bolla speculativa. «Difficile vedere hype sull’AI in questi numeri», afferma, citando anche la crescita dei ricavi dei fornitori di modelli di frontiera.

Una crescita del PIL reale superiore al 7%

Il passaggio più radicale dello scenario elaborato da ARK Invest riguarda però la crescita economica. Wood ritiene che l’attuale rivoluzione tecnologica possa portare la crescita reale ben oltre il 3% che ha caratterizzato mediamente l’economia globale dall’epoca della Rivoluzione Industriale.

«La crescita del PIL reale è destinata con ogni probabilità ad accelerare ben oltre il 3%», sostiene Wood, fino ad arrivare «verso il 7%+». Nello stesso scenario, l’inflazione potrebbe scendere sotto il 2%, mentre i tassi a breve potrebbero arrivare al 6-8% e quelli a lungo avvicinarsi al 5-6%.

Il presupposto è un’accelerazione senza precedenti della produttività. «La produttività trainata dalla tecnologia sarà con ogni probabilità il motore primo dietro una crescita del PIL reale del 7%+», afferma Wood. ARK non esclude guadagni di produttività sostenibili nell’ordine del 5-6% nei prossimi cinque-dieci anni.

La curva dei rendimenti potrebbe quindi assumere un comportamento molto diverso rispetto a quello osservato negli ultimi decenni. Secondo Wood, un’inversione non dovrebbe essere automaticamente interpretata come un segnale recessivo, perché i tassi a breve potrebbero essere sostenuti dalla maggiore crescita nominale mentre quelli a lungo termine rifletterebbero la caduta dell’inflazione.

Il rischio per il debito

Questo scenario non elimina tuttavia i rischi. Anzi, secondo ARK, una forte accelerazione della trasformazione tecnologica potrebbe provocare difficoltà proprio per le imprese legate al vecchio modello economico.

«Bancarotte diffuse potrebbero porre seri rischi di controparte in tutto il sistema», avverte Wood, indicando oro e Bitcoin come possibili forme di protezione rispetto a questi rischi.

Particolare attenzione viene riservata al private equity e al private credit, soprattutto per la presenza di debito a tasso variabile. «Circa 16.000 miliardi di dollari di private equity e private credit potrebbero cadere vittima di questa disruption», sostiene Wood, sottolineando come il debito legato al vecchio ordine economico possa diventare vulnerabile in presenza di una trasformazione tecnologica molto rapida.

Anche il debito pubblico statunitense rappresenta un elemento di rischio. ARK stima il debito federale a circa 40.000 miliardi di dollari, quasi il 125% del PIL. Un aumento di 200 punti base dei tassi a breve, secondo i calcoli riportati da Wood, potrebbe incrementare il costo del servizio del debito federale di circa 800 miliardi di dollari.

Azioni più interessanti del reddito fisso?

Le implicazioni per gli investitori sono quindi profonde. Se lo scenario di ARK Invest si materializzasse, la tradizionale combinazione tra azioni e obbligazioni potrebbe essere messa in discussione.

«La ricerca di ARK Invest sull’innovazione abilitata dalla tecnologia sta informando la nostra previsione macroeconomica: una significativa accelerazione dei tassi di crescita della produttività e del PIL reale, un’inflazione molto più bassa del previsto — se non deflazione — e tassi di interesse più elevati, ma curve dei rendimenti invertite», sintetizza Wood.

La conseguenza, nella prospettiva della fondatrice di ARK Invest, sarebbe una maggiore attenzione verso l’azionario rispetto al reddito fisso. «Se corretta, questa prospettiva dovrebbe essere più favorevole all’azionario che al reddito fisso», afferma Wood, indicando anche la possibilità di una revisione della tradizionale allocazione 60% azioni e 40% obbligazioni e citando Bitcoin come ulteriore componente potenzialmente rilevante.

La conclusione di Cathie Wood è netta e riassume l’intera impostazione della ricerca di ARK Invesr: «Mettetevi dalla parte giusta del cambiamento e cavalcate questo super ciclo dell’innovazione!».