Bond sotto la lente: Btp, carry e opportunità asimmetriche nel 2026

L’orizzonte per i bond nel 2026 si delinea in un panorama complesso e frammentato. Secondo Daniele Bivona, portfolio manager dei fondi AcomeA Performance e AcomeA Global Bond di AcomeA SGR, ci troviamo di fronte a una “K-shaped economy” destinata a influenzare le politiche e i mercati. «Una parte ristretta dell’economia globale continua a performare», spiega Bivona, «mentre la gamba bassa – famiglie, aziende e paesi più deboli – richiede un supporto permanente che i policy maker mantengono attraverso politiche fiscali e monetarie eccezionalmente espansive».

L’anno appena trascorso ha funto da cartina al tornasole. «Il 2025 ha reso evidente questa dinamica: prima il Liberation Day, quando il mercato ha messo in dubbio la sostenibilità di tariffe aggressive, tagli fiscali finanziati da entrate doganali e rottura dell’ortodossia americana; poi l’illusione di un’economia immacolata, alimentata da una crescita USA resiliente, un’inflazione meno reattiva del previsto e un record di tagli delle banche centrali pari solo al 2008 e al 2020».

Il risultato, osserva il manager, è stato un mix esplosivo che ha spinto i rischi asset ai massimi ma ha anche acuito le distorsioni, specialmente in Europa, creando un sistema instabile. «Questo sistema di stimoli è un regime difficile da smontare, soprattutto alla vigilia delle elezioni midterm americane», afferma Bivona, «ma che amplia le vulnerabilità sistemiche – dal private debt alla parte più fragile del credito – e lascia i mercati esposti a code più larghe sia in positivo sia in negativo».

Europa: la rivincita della duration “core”

In questo contesto, la duration torna a essere uno strumento chiave, ma solo dove il prezzo riflette un reale valore. «Non negli Stati Uniti, dove il rischio di un nuovo rialzo dei term premia rimane elevato», precisa subito Bivona. «Abbiamo già preso profitto sul long end dei TIPS e dei Treasury: oggi il miglior rapporto rischio/rendimento si trova nel Regno Unito e soprattutto nei titoli a lungo e ultralungo termine europei».

Il Vecchio Continente offre infatti opportunità nate da una palese dislocazione. «È proprio questa incoerenza a creare valore sulla duration core», sottolinea il portfolio manager, «dove i titoli lunghi e ultra-lunghi – Austria, Germania, Francia e UK – hanno perso il 60–70% del prezzo nell’ultimo quinquennio. Oggi scambiano su livelli storicamente depressi, con valutazioni che offrono carry, convessità e un profilo asimmetrico unico nel reddito fisso».

Italia: il dualismo tra fondamentali e flussi

Per l’Italia, Bivona evidenzia un caso peculiare. «Da un lato il Btp resta ordinato, sostenuto da domanda domestica stabile e da un riposizionamento dei flussi straordinario; dall’altro le valutazioni sono tirate», analizza. «Uno spread Btp–Bund intorno ai 70 bps è poco giustificato dai fondamentali – crescita potenziale debole, margini fiscali limitati, rischio geopolitico non trascurabile – e difficilmente può comprimersi molto di più sulla base del merito creditizio». Tuttavia, la forza dei flussi potrebbe essere decisiva: «Sono i flussi a dominare la price action: il riequilibrio in atto nei portafogli dei grossi investitori istituzionali e la supply possono spingere il differenziale anche verso area 50 nel 2026».

Credito: cercare valore nelle nicchie

Sul credito, l’approccio è di estrema selettività. «L’esposizione semplice / beta sul mercato europeo rimane da evitare, con spread vicini ai minimi del decennio e un premio per il rischio ormai quasi del tutto eroso», avverte Bivona. Il valore, in questo universo, si nasconde in aree precise. «È questo miglioramento patrimoniale, non ancora correttamente riflesso nei prezzi, che crea la principale dislocazione: una parte dei subordinati, dagli AT1 ai T2 fino ai senior di lunga scadenza, continua a offrire rendimenti intorno al 6% pur essendo emessi da banche sistemiche con bilanci visibilmente rafforzati». Interessanti anche le convertibili, mentre gli ibridi corporate sembrano aver già corso troppo.

Emergenti: il debito locale brilla ancora

Nei mercati emergenti, la strategia è chiara. «Nei mercati emergenti il valore nel 2026 resta concentrato sul debito locale», dichiara Bivona, «dove i rendimenti reali continuano a muoversi su livelli che il mondo sviluppato non è più in grado di offrire». Brasile, Messico e Colombia, con tassi reali tra il 6 e il 10%, sono tra i favoriti. Sull’hard currency, invece, la selezione si stringe su Paesi con fondamentali in miglioramento, come Egitto, Romania e Colombia.

Performance 2026: tattica e manovra

La conclusione di Daniele Bivona delinea una gestione attiva e dinamica per l’anno a venire. «Nel 2026 la performance nei mercati obbligazionari sarà guidata dalla gestione tattica, non dal semplice carry. Continueremo a concentrarci su storie idiosincratiche con upside ancora vicino alla doppia cifra, preservando al tempo stesso liquidità e capacità di manovra». Elemento cruciale saranno le strategie di copertura: «Le strategie di macro-hedging restano centrali: proteggono il portafoglio nei momenti di stress e ci consentono di intervenire nelle fasi di correzione con prezzi più favorevoli, massimizzando il potenziale di rendimento complessivo per i nostri investitori».