Nonostante il quadro macro appaia ostile, con rendimenti obbligazionari in forte rialzo, banche centrali in modalità restrittiva e il petrolio sopra i 100 dollari, gli analisti di Barclays invitano a non fuggire dai mercati.
Secondo Barclays le tre forze che contano di più per i rendimenti degli asset, ossia gli utili societari americani, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale e il consumatore statunitense, non solo sono intatte, ma in alcuni casi sono più forti di tre mesi fa. Da qui la scelta di restare investiti, selettivamente e con gli occhi aperti.
La crescita degli utili e il ciclo dell’intelligenza artificiale
Il report sottolinea come la crescita degli utili del 30% nell’ultimo trimestre, su una crescita dei ricavi a doppia cifra, non sia il tipo di scenario che premia chi si nasconde in liquidità. Gli analisti di Barclays spiegano che il boom dell’IA si sta trasformando in un ciclo di investimenti più ampio, con effetti che si estendono a generazione e trasmissione di energia, infrastrutture e finanziamenti. Le previsioni citate indicano che la spesa in conto capitale dei principali hyperscaler salirà a oltre 1.100 miliardi di dollari nel 2027 e a quasi 1.500 miliardi nel 2028. Di conseguenza, anche un rallentamento della crescita anno su anno lascerebbe la spesa nominale materialmente più alta, anche rispetto a una base già elevata.
La dispersione nel complesso dell’IA
Nonostante l’ottimismo, gli analisti di Barclays avvertono che una maggiore attenzione alla disciplina del capitale, alla disponibilità di energia e alla monetizzazione finale dovrebbe produrre più dispersione all’interno del complesso dell’IA. La raccomandazione è di mantenere esposizione diretta al ciclo dei semiconduttori e del calcolo, aggiungendo industriali, energia e infrastrutture elettriche. Questi settori, si legge, forniscono esposizione alla costruzione fisica e al finanziamento del boom del capitale, riducendo la dipendenza dall’espansione dei multipli dei più grandi titoli tecnologici.
Curve dei rendimenti e aspettative di tightening
Un altro tema centrale del report è la dinamica delle curve dei rendimenti. Secondo gli analisti di Barclays, l’appiattimento delle curve è stato un tema dominante in molti mercati sviluppati quest’anno, ma non è più chiaro che le curve debbano continuare ad appiattirsi. Gli analisti di Barclays osservano che il pricing dei tassi policy in Stati Uniti, Europa e Regno Unito incorpora già un sostanziale ulteriore irrigidimento, mentre le scadenze più lunghe restano esposte a tassi di equilibrio più alti e a dinamiche di domanda e offerta meno favorevoli. Da qui la preferenza per steepener sulle curve, con raccomandazioni come il 1y forward US 2s10s SOFR steepener e lo JPY 2s10s swap steepener.
Il rischio di scenari estremi sui tassi
Il report analizza anche il pricing degli scenari di tightening, definendolo estremo nelle code, ma non nel baseline. Negli Stati Uniti, il mercato prezza quasi il 20 per cento di probabilità che il tasso sui fed funds salga di 140 punti base sopra il livello attuale, portandolo sopra i massimi del 2023. In Europa, scenari simili implicano tassi policy sopra il 4,37 per cento in euro e il 5,80 per cento in sterline. Gli analisti di Barclays ritengono che questi esiti richiederebbero più di una crescita resiliente e che non siano probabili quanto il mercato sta prezzando. La loro preferenza va a strutture come la raccomandazione USD 6m1y ratio payer spread, che mantiene esposizione a un ulteriore tightening ma sfuma gli scenari estremi.
Inflazione: attenzione all’energia, ma non al medio termine
Sul fronte dell’inflazione, gli analisti di Barclays mantengono una posizione articolata. Il rischio di inflazione a breve termine resta elevato, si legge, con prezzi dell’energia alti e disinflazione in stallo in gran parte del mondo sviluppato. Tuttavia, gli analisti di Barclays ritengono che il mercato possa estrapolare eccessivamente l’effetto immediato dei prezzi energetici sull’inflazione headline nel medio termine. Viene citato il dato secondo cui ad agosto il 53 per cento delle componenti del CPI cresceva a più del 3 per cento anno su anno, rispetto all’83 per cento al picco dell’inflazione. La raccomandazione è di sfumare le breakeven a medio termine, coprendosi contro gli spillover energetici, mantenendo una posizione short sulle breakeven USA a 5 anni, coperta sull’energia.
Credito: carry, ma con selettività
Il credito resta un asset di carry, ma la chiave è l’IA e l’esposizione deve essere selettiva. Gli analisti di Barclays spiegano che i fondamentali del credito restano sani e che rendimenti all in più alti dovrebbero sostenere la domanda. Tuttavia, la difficoltà è la valutazione, con la compensazione tra BBB e A vicina ai livelli più compressi dalla crisi finanziaria globale. L’emissione legata all’IA è il fattore oscillante per gli spread. In particolare, la carta degli hyperscaler a lunga scadenza tratta vicino agli spread BB su fondamentali AA/A. La preferenza va a ibridi corporate rispetto a debito BB generico, prestiti single B non software rispetto a obbligazioni high yield, e obbligazioni secured rispetto a unsecured.
Energia: abilitatore e vincolo del ciclo
L’energia è descritta come un abilitatore del ciclo di investimenti e un importante vincolo. Il report prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà di 1,1 milioni di barili al giorno all’anno tra il 2027 e il 2030, raggiungendo 110,6 milioni di barili al giorno nel 2030. Allo stesso tempo, la capacità produttiva sta diventando più difficile da sostituire, con il rapporto riserve produzione degli Stati Uniti sceso a 9,5 anni nel 2024, da 11 anni nel 2022 e 14 anni nel 2012. Gli analisti di Barclays ritengono che il mercato stia sottovalutando il rischio di rialzo del petrolio, specialmente nelle call.
Valute: inflazione buona contro inflazione cattiva
Sul fronte valutario, il report distingue tra storie di inflazione buona e cattiva. Secondo gli analisti di Barclays, il dollaro australiano sembra economico, con l’attività australiana resiliente, la RBA con spazio per validare il tightening prezzato dal mercato e benefici dalle materie prime e dalla domanda infrastrutturale legata ai cicli dell’IA e dell’energia. Il peso messicano è descritto come uno dei beneficiari più sottovalutati dell’IA. Al contrario, il dollaro neozelandese ha un output gap negativo e momentum domestico più debole. Per lo yen, a meno che la BoJ non validi il percorso prezzato dal mercato, la normalizzazione da sola non è probabile che consegni un rally duraturo. L’euro, infine, dovrebbe essere influenzato da aspettative elevate sulla BCE e dal rischio delle prossime elezioni francesi.
Azioni: diversificare oltre la tecnologia
Nella sezione dedicata alle azioni, gli analisti di Barclays sottolineano che il trade dell’IA sta entrando in una fase più matura, con maggiore dispersione tra vincitori e perdenti. La raccomandazione è che la diversificazione oltre la tecnologia resta saggia. Per l’Europa, ci si aspetta un autunno ricco di catalizzatori, con stagionalità di settembre notoriamente negativa. Tuttavia, i pilastri chiave a supporto delle azioni restano saldamente in piedi, con attività economica globale resiliente, supporto fiscale significativo e ancore sugli utili. Per gli Stati Uniti, gli analisti di Barclays hanno alzato la stima di EPS per l’S&P 500 nel 2026 a 365 dollari da 337 e il target di prezzo a 7950 da 7800.
Obbligazioni: non ancora convenienti
Sul fronte obbligazionario, il report afferma che le obbligazioni non sono ancora convenienti e i catalizzatori per un rally significativo restano assenti. In Europa, i rendimenti a breve termine in euro sono saliti bruscamente, in tandem con i movimenti dei prezzi energetici, con il mercato che prezza un tasso terminale del 3,25 per cento, rispetto al caso base degli economisti del 2,75 per cento. Negli Stati Uniti, il movimento anno su anno dei rendimenti a 10 anni verso il 5 per cento riflette una rivalutazione del percorso atteso della politica della Fed. La raccomandazione è di steepener sulla curva SOFR 1yf 2s10s.
Materie prime e inflazione: rischi asimmetrici
Per le materie prime, gli analisti di Barclays avvertono che i prezzi del petrolio potrebbero salire di un altro 50 per cento dai livelli attuali prima che i mercati raggiungano un equilibrio organico, se la situazione attuale persiste.
Credito e mercati emergenti: selettività prima di tutto
Nel credito, gli analisti di Barclays si aspettano che gli spread restino in un range vicino ai minimi, con domanda guidata dal rendimento forte e fondamentali solidi. Tuttavia, a 75 punti base nell’IG e 267 nell’HY, c’è poco cuscinetto. In Europa, ci si aspetta una modesta deriva al rialzo degli spread. Per i mercati emergenti, le tendenze fondamentali positive e il carry offerto continuano a motivare una serie di overweight nei sovrani high yield, tra cui Pakistan, Sri Lanka, Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio. Le raccomandazioni sulle valute emergenti privilegiano il Messico, mentre CEE e ZAR potrebbero rivelarsi più vulnerabili.
Selettivi, non direzionali
In sintesi, il messaggio degli analisti di Barclays è chiaro: il bilanciamento delle evidenze argomenta a favore di appoggiarsi al ciclo piuttosto che allontanarsene, ma attraverso una serie di temi ancorati alle forze macro specifiche che abbiamo identificato, piuttosto che a una postura generica di risk on. Gli analisti di Barclays concludono che la selettività conta più del solito, in un mondo dove le giuste tematiche di investimento non riguardano la diversificazione geografica fine a se stessa, ma l’identificazione dei luoghi specifici, ossia settori, geografie, parti della struttura del capitale, dove i driver sottostanti di utili e crescita sono più forti e dove il mercato non li ha ancora pienamente prezzati.
