Un anno, 2025, di ribaltamenti e record storici. Mentre i mercati si avviano verso la fine del primo trimestre del nuovo anno, l’analisi dei movimenti passati e delle condizioni di partenza fornisce una mappa per orientarsi nel 2026. L’equity strategist Wolf von Rotberg di J. Safra Sarasin traccia un bilancio e delinea gli scenari possibili.
Il ribaltamento del 2025: dall’incubo europeo al trionfo tech
Il quadro dell’anno passato è stato segnato da una volatilità estrema e da un sorprendente cambio di leadership. “Il 2025 è stato un anno straordinario. Con le aspettative di una sovraperformance degli Stati Uniti rapidamente deluse dopo le elezioni del novembre 2024, i titoli azionari europei sono stati in testa all’inizio dell’anno”, ricorda von Rotberg. L’Europa guadagnò circa il 10% nel primo trimestre, mentre i mercati USA vacillavano sotto il peso dei timori per la concorrenza cinese nell’IA e per le politiche commerciali.
“Tali timori sono stati ulteriormente accentuati dai rischi di decoupling degli Stati Uniti e dalle più ampie preoccupazioni relative alla fine dell’eccezionalismo statunitense”, sottolinea l’esperto, in riferimento ai dazi reciproci annunciati dall’amministrazione Trump ad aprile. In quel momento, le Magnifiche 7 avevano perso circa il 25% e l’S&P 500 era sceso del 20%. “Come oggi sappiamo, questo momento di massima paura e incertezza sarebbe stato il momento ideale per acquistare sul mercato, in particolare i Magnifici 7”.
Fu proprio il nucleo tech a trainare una delle riprese più vigorose della storia recente: +66% dai minimi del 2025. Nonostante ciò, il mercato USA nel suo complesso (+37% da aprile) è rimasto indietro rispetto ai mercati emergenti (MSCI EM +42%), mentre l’Europa, dopo il brillante inizio, ha segnato un più modesto +26%.
Un rally storico e il dilemma della valutazione
L’effetto combinato di questi movimenti ha prodotto un’impennata senza precedenti. “Nel complesso, questi movimenti regionali hanno portato l’indice globale al più forte rialzo semestrale degli ultimi 20 anni, se si ignorano le riprese post-recessione del 2020 e del 2009”, osserva von Rotberg. La spinta è arrivata da “rischi politici in rapida dissoluzione, un dollaro statunitense più debole e un’euforia sempre crescente intorno all’intelligenza artificiale”.
Il risultato? Valutazioni ai massimi dalla bolla delle dot-com. “Raramente c’è stato un anno in cui i timori di recessione sono stati sostituiti così rapidamente dai timori di una bolla come nel 2025, ma questa è la situazione attuale, che segna il nostro punto di partenza per le previsioni del 2026”.
Le tre vie per un 2026 da record
Partendo da questi livelli, replicare i rendimenti del 2025 sarà arduo. “Affinché ciò avvenga, dovrebbe verificarsi almeno una delle tre condizioni seguenti: (i) un ulteriore forte rialzo delle valutazioni, (ii) una forte accelerazione della crescita del PIL o (iii) una forte espansione dei margini delle società statunitensi”, elenca l’equity strategist.
Tuttavia, lo spazio per una nuova espansione dei multipli sembra limitato. Il rapporto P/E è già vicino al picco del 1999. “Un’altra significativa rivalutazione dell’S&P 500 non sembra eccessivamente probabile”, afferma von Rotberg. Il fattore chiave sarà il movimento dei tassi: “Un multiplo di 25 volte richiederebbe un rendimento dei Treasury a 10 anni del 3,8%… Il nostro scenario di base… prevede anche che il rendimento dei Treasury a 10 anni salirà al 4,4% entro la fine del 2026. Ciò implicherebbe un multiplo più vicino a 22,5 volte”.
Sul fronte degli utili, le previsioni di J. Safra Sarasin indicano una crescita dell’11% per il 2026, “comunque superiore alla maggior parte degli altri mercati globali”. I margini, invece, dovrebbero rimanere stabili, con il settore tech sotto pressione per l’aumento dei costi, prima che i benefici dell’IA si diffondano ad altri comparti.
Il target per fine 2026 dell’S&P 500 è fissato a 7.400 punti, un rialzo di circa il 9% rispetto ai livelli attuali.
Preferenze tattiche: Europa e difensivi in primo piano
Nonostante si prevedano ancora i guadagni più consistenti per il mercato USA, la preferenza tattica di breve periodo va altrove. “Da un punto di vista tattico, preferiamo i titoli azionari europei, in particolare quelli svizzeri. Prevediamo che il forte sconto rispetto alle azioni globali si ridurrà un po’ nei prossimi mesi, grazie al miglioramento delle performance del settore sanitario”, spiega von Rotberg.
Il settore sanitario rimane una preferenza strutturale per tutto il 2026, ma l’apprezzamento tattico per i difensivi potrebbe essere rivisto nei prossimi mesi. La strategia, dunque, si conferma prudente e selettiva, in un contesto di mercato che, dopo l’euforia del 2025, richiederà un’attenzione maggiore ai fondamentali e alla rotazione settoriale.
