Rally dell’IA al capolinea? Per Julius Baer punta è più correzione che una frenata strutturale

La violenta correzione che ha investito Wall Street giovedì 5 novembre ha riacceso i dubbi sulla sostenibilità del rally legato all’intelligenza artificiale e sulle prospettive del ciclo di investimenti nei data center. Il mercato azionario statunitense ha bruciato circa 2.800 miliardi di dollari di capitalizzazione, con vendite particolarmente pesanti sui semiconduttori e sui titoli tecnologici. Secondo gli analisti di Julius Baer, tuttavia, l’intensità della reazione potrebbe essere stata determinata più dal posizionamento degli investitori e dalla liquidazione di operazioni molto affollate che da un effettivo deterioramento delle prospettive economiche.

Christian Gattiker, Head of Research di Julius Baer, invita infatti a distinguere tra le cause della correzione e la sua portata. «La perdita di 2.800 miliardi di dollari di capitalizzazione azionaria è stata notevole, soprattutto per l’intensità della reazione più che per il suo fattore scatenante». Le preoccupazioni sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale erano presenti da mesi e gli esiti delle elezioni di metà mandato erano in larga misura già noti. A cambiare, secondo l’analista, è stato soprattutto il comportamento degli investitori: la rivalutazione delle prospettive di espansione dell’IA, combinata con l’effetto leva, le vendite forzate e la capitolazione degli investitori retail, ha trasformato una correzione in un evento di liquidazione su vasta scala.

I numeri testimoniano la violenza del movimento. L’S&P 500 ha perso il 4,4%, registrando la peggiore seduta dall’aprile 2025, mentre il Nasdaq 100 ha ceduto il 6,4%. Ancora più pesante la flessione del Philadelphia Semiconductor Index (SOX), in ribasso del 12,3%. Il VIX è balzato fino a quota 28 e il rapporto put-call ha superato la soglia di 1,0, segnalando un netto aumento della domanda di protezione dal rischio.

Per Gattiker, proprio questi indicatori suggeriscono che i mercati potrebbero essere più vicini a un minimo importante di quanto il clima di pessimismo lasci supporre. «I picchi di volatilità tendono storicamente a verificarsi più vicino ai minimi principali che all’inizio di prolungati mercati ribassisti». L’analisi tecnica evidenzia tuttavia livelli importanti da monitorare: per il Nasdaq 100 il supporto si colloca intorno a quota 26.000, mentre per il SOX l’area da osservare è quella di 8.500 punti. Anche gli indicatori di esaurimento del movimento ribassista si stanno avvicinando a possibili segnali di acquisto. Non è esclusa un’ulteriore fase di debolezza, ma Julius Baer ritiene che il mercato possa essere entrato nelle fasi finali di un processo di capitolazione.

La spesa per l’IA resta il principale fattore di incertezza

A spiegare le dinamiche della seduta è Mathieu Racheter, Head of Equity Strategy Research di Julius Baer, secondo cui la svendita è stata alimentata dai timori che procedure autorizzative più restrittive e maggiori costi di connessione alla rete elettrica possano rallentare la costruzione dei data center, rinviando parte degli ordini di semiconduttori agli anni successivi.

La correzione appare tuttavia marcata rispetto al rischio effettivo. I ricavi dei servizi cloud continuano a crescere e i principali clienti tecnologici prenotano la capacità di calcolo con largo anticipo. Inoltre, la reazione dei mercati del credito è stata decisamente più contenuta rispetto a quella azionaria, suggerendo che non si sia verificata una rivalutazione generalizzata delle prospettive economiche statunitensi.

«La concentrazione delle perdite sui titoli legati all’IA e la reazione contenuta del mercato del credito suggeriscono che la svendita sia stata determinata più dalle preoccupazioni relative ai costi e alle tempistiche dello sviluppo delle infrastrutture, amplificate dal disimpegno degli investitori da posizioni particolarmente affollate, che da una rivalutazione più ampia dell’economia statunitense», osserva Racheter.

Per valutare l’impatto effettivo della correzione sarà quindi necessario monitorare i piani di spesa dei grandi clienti tecnologici e i portafogli ordini dei produttori di chip. L’episodio conferma inoltre l’importanza della diversificazione: un produttore statunitense di semiconduttori e uno asiatico possono appartenere a mercati differenti, ma dipendere dalle decisioni di investimento degli stessi grandi operatori tecnologici. Per Julius Baer, diversificare i fattori alla base degli utili permette di partecipare alla crescita dell’intelligenza artificiale senza legare eccessivamente i rendimenti del portafoglio alle tempistiche del prossimo ciclo di investimenti nei data center.

Treasury, in calo i rendimenti e le aspettative sui tassi

La correzione azionaria ha avuto ripercussioni anche sul mercato obbligazionario, con una significativa discesa dei rendimenti dei Treasury statunitensi. Secondo Afonso Borges, Fixed Income Research di Julius Baer, il movimento conferma che il principale fattore ciclico alla base dei rendimenti a lungo termine è rappresentato dalle aspettative sui tassi di riferimento, più che dal volume delle emissioni del debito pubblico.

Il tasso OIS a tre anni tra un anno è sceso al 4,28%, rispetto al massimo del 4,83% raggiunto a fine settembre. Nello stesso periodo, il rendimento del Treasury decennale è passato dal 5,30% al 4,83%.

«I mercati stanno rivedendo al ribasso il livello dei tassi d’interesse che l’economia è in grado di sostenere», spiega Borges. Il riferimento è al cosiddetto tasso neutrale, indicato con r*, che rappresenta il livello al quale la politica monetaria non esercita pressioni né restrittive né espansive sull’economia. La precedente risalita dei rendimenti aveva incorporato aspettative particolarmente ottimistiche sulla capacità dell’economia americana di sostenere tassi elevati a lungo. Ora, il cambiamento delle prospettive di crescita sta determinando una revisione al ribasso.

Secondo l’analista, le emissioni di Treasury continuano ad avere un’influenza sui rendimenti, soprattutto attraverso il premio a termine, ma rimangono un fattore secondario rispetto alle aspettative sull’evoluzione dei tassi ufficiali.

Il rischio normativo è soprattutto a livello locale

Un ulteriore elemento di preoccupazione per gli investitori riguarda le possibili conseguenze della vittoria democratica alle elezioni di metà mandato, che ha riacceso i timori di un inasprimento della regolamentazione sull’intelligenza artificiale.

Enrico Chinello, Next Generation Research di Julius Baer, ritiene tuttavia eccessivi i timori di una stretta normativa a livello federale. «Continua a esserci un sostegno bipartisan all’IA come tema di rilevanza strategica nazionale e le normative federali sull’IA sono soggette al veto presidenziale».

A partire da gennaio 2027 i Democratici avranno 54 seggi al Senato e oltre 250 alla Camera dei Rappresentanti, numeri insufficienti per superare un eventuale veto presidenziale. Il rischio più concreto riguarda invece le decisioni dei singoli Stati, che possono intervenire direttamente sulle autorizzazioni, sugli incentivi fiscali e sulle condizioni di accesso alla rete elettrica.

In particolare, il Texas rappresenta un’area da monitorare perché concentra quasi il 30% dei progetti di data center previsti negli Stati Uniti. Le iniziative ancora in attesa di autorizzazioni, forniture energetiche o agevolazioni potrebbero subire ritardi, mentre i progetti già autorizzati, in costruzione o sostenuti da contratti dovrebbero risultare maggiormente protetti.

Chinello sottolinea che l’opposizione locale alla costruzione dei data center non è una novità: nel corso dell’anno sono state registrate oltre 300 iniziative contro questi progetti a livello di città e contee statunitensi. Tuttavia, secondo Julius Baer, si tratta soprattutto di un rischio legato ai tempi e ai costi di realizzazione, più che di una minaccia di interruzione generalizzata degli investimenti.

«Consideriamo il rischio locale una questione di tempistiche e costi, piuttosto che un vero e proprio freno ai nuovi sviluppi», afferma l’analista. La domanda di capacità di calcolo continuerà infatti a sostenere lo sviluppo delle infrastrutture per l’IA, anche se alcuni progetti potrebbero essere trasferiti in Stati più favorevoli o richiedere maggiori investimenti per ottenere energia e connessioni alla rete.

Resta una visione costruttiva, ma serve maggiore selettività

La posizione complessiva di Julius Baer rimane quindi costruttiva sulle prospettive di lungo periodo dell’intelligenza artificiale e del cloud computing. La correzione di Wall Street potrebbe rappresentare la fase conclusiva di un processo di capitolazione, ma evidenzia anche la necessità di rivedere le aspettative e distinguere tra gli operatori maggiormente attrezzati per sostenere il prossimo ciclo di investimenti e quelli più esposti ai rischi autorizzativi e finanziari.

Come conclude Chinello, lo scenario di base della banca è quello di un rallentamento marginale dei progetti, non di una loro completa interruzione. La crescita dell’IA non viene quindi messa in discussione, ma il mercato potrebbe dover dire addio al modello di rally che ha caratterizzato finora il settore: meno acquisti indiscriminati, maggiore attenzione alla sostenibilità degli investimenti e più diversificazione tra i fattori che alimentano la crescita degli utili.