IA alla la prova dei rendimenti. La view di Barclays

Dopo quattro anni di investimenti in forte crescita, l’intelligenza artificiale si trova davanti a una fase decisiva. Se finora il mercato ha premiato soprattutto le prospettive di sviluppo della tecnologia, oggi gli investitori chiedono alle società di dimostrare che le risorse impiegate siano in grado di generare ritorni economici adeguati. L’aumento delle spese in conto capitale, il progressivo assottigliamento dei margini incrementali e il ricorso sempre più consistente al debito stanno infatti alimentando interrogativi sulla sostenibilità del ciclo di investimenti.

È questo il quadro delineato dagli analisti di Barclays nel loro ultimo commento settimanale sui mercati, pubblicato il 2 novembre 2026. Secondo gli esperti, la stagione delle trimestrali rappresenta un passaggio fondamentale per valutare la solidità del tema dell’intelligenza artificiale e le sue implicazioni per i mercati finanziari.

«La crescente attenzione degli investitori nei confronti dell’intelligenza artificiale sta intensificando il livello di scrutinio durante questa stagione degli utili», osservano gli analisti di Barclays. «La capacità delle società di mantenere risultati solidi sarà determinante per consolidare la nostra convinzione di medio periodo nella trasformazione legata all’AI».

La prudenza, tuttavia, non equivale a un abbandono delle prospettive di crescita del settore. Barclays continua a ritenere che l’intelligenza artificiale rappresenti una trasformazione strutturale dell’economia, ma sottolinea come sia diventato necessario distinguere tra le società in grado di monetizzare efficacemente la tecnologia e quelle che rischiano di sostenere investimenti eccessivi rispetto ai ritorni conseguibili.

La crescita degli utili si allarga oltre le Magnifiche Sette

Uno degli elementi più interessanti emersi dall’analisi riguarda l’evoluzione della crescita degli utili all’interno dell’indice S&P 500. Dopo una fase in cui le grandi società tecnologiche hanno concentrato una parte significativa dell’espansione dei profitti, il quadro sta cambiando.

Secondo i dati riportati da Barclays, per la prima volta dal 2022 la crescita degli utili delle società dell’S&P 493, ovvero l’indice statunitense al netto delle Magnifiche Sette, ha superato quella dei sette colossi tecnologici.

Nel terzo trimestre del 2026, la crescita degli utili su base annua delle società al di fuori delle Magnifiche Sette si attesta intorno al 29%, contro il 18% del gruppo composto da Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla.

«Il divario nella crescita degli utili si è invertito, con le società dell’S&P 493 che stanno registrando un’espansione dei profitti più sostenuta rispetto alle Magnifiche Sette», sottolineano gli analisti di Barclays.

Il dato assume particolare rilevanza in un contesto in cui le aspettative del mercato rimangono elevate. Le stime di consenso indicano infatti una crescita degli utili dell’S&P 500 di circa il 30%, che rappresenterebbe il terzo trimestre consecutivo con un incremento superiore al 20%.

La stagione delle trimestrali dovrà quindi confermare non soltanto la tenuta dei grandi gruppi tecnologici, ma anche la capacità del resto del mercato di sostenere una crescita robusta.

Investimenti record e margini sotto pressione

Il principale interrogativo riguarda la capacità degli investimenti nell’intelligenza artificiale di tradursi in una redditività proporzionata alle risorse impiegate.

La domanda di beni e servizi legati all’AI rimane elevata, ma il costo necessario per soddisfarla è aumentato sensibilmente. Secondo i dati Bloomberg citati da Barclays, le spese in conto capitale dei grandi operatori cloud, i cosiddetti hyperscaler, hanno raggiunto circa 649 miliardi di dollari nell’ultimo anno, rispetto ai 357 miliardi del periodo precedente.

L’aumento degli investimenti sta riducendo la liquidità disponibile dopo le spese in conto capitale. In alcuni casi, il flusso di cassa libero è diventato negativo, alimentando dubbi sulla sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale.

Anche l’andamento dei margini offre indicazioni contrastanti. I margini operativi degli hyperscaler sono saliti al 27,1%, dal 26,9% registrato nei quattro trimestri precedenti. Tuttavia, i margini incrementali sono scesi dal 40,4% al 27,9%.

In altri termini, ogni dollaro aggiuntivo di ricavi genera una quantità inferiore di profitto incrementale rispetto al passato.

«La questione centrale è capire se i ritorni economici saranno in grado di tenere il passo con l’impennata degli investimenti», osservano gli analisti di Barclays. «La domanda di servizi legati all’intelligenza artificiale rimane sostenuta, ma non è ancora chiaro se sarà sufficiente a giustificare l’entità delle risorse impiegate».

Un elemento positivo arriva tuttavia dalle società che stanno adottando l’AI al di fuori dei settori tecnologico e delle comunicazioni. Sulla base delle evidenze relative all’utilizzo della tecnologia contenute nei documenti regolamentari, Barclays stima che le società con una maggiore adozione dell’intelligenza artificiale siano avviate a registrare una crescita degli utili trimestrali superiore di circa il 3% rispetto a quelle con un livello di adozione più contenuto.

Anche la crescita dei ricavi cloud di Microsoft e Alphabet indica che la domanda di servizi legati all’AI continua a mantenere un buon ritmo.

Il Nasdaq arretra, ma la trasformazione tecnologica resta centrale

Il crescente scrutinio degli investitori ha contribuito a rendere più volatile il comparto tecnologico. Il Nasdaq Composite ha chiuso ottobre con la peggiore performance mensile da marzo 2025, mentre aumentavano le preoccupazioni sui ritorni degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

La questione, secondo Barclays, non riguarda soltanto la crescita della tecnologia, ma soprattutto il valore economico che sarà in grado di generare e la distribuzione dei benefici tra le diverse società coinvolte.

«Vediamo diversi scenari plausibili per la crescita, la redditività e i rendimenti degli investimenti nell’intelligenza artificiale», spiegano gli analisti di Barclays. «La domanda fondamentale è quale valore economico sarà generato dallo sviluppo dell’AI e quali società saranno in grado di catturarlo».

La revisione delle prospettive di mercato ha portato Barclays a ridurre a neutrale la propria posizione sulle azioni statunitensi, dopo aver realizzato profitti. Una scelta che riflette l’aumento dei rischi nel breve periodo, senza modificare la convinzione di fondo sulla trasformazione tecnologica.

Gli esperti continuano infatti a privilegiare un’esposizione selettiva alle società che beneficiano dei colli di bottiglia nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ovvero quelle realtà che forniscono infrastrutture, componenti e risorse essenziali per sostenere l’espansione del settore.

I mercati obbligazionari diventano un indicatore della sostenibilità dell’AI

L’aumento degli investimenti e il progressivo ricorso al debito stanno rendendo i mercati del credito un osservatorio sempre più importante per valutare la sostenibilità della trasformazione tecnologica.

La capacità delle società di finanziare nuovi progetti, così come il costo del capitale necessario per realizzarli, rappresenta un elemento decisivo per comprendere quanto a lungo potrà proseguire il ciclo di investimenti.

«Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sempre più finanziato attraverso il debito, la leva finanziaria e le differenze nella capacità di finanziamento stanno assumendo un’importanza crescente», osservano gli analisti di Barclays.

Il mercato obbligazionario potrebbe quindi fornire indicazioni importanti sull’evoluzione delle aspettative relative agli investimenti nell’AI. La competizione per il capitale, infatti, rischia di mantenere i rendimenti obbligazionari su livelli strutturalmente più elevati.

La recente combinazione tra il rialzo dei Treasury statunitensi e la debolezza dei titoli tecnologici è coerente, secondo Barclays, con uno scenario in cui le aspettative sugli investimenti nell’intelligenza artificiale influenzano sempre più la distribuzione del capitale tra le diverse asset class.

Asia e mercati emergenti, opportunità nei colli di bottiglia dell’AI

In un contesto caratterizzato da valutazioni elevate e maggiore volatilità, Barclays mantiene un approccio selettivo anche all’interno dei mercati azionari.

Gli analisti continuano a privilegiare le società e le infrastrutture quotate che possono beneficiare delle criticità nell’espansione dell’intelligenza artificiale, in particolare quelle legate alla disponibilità di semiconduttori, alla capacità produttiva e alle infrastrutture necessarie per sostenere la crescita della domanda.

L’Asia rappresenta una delle aree più interessanti. I risultati recenti dei produttori di chip indicano infatti una domanda sostenuta di componenti per l’AI e una disponibilità dell’offerta ancora limitata.

«Continuiamo a privilegiare le società che possono beneficiare dei colli di bottiglia nella costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale», sottolineano gli analisti di Barclays. «Questa opportunità è particolarmente interessante in Asia, dove la domanda di semiconduttori rimane forte e l’offerta è ancora limitata».

La strategia si inserisce nella decisione di Barclays di tornare a sovrappesare le azioni dei mercati emergenti nel settembre 2026, dopo aver ridotto l’esposizione a metà anno per realizzare profitti.

La banca mantiene inoltre una posizione positiva sui mercati emergenti grazie alla combinazione tra utili in crescita e valutazioni più contenute rispetto agli Stati Uniti. Le opportunità vengono individuate soprattutto nelle diverse declinazioni del tema della scarsità legata all’intelligenza artificiale, sia in Asia sia in America Latina.

Il recente ribasso delle azioni brasiliane seguito alle elezioni rimane un elemento da monitorare, ma non modifica la convinzione complessiva di Barclays sull’asset class.

La Fed e il mercato del lavoro al centro della settimana

Sul fronte macroeconomico, l’attenzione degli investitori si concentra sui dati relativi al mercato del lavoro statunitense di ottobre, in particolare sui salari e sull’andamento dell’occupazione.

Barclays ritiene che eventuali segnali di ulteriore tensione sul mercato del lavoro potrebbero tradursi in nuove pressioni salariali, con conseguenze sull’inflazione dei servizi e sulle prospettive di politica monetaria della Federal Reserve.

«Stiamo monitorando i dati sull’occupazione statunitense di ottobre alla ricerca di segnali di un mercato del lavoro ancora più rigido», spiegano gli analisti di Barclays. «Un’ulteriore pressione sui salari potrebbe alimentare l’inflazione dei servizi e rendere più complessa la valutazione delle prospettive dei prezzi».

La banca centrale statunitense ha mantenuto invariati i tassi nell’ultima riunione, come previsto. Nel frattempo, i Treasury hanno proseguito il movimento di rialzo, con il rendimento del decennale in calo di quasi 6 punti base nella settimana, al 4,93%.

Per Barclays, i rendimenti iniziali più elevati migliorano le prospettive di rendimento e il potenziale di diversificazione dei titoli obbligazionari, soprattutto sulle scadenze brevi.

La banca mantiene infatti una posizione di sovrappeso sui Treasury statunitensi a breve termine, mentre resta neutrale sulle scadenze più lunghe. In quest’ultimo segmento, la competizione per il capitale e le prospettive di maggiori emissioni potrebbero continuare a esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti.

Le scelte di portafoglio: credito selettivo e debito emergente in valuta locale

Le indicazioni di Barclays per novembre 2026 delineano una strategia che punta a combinare esposizioni selettive alla crescita con una maggiore attenzione alla qualità del credito e alla diversificazione.

Sul fronte azionario, la banca mantiene una posizione neutrale sugli Stati Uniti, sull’Europa, sul Regno Unito e sul Giappone, mentre conferma il sovrappeso sui mercati emergenti.

In Europa, le opportunità vengono individuate soprattutto nei settori finanziario, infrastrutturale e industriale. Per il Giappone, Barclays privilegia invece esposizioni mirate all’intelligenza artificiale fisica e alle infrastrutture necessarie per il suo sviluppo.

Sul fronte obbligazionario, la banca continua a preferire il credito caratterizzato da flussi di cassa chiari, protezioni per i creditori e un adeguato valore di recupero in caso di insolvenza. In un contesto di spread contenuti, la selettività diventa fondamentale.

«La solidità dei fondamentali societari sostiene il credito, ma gli spread ridotti e le differenze tra gli emittenti richiedono un approccio selettivo», osservano gli analisti di Barclays. «Privilegiamo le obbligazioni con flussi di cassa più prevedibili e una maggiore protezione per gli investitori».

La banca mantiene una posizione neutrale sul segmento high yield globale, privilegiando le emissioni statunitensi ed europee con rating più elevato. Conferma inoltre il sovrappeso sul debito emergente in valuta locale, ritenuto interessante per il rapporto tra rendimento e volatilità e per il miglioramento dei fondamentali.

Nel complesso, la strategia di Barclays riflette un mercato in cui le prospettive di crescita restano significative, ma richiedono una maggiore attenzione alla qualità degli investimenti, alla sostenibilità finanziaria e alla capacità delle società di trasformare le opportunità tecnologiche in profitti effettivi.

La conclusione degli analisti è che l’intelligenza artificiale continua a rappresentare uno dei principali motori di trasformazione dei mercati, ma la fase di espansione indiscriminata degli investimenti sta lasciando spazio a una selezione più rigorosa. La sfida, per gli investitori, sarà individuare le società in grado di beneficiare della crescita della tecnologia senza esporsi eccessivamente ai rischi legati alle aspettative eccessive e al costo del capitale.