Petrolio, la volatilità mette alla prova le valutazioni del settore energy

Le quotazioni del petrolio hanno registrato in ottobre il quarto incremento mensile consecutivo. Come spiega Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management, “i nuovi attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz hanno sottolineato la fragilità degli approvvigionamenti energetici globali”. I benchmark Brent e WTI hanno chiuso ottobre in rialzo rispettivamente del 13,6% e del 15,2%. “Quel rally si è parzialmente invertito all’inizio di novembre, con il Brent sceso a circa 105 dollari al barile negli ultimi due giorni sulle speranze di progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran”, aggiunge Haefele, anche se nelle stesse ore Washington ha ripreso “attacchi difensivi” sull’isola iraniana di Qeshm.

Non solo geopolitica

Secondo l’analista di Ubs GWM, “la forza dei prezzi in ottobre e la successiva volatilità riflettono più dei titoli geopolitici”. Il calo di novembre “ha rimosso parte del premio per il rischio geopolitico, ma dice poco sulle condizioni del mercato fisico”. I flussi petroliferi mediorientali sono in larga parte recuperati rispetto alle gravi interruzioni di inizio anno, ma non sono tornati ai livelli pre-guerra: i flussi combinati attraverso Hormuz e i pipeline di bypass sono stati stimati in oltre 17,3 milioni di barili al giorno a settembre e vicini a 18,8 milioni nelle prime tre settimane di ottobre, contro 19,9 milioni prima del conflitto. “Flussi volatili, trasferimenti nave-nave e requisiti di sicurezza continuano a limitare la capacità effettiva delle petroliere”, osserva Haefele.

Scorte in calo e noli alle stelle

Anche il cuscinetto delle scorte si è ridotto. Secondo i dati IEA, le scorte visibili globali di petrolio sono calate di poco più di 500 milioni di barili tra febbraio e settembre, con gran parte del calo proveniente dalle riserve strategiche. “Il trasporto marittimo è diventato esso stesso un vincolo: i noli delle very large crude carrier dal Medio Oriente alla Cina sono saliti a circa 30-40 dollari al barile, contro 1-3 dollari nel decennio precedente”, sottolinea il CIO di Ubs GWM. La ripresa delle importazioni cinesi di greggio “sta rimuovendo un altro ammortizzatore dal mercato”.

Le previsioni di Ubs GWM sul Brent

In questo contesto, Ubs GWM prevede il Brent a 110 dollari al barile a fine anno, poi a 95 dollari a marzo 2027, 90 dollari a giugno e 85 dollari a settembre. “I rischi attorno a questo percorso restano elevati e dipendono dall’andamento del conflitto in Medio Oriente, dai progressi della diplomazia tra Usa e Iran e dalla velocità con cui produzione del Golfo, flussi marittimi e domanda globale recupereranno”, afferma Haefele.

Energia Usa: molto è già nei prezzi

Per gli investitori azionari la domanda chiave è se la volatilità del petrolio offra un’opportunità per aumentare l’esposizione all’energia. Ubs GWM mantiene un rating Neutrale sia sul settore europeo sia su quello statunitense. “Prezzi del greggio più alti migliorano lo scenario operativo per i produttori, ma la brusca inversione di inizio novembre illustra perché il petrolio spot da solo sia una guida inaffidabile per i rendimenti azionari prospettici”, avverte Haefele. “Dopo i guadagni già visti nei titoli energetici, riteniamo che la selettività conti più di un aumento dell’esposizione ampia al settore”. Le società energetiche americane hanno già risposto al contesto più forte: l’indice S&P 500 Energy è salito del 59,9% da inizio anno su base total return, contro l’11,8% dell’S&P 500. “Il rally azionario non è stato una semplice risposta meccanica a prezzi del petrolio più alti”, precisa Haefele, ricordando che i management hanno mantenuto disciplina sul capitale, sostenendo riduzione del debito, buyback e dividendi. Tuttavia, dopo questi guadagni, “le valutazioni offrono meno motivi per inseguire il settore”: l’indice tratta a circa 7,3 volte l’enterprise value su EBITDA atteso per il 2027, sopra la media triennale di 6,7 volte, con un rendimento del free cash flow 2027 dell’8,0% e un dividend yield del 2,4%. “Nel complesso questi parametri sostengono la nostra visione Neutrale, non un sovrappeso ampio”, sintetizza Haefele.

Preferenze selettive

Ubs GWM preferisce quindi un approccio selettivo: “Valutiamo Attrattivi l’oil and gas equipment and services, con la spesa internazionale attesa accelerare nel 2027, e l’oil and gas storage and transportation, sostenuto da volumi in crescita, capex gestibile e bilanci solidi”, spiega il CIO.

Europa: valutazioni già care

Anche per l’energia europea il quadro resta bilanciato. A favore giocano “la relativa difensività del settore, data la domanda resiliente e i bilanci generalmente solidi”, ricorda Haefele, con le compagnie integrate favorite da business diversificati, margini di raffinazione e marketing robusti, condizioni favorevoli del gas naturale e bilanci sani. “Ma uno scenario operativo favorevole non si traduce necessariamente in rendimenti azionari altrettanto attraenti”, avverte. “Prezzi del greggio più alti, margini di raffinazione robusti e il premio per il rischio geopolitico sono già riflessi, in varia misura, nelle aspettative sugli utili e nelle valutazioni”. Per questo Ubs GWM mantiene la visione Neutrale, “senza trattare né prezzi più alti né l’ultimo pullback come motivo per cambiare materialmente l’esposizione europea all’energia”.

Materie prime per proteggersi

Infine, Ubs GWM suggerisce di posizionarsi per guadagni più ampi sulle materie prime. “Le materie prime possono fornire sia una fonte strutturale di rendimento sia protezione del portafoglio negli scenari in cui aspettative di inflazione più alte mettono alla prova azioni e obbligazioni”, sostiene Haefele, citando “i bassi livelli di correlazione con le classi di attività tradizionali” e un contesto di lungo termine favorevole guidato da elettrificazione, domanda di energia in crescita, investimenti in infrastrutture AI e vincoli di offerta. “Invece di aggiungere ampiamente azioni energetiche, gli investitori dovrebbero esplorare un’esposizione diversificata tra metalli preziosi, energia, metalli industriali e agricoltura”, conclude Haefele, “per catturare una gamma più ampia di opportunità senza rendere i risultati del portafoglio troppo dipendenti da un singolo percorso del prezzo del petrolio”.