I mercati azionari emergenti hanno attraversato una fase di profonda trasformazione, riuscendo negli ultimi due anni a sovraperformare le Borse dei Paesi sviluppati. Un risultato che, secondo Laurence Bensafi, portfolio manager di RBC BlueBay, riflette cambiamenti strutturali che il mercato ha a lungo sottovalutato. Per diversi anni, infatti, le azioni emergenti sono rimaste poco presenti nei portafogli degli investitori e hanno continuato a scambiare a valutazioni contenute, nonostante il progressivo miglioramento dei fondamentali economici e societari.
«Da diversi anni osserviamo che le azioni dei mercati emergenti sono sottovalutate, poco presenti nei portafogli degli investitori e poco apprezzate dal mercato», sottolinea Bensafi. «Queste valutazioni contenute e il basso livello di esposizione degli investitori non riflettevano il miglioramento dei fondamentali di questa asset class».
A modificare questo scenario è intervenuta una combinazione di fattori, tra cui il crescente interesse per l’intelligenza artificiale, le preoccupazioni legate all’economia statunitense e il mutamento delle aspettative sulle politiche commerciali di Washington. Elementi che hanno spinto gli investitori a riconsiderare mercati che, fino a poco tempo fa, erano rimasti ai margini delle principali strategie di investimento globali.
Il Liberation Day come punto di svolta
Tra i catalizzatori della rivalutazione dei mercati emergenti, Bensafi individua il cosiddetto Liberation Day dell’aprile 2025, quando l’annuncio dei dazi statunitensi ha innescato una fase di forte incertezza sui rapporti commerciali internazionali. Le successive revisioni delle misure tariffarie hanno contribuito a riportare l’attenzione degli investitori sulle opportunità offerte da diversi Paesi emergenti.
«Il catalizzatore è arrivato con il Liberation Day dell’aprile dello scorso anno, ormai circa 18 mesi fa. Si è trattato di un vero punto di svolta per i mercati azionari emergenti», afferma la portfolio manager di RBC BlueBay.
Le tensioni commerciali hanno indotto gli operatori a interrogarsi anche sulla solidità del quadro economico statunitense, sul ruolo del dollaro e sulla sostenibilità dei disavanzi americani. Quando l’amministrazione Trump ha ridimensionato alcune delle misure tariffarie inizialmente annunciate, comprese quelle che avrebbero colpito pesantemente Taiwan e Corea del Sud, gli investitori hanno iniziato a valutare più attentamente le prospettive delle società di questi mercati.
«Gli investitori si sono chiesti perché quei Paesi fossero stati inizialmente colpiti in modo così significativo», osserva Bensafi. «Questo li ha spinti ad approfondire l’analisi di alcuni titoli che segnalavamo da tempo, scoprendo con interesse le opportunità che offrivano».
Taiwan e Corea del Sud sono state tra le principali beneficiarie di questo rinnovato interesse, grazie soprattutto al loro ruolo nella filiera globale dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Nel caso sudcoreano, inoltre, il cambiamento della leadership politica e l’orientamento più favorevole al mercato azionario hanno contribuito a sostenere le aspettative degli investitori.
La ripresa, tuttavia, non si è limitata all’Asia. «Abbiamo osservato un forte interesse per Taiwan e, successivamente, per la Corea del Sud», spiega Bensafi, ricordando che anche altre aree geografiche hanno registrato risultati positivi. In America Latina, per esempio, Colombia e Perù hanno beneficiato di dinamiche favorevoli, mentre nell’Europa orientale e in Medio Oriente alcuni mercati, tra cui Ungheria e Polonia, hanno trovato sostegno in fattori specifici dei rispettivi Paesi.
Una varietà di percorsi che dimostra come la performance dell’azionario emergente non possa essere ricondotta a un unico tema d’investimento.
La prova di resistenza delle economie emergenti
Il quadro geopolitico internazionale ha successivamente sottoposto questa asset class a un nuovo esame. L’aumento dei prezzi dell’energia, le pressioni inflazionistiche e il rafforzamento del dollaro hanno invertito alcune delle condizioni che avevano contribuito a sostenere le Borse emergenti nella fase precedente.
«Quanto sta accadendo è stato una sorta di prova di resistenza per i Paesi emergenti», afferma Bensafi. «All’inizio della guerra abbiamo assistito a un’inversione di alcuni dei fattori che avevano sostenuto molto positivamente questa asset class: un dollaro più debole, un’inflazione in calo e prezzi dell’energia più bassi. Tutti elementi che avevano favorito i Paesi emergenti, ma che ora hanno subito una completa inversione di tendenza».
In passato, una combinazione di tassi d’interesse in aumento, inflazione elevata ed energia più costosa avrebbe potuto provocare forti deflussi di capitali e vendite sui mercati emergenti. Questa volta, invece, la reazione è stata più articolata e non ha prodotto una correzione generalizzata paragonabile a quelle osservate in precedenti fasi di tensione.
Secondo la portfolio manager, le difficoltà attuali sono riconducibili soprattutto all’incertezza geopolitica, mentre le differenze tra le performance dei singoli mercati dipendono in misura significativa dai rispettivi fondamentali interni.
«Negli ultimi mesi abbiamo osservato mercati sostanzialmente laterali nel complesso, ma con andamenti molto diversi da Paese a Paese: alcuni hanno registrato ottime performance, mentre altri hanno incontrato qualche difficoltà», spiega Bensafi. «I fattori che hanno maggiormente influenzato i singoli mercati sono stati i fondamentali interni, più che questo importante evento geopolitico».
È proprio questa differenziazione a rappresentare uno degli aspetti più significativi della trasformazione in corso. Le economie emergenti, secondo RBC BlueBay, sono oggi più attrezzate per affrontare gli shock internazionali e meno vulnerabili rispetto al passato alle oscillazioni del dollaro e dei prezzi energetici.
«È una trasformazione che osserviamo ormai da tempo: queste economie sono molto più resilienti rispetto al contesto globale e meno dipendenti dal dollaro statunitense e dai prezzi dell’energia sui mercati internazionali», sottolinea Bensafi. Una maggiore solidità che, nella sua valutazione, può giustificare anche multipli di mercato più elevati rispetto a quelli storicamente riconosciuti a questa asset class.
IA, il ciclo degli investimenti può continuare
Nonostante l’ampliamento delle opportunità, l’intelligenza artificiale rimane uno dei temi centrali per l’azionario emergente. Taiwan e Corea del Sud occupano una posizione strategica nella catena produttiva globale, grazie alla loro esposizione ai semiconduttori e alle altre componenti necessarie allo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche.
«Per quanto riguarda il tema dell’intelligenza artificiale, manteniamo un orientamento relativamente positivo», dichiara Bensafi. «Non riteniamo che il ciclo degli investimenti in conto capitale sia destinato a subire un brusco arresto: potrebbe piuttosto registrare un rallentamento».
La distinzione è importante per gli investitori, perché un eventuale ridimensionamento del ritmo di crescita degli investimenti non implicherebbe necessariamente l’interruzione del ciclo di sviluppo. La realizzazione di nuovi data center, l’espansione delle capacità di calcolo e la necessità di mantenere un vantaggio competitivo continuano a richiedere ingenti risorse.
«Non siamo nemmeno certi che questo rallentamento sarà significativo, considerando l’enorme mole di infrastrutture ancora da realizzare», osserva la portfolio manager. «Ogni Paese cerca di raggiungere una maggiore autonomia e ogni azienda vuole mantenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. Per questo, gli investimenti stanno procedendo a ritmi molto sostenuti».
In questo contesto, Taiwan e Corea del Sud rimangono mercati di riferimento. Il loro interesse, tuttavia, non si esaurisce nella produzione di semiconduttori: entrambi i Paesi ospitano una parte rilevante della filiera manifatturiera necessaria a sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Bensafi ritiene che le valutazioni del comparto siano ancora relativamente interessanti e non prevede necessariamente un crollo del settore. La cautela riguarda piuttosto il ritmo dei rendimenti futuri. «È possibile che nei prossimi dodici mesi circa le performance siano più contenute», afferma, evidenziando come le aspettative già incorporate nei prezzi possano rendere più difficile replicare i rialzi precedenti.
Per questo motivo, la strategia sui mercati emergenti non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sui beneficiari della rivoluzione tecnologica. «L’intelligenza artificiale è un tema importante, ma i mercati emergenti non dipendono soltanto da questo settore. Ci sono altre opportunità che ci interessano», puntualizza Bensafi.
America Latina, valutazioni depresse e cambiamenti politici
Tra le aree che attirano maggiormente l’attenzione di RBC BlueBay figura l’America Latina, dove la combinazione tra valutazioni contenute, cambiamenti politici e disponibilità di materie prime potrebbe offrire opportunità interessanti per gli investitori azionari.
«È proprio in questa regione che individuiamo le opportunità più interessanti. Le valutazioni sono molto basse in tutti questi mercati», sostiene Bensafi.
Per comprendere il potenziale della regione, occorre considerare anche l’evoluzione del quadro politico. Per molti anni, secondo l’analisi della portfolio manager, l’incertezza sulla qualità della governance e la difficoltà di realizzare riforme strutturali hanno rappresentato un freno per le Borse latinoamericane. L’approccio di diversi governi, spesso caratterizzato da politiche poco favorevoli alle imprese, ha contribuito a mantenere contenute le valutazioni delle società quotate.
«Il principale problema della regione è stato proprio la qualità della leadership politica: governi spesso poco efficaci, con approcci populisti, poco propensi ad attuare riforme e non particolarmente favorevoli alle imprese», afferma Bensafi. «Questa situazione sta iniziando a cambiare».
I mutamenti politici registrati in Paesi come Perù e Colombia hanno coinciso con forti rialzi dei rispettivi mercati azionari. L’evoluzione del contesto istituzionale e delle politiche economiche rimane quindi un fattore da monitorare, soprattutto per valutare se il miglioramento del sentiment possa tradursi in una rivalutazione più duratura delle società quotate.
Particolare attenzione è rivolta anche al Brasile, dove l’appuntamento elettorale rappresenta un elemento importante per le aspettative degli investitori. Un eventuale orientamento più favorevole alle imprese potrebbe contribuire a sostenere il mercato azionario, mentre l’esito delle elezioni e le successive scelte di politica economica restano elementi da valutare senza dare per scontata una specifica direzione.
A sostenere l’interesse per l’America Latina concorre anche il comparto delle materie prime. La regione è uno dei principali poli produttivi mondiali del rame, una risorsa fondamentale per numerose attività industriali e per lo sviluppo delle infrastrutture legate alla transizione energetica e alla tecnologia. Prezzi elevati delle materie prime possono quindi rappresentare un ulteriore elemento favorevole per alcune economie e società dell’area, pur con effetti differenti a seconda della struttura produttiva di ciascun Paese.
Consumi e finanza, opportunità oltre i semiconduttori
Le occasioni d’investimento individuate da RBC BlueBay non riguardano soltanto le materie prime e i comparti legati all’intelligenza artificiale. Bensafi richiama l’attenzione anche sui titoli dei beni di consumo, sia di prima necessità sia discrezionali, che hanno attraversato periodi di forte debolezza sui mercati.
«I beni di consumo di prima necessità e i beni di consumo discrezionali hanno registrato performance estremamente deboli e scambiano a valutazioni tra le più basse mai osservate», spiega. «A nostro avviso, questi livelli non riflettono adeguatamente né la qualità delle società né le prospettive dei rispettivi titoli».
Si tratta di una possibile fonte di diversificazione rispetto ai comparti tecnologici che hanno trainato una parte consistente dei rialzi recenti. La debolezza dei prezzi, tuttavia, non costituisce di per sé una garanzia di recupero: sarà necessario verificare l’evoluzione dei risultati aziendali, della domanda interna e delle condizioni economiche nei singoli mercati.
Anche il settore finanziario merita attenzione. Le banche e gli altri intermediari rappresentano una componente importante degli indici emergenti, ma negli ultimi mesi i risultati sono stati disomogenei. Taiwan e Corea del Sud hanno beneficiato di condizioni domestiche favorevoli, mentre in altri Paesi le performance del comparto sono risultate molto più deboli.
«Nel complesso, il settore ha avuto un andamento discreto, ma i risultati positivi si sono concentrati soprattutto in Paesi come Taiwan e Corea del Sud», osserva Bensafi. «In molti altri Paesi, invece, il settore finanziario ha registrato performance molto deboli. Anche in questo caso, riteniamo che le valutazioni non riflettano adeguatamente il potenziale di queste società».
La selezione dei titoli resta quindi centrale: la presenza di valutazioni depresse può creare occasioni, ma il loro effettivo valore dipende dalla solidità dei bilanci, dalla redditività e dalle prospettive di crescita delle singole società.
India e Vietnam, la diversificazione geografica resta fondamentale
Tra i mercati da seguire figura anche l’India, che secondo Bensafi potrebbe tornare a offrire opportunità interessanti. La portfolio manager richiama inoltre l’attenzione sul Vietnam e su altri Paesi emergenti e di frontiera, caratterizzati da dinamiche economiche e finanziarie differenti.
«Crediamo che, prima o poi, anche il mercato indiano tornerà a offrire opportunità interessanti», afferma, sottolineando come l’universo investibile non si limiti alle economie che hanno beneficiato maggiormente del ciclo tecnologico.
La possibilità di scegliere tra numerosi Paesi e settori rappresenta, infatti, uno dei principali elementi distintivi di questa asset class. Le condizioni macroeconomiche, le politiche governative, le valutazioni e la struttura dei mercati finanziari possono variare sensibilmente da un’economia all’altra, generando percorsi di crescita non necessariamente correlati.
«Potrei continuare a lungo con l’elenco delle opportunità: basti pensare al Vietnam e ad altri mercati», conclude Bensafi. «È proprio questo il bello dei mercati emergenti: parliamo di oltre 25 Paesi, a cui si aggiungono i mercati di frontiera, ciascuno con dinamiche e opportunità specifiche, non necessariamente legate agli sviluppi geopolitici o al tema dell’intelligenza artificiale».
Il quadro delineato da RBC BlueBay suggerisce dunque un approccio selettivo, nel quale l’esposizione ai beneficiari della rivoluzione tecnologica può convivere con investimenti in settori rimasti indietro e in economie sostenute da fattori domestici. Dopo la rivalutazione degli ultimi due anni, la sfida per gli investitori sarà individuare i mercati in cui il miglioramento dei fondamentali non sia ancora stato pienamente incorporato nei prezzi, distinguendo le opportunità effettive dalle semplici aspettative di recupero.
