Banche Usa: attenzione al rallentamento degli utili per azione

La stagione delle trimestrali negli Stati Uniti è iniziata e le grandi banche hanno pubblicato i rispettivi risultati. Come ricostruisce Wolf von Rotberg, Equity Strategist di J. Safra Sarasin, JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Wells Fargo hanno tutti diffuso i propri conti, “che sono stati accolti in modo contrastante dai mercati”. L’analista osserva che la maggior parte dei titoli bancari è in calo dalla pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, con Citigroup e Bank of America tra le performance peggiori.

Utili sopra le attese ma con un’avvertenza**

Secondo von Rotberg, “i dati principali sono apparsi complessivamente piuttosto solidi”. A eccezione di Bank of America e JP Morgan, “tutte le altre banche hanno registrato utili trimestrali superiori alle aspettative di consenso”. Questo ha contribuito a portare la crescita annua dell’utile per azione del settore finanziario statunitense al 6,3%, “a fronte di una previsione di consenso pari a -3,3% prima dell’inizio della stagione delle trimestrali”. Lo strategist invita però a leggere il dato con attenzione: “Questo risultato, tuttavia, è in larga misura riconducibile alle revisioni al ribasso delle stime sugli utili effettuate prima dell’inizio della stagione delle trimestrali”.

Il rallentamento degli utili

Su base sequenziale, spiega von Rotberg, “l’EPS del settore finanziario è diminuito rispetto al secondo trimestre”. E aggiunge: “Sebbene gli effetti stagionali possano talvolta essere significativi e i dati sulla crescita trimestrale vadano interpretati con cautela, il terzo trimestre rappresenta il secondo trimestre consecutivo in cui l’EPS ha registrato una flessione”. Analizzando i dati sulla crescita annua, secondo l’analista “è ormai evidente che la crescita degli utili del settore finanziario sta rallentando dopo un avvio d’anno particolarmente positivo”.

Margine di interesse netto e trading

Il rallentamento, precisa von Rotberg, “è riconducibile alle componenti degli utili diverse dal margine di interesse netto, che ha continuato a crescere anche nel terzo trimestre”. Da un lato “l’aumento dei rendimenti ha continuato a sostenere il margine di interesse netto”, dall’altro “il contestuale ampliamento degli spread creditizi ha iniziato a penalizzare altre linee di business, in particolare il trading sul reddito fisso”. Lo strategist rileva che “i ricavi da trading FICC hanno registrato un calo generalizzato, ad eccezione di Citi“, mentre “i ricavi da trading azionario sono cresciuti sensibilmente presso tutte le principali banche”. Le stesse dinamiche, secondo von Rotberg, “spiegano la flessione dei ricavi da DCM di Citi, BofA e Morgan Stanley, che hanno registrato un rallentamento dell’attività di emissione di titoli di debito a causa del deterioramento delle condizioni di mercato”. A livello aneddotico, osserva, “un rallentamento analogo sta iniziando a manifestarsi anche nel comparto ECM: nelle ultime settimane, diverse importanti IPO sono state rinviate o completamente ritirate”. Tuttavia nel terzo trimestre “i ricavi da ECM sono diminuiti soltanto per Morgan Stanley“, mentre le altre principali banche hanno continuato a registrare buone performance. “Questa situazione potrebbe cambiare con la pubblicazione dei dati relativi al quarto trimestre”, avverte von Rotberg.

Il rischio degli accantonamenti e il ciclo creditizio

Uno dei fronti da monitorare, secondo l’analista di J. Safra Sarasin, è quello degli accantonamenti per perdite su crediti. “Anche gli accantonamenti per perdite su crediti potrebbero pesare sui risultati in futuro”, scrive von Rotberg, ricordando che “nel terzo trimestre, infatti, sono diminuiti e si sono attestati su livelli inferiori alle aspettative di consenso”. Le banche hanno dichiarato che “la qualità dei rispettivi portafogli crediti è rimasta solida”, ma lo strategist invita “alla cautela prima di presumere che questa situazione possa mantenersi nei prossimi mesi”. Poiché “l’aumento dei rendimenti ha iniziato a determinare un ampliamento degli spread sulle obbligazioni con rating CCC e, più in generale, sul segmento high yield, riteniamo che tale dinamica possa incidere sempre più anche sulla qualità dei portafogli crediti”. Il rischio evidente, secondo von Rotberg, “è che le banche inizino a inasprire le condizioni di concessione dei prestiti”. Finora queste ultime “hanno contribuito a sostenere la crescita economica statunitense, al di là degli investimenti in conto capitale degli hyperscaler”. La prossima indagine Senior Loan Officer Opinion Survey, “la cui pubblicazione è prevista per l’inizio di novembre, consentirà di capire se il ciclo creditizio abbia già raggiunto il picco o se debba ancora farlo”.