IA, il rischio per gli investimenti arriva dagli Stati Usa: nel mirino i data center

Le maggiori minacce allo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti potrebbero non arrivare da Washington, ma dai singoli Stati, dove cresce l’opposizione alla costruzione dei data center. È questo il punto centrale dell’analisi di Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO, che evidenzia come le prossime elezioni di metà mandato possano avere conseguenze significative sull’espansione delle infrastrutture necessarie all’AI, con potenziali ripercussioni sugli investimenti, sui mercati azionari e sulla crescita economica americana.

Secondo Cantrill, l’attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto sulle possibili conseguenze di un’eventuale vittoria democratica alle elezioni di novembre e sul rischio di un cambio di orientamento del Congresso nei confronti delle grandi aziende tecnologiche. Tuttavia, «riteniamo che il partito che controllerà il Congresso nei prossimi due anni avrà poca importanza per gli investimenti legati all’IA».

La ragione, spiega l’analista di PIMCO, è legata agli equilibri istituzionali statunitensi. «Indipendentemente dall’esito delle elezioni, il presidente Trump manterrà il potere di veto legislativo», rendendo difficile l’approvazione di provvedimenti ostili allo sviluppo dei data center. A questo si aggiunge la necessità, per la maggior parte delle leggi, di raggiungere una maggioranza di 60 voti al Senato, una soglia che i Democratici difficilmente potrebbero conseguire anche in caso di risultati elettorali particolarmente favorevoli.

Ciò non significa che un Congresso a maggioranza democratica non possa aumentare la pressione politica sul settore. Cantrill prevede infatti numerose iniziative legislative di carattere simbolico, soprattutto contro i data center, destinate a conquistare consensi in vista delle elezioni presidenziali del 2028 e a mettere in difficoltà i Repubblicani. Ma, almeno nel breve periodo, «è improbabile che si traduca in una vera e propria politica nei prossimi due anni», a meno di un cambiamento di posizione da parte della Casa Bianca.

Il problema dei consumi energetici e dei costi per le famiglie

A testimoniare la crescente attenzione politica verso il settore è il rapporto intitolato Power and Profits, pubblicato dai senatori Elizabeth Warren, Chris Van Hollen e Richard Blumenthal. Il documento critica diversi aspetti dell’espansione dei data center: dal loro elevato consumo energetico, con il rischio di far aumentare i costi per i consumatori, al ricorso ad accordi di riservatezza durante le fasi di sviluppo dei progetti, fino alle contestazioni sull’utilizzo degli incentivi fiscali federali.

Il tema si inserisce in un contesto nel quale il costo della vita rappresenta una delle principali preoccupazioni degli elettori americani. Per Cantrill, i data center sono diventati una manifestazione concreta di timori più ampi, che comprendono il rincaro dell’energia, la possibile perdita di posti di lavoro, le incertezze sul futuro dell’umanità e la crescente sfiducia nei confronti delle grandi imprese e delle Big Tech.

«I data center sembrano essere una manifestazione concreta delle preoccupazioni generali degli elettori», osserva l’esperta di PIMCO, sottolineando come l’opposizione alle nuove infrastrutture non sia necessariamente riconducibile a una sola parte politica.

Del resto, anche il presidente Trump ha difeso apertamente il settore, sostenendo che le comunità che rifiutano i data center rischiano di rimanere indietro sul piano economico. Una posizione che, tuttavia, non elimina il rischio di un cambiamento degli orientamenti politici a livello locale.

40 Stati Usa valutano restrizioni, 14 ipotizzano una moratoria

È proprio sul piano statale che, secondo Cantrill, si giocherà la partita decisiva per il futuro delle infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Durante le sessioni legislative del 2026, quaranta Stati americani hanno valutato forme di restrizione alla costruzione dei data center, mentre quattordici hanno preso in considerazione una moratoria totale.

«È a livello statale che si gioca la vera partita sui data center», sottolinea l’analista, evidenziando un elemento particolarmente importante per gli investitori: alcune delle restrizioni più severe sono state proposte proprio negli Stati che presentano le maggiori prospettive di espansione delle infrastrutture informatiche.

A novembre saranno in palio circa seimila seggi legislativi statali. Secondo Cantrill, il crescente malcontento nei confronti dei data center potrebbe tradursi nella prossima sessione legislativa in un numero ancora maggiore di proposte restrittive.

Un altro fronte è rappresentato dalle consultazioni popolari. L’analisi di PIMCO segnala 39 iniziative referendarie attese al voto a novembre, alcune delle quali riguardano Stati con un significativo potenziale di crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Ma il passaggio più importante potrebbe riguardare l’elezione dei governatori: a novembre si voterà in 36 dei 50 Stati americani. In molti casi, ricorda Cantrill, i governatori e i responsabili delle autorità di regolamentazione dei servizi pubblici dispongono dei poteri necessari per rallentare o bloccare temporaneamente l’espansione dei data center.

Il rischio di una pausa forzata nei progetti

La questione assume particolare rilevanza perché una quota significativa degli investimenti nel settore si è concentrata negli Stati governati dai Repubblicani. Secondo i dati richiamati da Cantrill, il 75% della costruzione dei data center si è svolto negli Stati tradizionalmente repubblicani, i cosiddetti Stati rossi, che dovrebbero continuare a rappresentare una componente fondamentale dell’espansione futura.

Proprio in queste aree, tuttavia, alcuni governatori che in precedenza avevano sostenuto lo sviluppo delle infrastrutture, anche attraverso incentivi fiscali, hanno iniziato a rivedere le proprie posizioni. Il governatore del Texas Greg Abbott viene indicato come un esempio di questo cambiamento.

Per un governatore appena eletto sulla base di un programma contrario ai data center, la soluzione più semplice potrebbe essere introdurre una moratoria temporanea, sospendendo i nuovi progetti per guadagnare tempo e definire un quadro normativo più restrittivo.

«La mossa più semplice per un governatore neoeletto è quella di premere “pausa”», spiega Cantrill. Una strategia che consentirebbe di bloccare temporaneamente l’avvio di nuove iniziative senza necessariamente interrompere quelle già in fase di costruzione.

Al momento, secondo l’analisi di PIMCO, New York rappresenta l’unico Stato ad aver introdotto una moratoria temporanea di questo tipo, consentendo il proseguimento dei cantieri già avviati e sospendendo gli altri progetti. La misura è stata oggetto di contenziosi, ma il clima politico potrebbe favorire l’adozione di provvedimenti analoghi in altre aree del Paese nel corso del 2027.

Cantrill invita inoltre a non considerare l’opposizione ai data center come un fenomeno destinato a esaurirsi immediatamente dopo le elezioni di metà mandato. «Noi contestiamo questa ipotesi», afferma, richiamando la diffusione delle preoccupazioni tra gli elettori e la trasversalità del malcontento nei confronti delle nuove infrastrutture.

Più costi e ritardi per gli investimenti nell’IA

Le conseguenze per il settore potrebbero essere rilevanti anche in assenza di divieti espliciti. Secondo Cantrill, gli sviluppatori potrebbero trovarsi ad affrontare una riduzione degli incentivi fiscali, maggiori spese per coinvolgere le comunità locali, procedure autorizzative più lunghe e nuovi obblighi imposti dalle amministrazioni pubbliche.

«Non prevediamo che lo sviluppo delle infrastrutture per l’IA si fermerà del tutto», chiarisce l’esperta di PIMCO, ma «riteniamo che ci saranno maggiori attriti in futuro per quanto riguarda gli investimenti nell’IA in molte località».

Nei casi più estremi, soprattutto negli Stati in cui la questione è diventata maggiormente polarizzata, come l’Ohio, le tensioni potrebbero sfociare in provvedimenti capaci di bloccare lo sviluppo dei data center a livello statale.

L’eventualità di trasferire i progetti su terreni federali o addirittura al di fuori della Terra non rappresenta, secondo l’analisi, una soluzione semplice, a causa dei numerosi ostacoli che renderebbero difficile aggirare le resistenze locali.

Possibili ripercussioni su Wall St. e sui rendimenti dei bond

Per gli investitori, il punto centrale è comprendere come l’aumento dei vincoli normativi possa incidere sulle prospettive di crescita dell’intelligenza artificiale. Un rallentamento nella realizzazione dei data center rischierebbe infatti di aumentare i costi dei progetti, ritardare gli investimenti e ridimensionare le aspettative sui benefici economici legati alla diffusione dell’AI.

Cantrill avverte che «l’aumento delle tensioni nello sviluppo dell’IA potrebbe pesare sulla crescita degli Stati Uniti, ridimensionare parte dell’ottimismo nei mercati azionari e ridurre l’effetto ricchezza».

Il riferimento è alle aspettative che hanno sostenuto una parte dell’entusiasmo degli investitori nei confronti delle società tecnologiche e dell’intera filiera dell’intelligenza artificiale. Se la costruzione delle infrastrutture dovesse incontrare ostacoli più consistenti, il mercato potrebbe essere costretto a rivedere almeno in parte le prospettive di crescita incorporate nelle valutazioni azionarie.

Le conseguenze potrebbero estendersi anche al mercato obbligazionario. Secondo l’analista di PIMCO, un aumento delle difficoltà per gli investimenti nell’AI potrebbe contribuire a una riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato con scadenze più lunghe, considerando che una parte del loro recente aumento è stata determinata dalla concorrenza per attrarre capitali verso altri investimenti.

La conclusione di Cantrill è quindi prudente: il quadro politico appare sfavorevole e potrebbe ulteriormente deteriorarsi, ma non implica necessariamente un arresto completo dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il rischio principale è piuttosto quello di un’espansione più lenta e costosa, condizionata dalle decisioni delle amministrazioni statali e dalle resistenze delle comunità locali.

Per gli investitori, conclude l’esperta, i rischi politici e normativi legati all’intelligenza artificiale sono destinati a rimanere presenti almeno fino alle elezioni presidenziali del 2028. Un orizzonte temporale che suggerisce di affiancare all’analisi delle opportunità offerte dall’AI una valutazione sempre più attenta dei vincoli energetici, autorizzativi e politici che potrebbero condizionarne lo sviluppo.