Asset allocation: come muoversi in questa fase secondo AllianceBernstein

“Il recente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato europei, accompagnato dall’aumento dei prezzi del petrolio, riporta al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra inflazione, crescita economica e sostenibilità dei conti pubblici“, fa notare Karen Watkin, portfolio manager Multi-Asset Solutions EMEA di AllianceBernstein. “Uno scenario che richiama, per alcuni aspetti, le tensioni osservate nel 2011 e nel 2022, ma che presenta anche differenze sostanziali, importanti per valutare le prospettive dei mercati e le implicazioni per i portafogli“.

Banche più solide rispetto al 2011

“Rispetto alla crisi del debito sovrano del 2011, il sistema finanziario europeo si trova oggi in una posizione più solida”, spiega Watkin. “Le banche sono meglio capitalizzate e la Banca Centrale Europea dispone di strumenti più efficaci per contrastare eventuali condizioni di mercato disordinate. Questo non significa, tuttavia, che i rischi siano venuti meno: in un contesto di costi di finanziamento elevati, le vulnerabilità fiscali continuano a rappresentare un elemento di attenzione”.

Le differenze rispetto al 2022

“Anche il confronto con il 2022 offre indicazioni utili”, prosegue Watkin. “Allora, l’impennata dell’inflazione spinse le banche centrali ad avviare un aggressivo ciclo di inasprimento monetario, provocando una flessione simultanea dei mercati obbligazionari e azionari e riducendo l’efficacia dei titoli di Stato come strumenti di diversificazione. Oggi, sebbene il rincaro dell’energia stia alimentando nuove pressioni inflazionistiche nel breve periodo, l’inflazione di fondo appare più contenuta e le aspettative restano ben ancorate. A questo si aggiunge un elemento importante: all’inizio dell’anno, i rendimenti obbligazionari erano superiori di quasi tre punti percentuali rispetto ai livelli di inizio 2022. Un punto di partenza che offre agli investitori un maggiore cuscinetto di reddito e che, a nostro avviso, potrebbe contribuire a limitare il potenziale di ulteriori rialzi dei rendimenti”.

Stati Uniti ed Europa: due velocità diverse

“Il rialzo dei rendimenti obbligazionari ha interessato anche gli Stati Uniti, sebbene in un contesto macroeconomico differente rispetto a quello europeo”, osserva la portfolio manager Multi-Asset Solutions EMEA di AllianceBernstein. “L’economia statunitense continua a sorprendere positivamente, sostenuta dalla resilienza del mercato del lavoro e dal ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale, che contribuisce a supportare gli utili societari. L’Europa, pur avendo mostrato una tenuta migliore di quanto inizialmente temuto dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, presenta prospettive di crescita più fragili, penalizzate dalla debolezza dei consumi e dalla maggiore esposizione agli aumenti dei prezzi dell’energia”.

Asset allocation: la selettività come bussola

“In questo scenario, riteniamo che la selettività sia più importante che mai, senza tuttavia rinunciare alle opportunità offerte dai mercati azionari”, sottolinea Watkin. “Un orientamento complessivamente costruttivo sull’azionario, accompagnato da un approccio più selettivo, ci sembra quindi la strategia più appropriata. Storicamente, le azioni hanno dimostrato di poter registrare performance positive anche in fasi di aumento dei rendimenti obbligazionari, purché sostenute da una crescita solida degli utili. Più che il livello assoluto dei rendimenti, sono la velocità del loro aumento e le ragioni sottostanti a determinarne l’impatto sui mercati. Un rialzo trainato dal rafforzamento dell’attività economica tende a essere più facilmente assorbito dalle borse rispetto a un movimento alimentato da un’inflazione persistente o da crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico”.

La preferenza per gli Stati Uniti e i mercati emergenti

“Sebbene le pressioni fiscali interessino entrambe le sponde dell’Atlantico, riteniamo quindi che il contesto di crescita e le prospettive degli utili continuino a favorire le azioni statunitensi rispetto a quelle europee”, afferma l’esperta di AllianceBernstein. “In quest’ottica, una preferenza per i mercati azionari degli Stati Uniti e dei Paesi emergenti appare giustificata dalle migliori prospettive sugli utili e dall’esposizione al ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale. In Europa, il settore finanziario continua a offrire opportunità interessanti, potendo beneficiare di tassi di interesse più elevati, a condizione che la crescita economica e le condizioni del credito rimangano favorevoli”.

Obbligazioni: prudenza sulla duration

“Sul fronte obbligazionario, appare prudente mantenere un sottopeso in termini di duration”, spiega Watkin. “Anche qualora le banche centrali avessero una necessità limitata di procedere con ulteriori rialzi dei tassi, le preoccupazioni legate alla sostenibilità del debito e l’elevato volume di emissioni di titoli di Stato nei Paesi del G7 potrebbero continuare a esercitare pressioni sui rendimenti a lunga scadenza. I titoli governativi conservano un ruolo importante come possibile protezione in caso di un brusco deterioramento della crescita, ma la loro capacità di diversificare il rischio di portafoglio risulta meno affidabile quando l’aumento dei rendimenti è riconducibile a fattori inflazionistici e fiscali”.

Valute: il dollaro come possibile scelta difensiva

“Infine, sul mercato valutario, una maggiore esposizione al dollaro statunitense rispetto all’euro potrebbe rappresentare una scelta interessante, alla luce della maggiore forza relativa dell’economia americana e della divergenza delle politiche economiche, oltre che per il potenziale ruolo difensivo della valuta statunitense in presenza di tensioni geopolitiche e rischi legati al debito sovrano europeo”, conclude Watkin.