L’indice S&P 500 si avvicina all’ultimo trimestre del 2026 sostenuto da una crescita ancora robusta degli utili societari, ma deve fare i conti con un contesto macroeconomico più complesso, caratterizzato da rendimenti obbligazionari elevati, inflazione persistente e incertezza sulle prossime mosse della Fed. In questo scenario, il principale interrogativo per gli investitori è se la crescita dei profitti legati all’intelligenza artificiale riuscirà a compensare la pressione sulle valutazioni azionarie esercitata da un costo del capitale più alto.
Secondo Violeta Todorova, senior research analyst di Leverage Shares, il mercato si trova di fronte a un equilibrio delicato tra fondamentali societari ancora favorevoli e condizioni finanziarie meno accomodanti. «La questione chiave è capire se la crescita degli utili riuscirà a continuare a compensare la pressione esercitata da tassi di attualizzazione più elevati», sottolinea l’analista, evidenziando come la tenuta delle quotazioni dipenderà sempre più dalla capacità delle imprese di tradurre le aspettative di crescita in risultati concreti.
Rendimenti obbligazionari e valutazioni sotto pressione
I dati più recenti, che segnalano un indebolimento del mercato del lavoro statunitense, hanno ridimensionato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed a ottobre, offrendo un temporaneo sostegno ai mercati azionari. Il quadro resta tuttavia complesso, soprattutto a causa dell’andamento del mercato obbligazionario.
Il rendimento dei Treasury statunitensi decennali si attesta intorno al 5,3%, quello dei titoli trentennali è vicino al 5,6%, mentre il biennale rende circa il 4,8%. L’inflazione persistente, le preoccupazioni sulla finanza pubblica, l’elevata offerta di titoli di Stato e il premio per il rischio legato alla detenzione di obbligazioni a lunga scadenza continuano a mantenere elevati i costi di finanziamento.
Queste condizioni rappresentano un ostacolo per le valutazioni azionarie, perché rendimenti obbligazionari più alti aumentano il tasso con cui vengono attualizzati i profitti futuri delle società. Nell’ultimo anno, il rapporto prezzo/utili prospettico dell’S&P 500 è già sceso da circa 23 a 19 volte, mentre i rendimenti reali sono aumentati.
«Se i rendimenti resteranno sopra il 5%, le società dovranno continuare a registrare una forte crescita degli utili per giustificare le valutazioni attuali», osserva Todorova. La tenuta dell’indice dipenderà quindi non soltanto dalla capacità delle imprese di generare profitti, ma anche dall’evoluzione dei tassi di interesse e dalla disponibilità degli investitori a riconoscere multipli elevati in un contesto finanziario più restrittivo.
La Fed tra inflazione e rallentamento economico
La politica monetaria rappresenta un altro elemento decisivo per le prospettive dell’azionario statunitense. Il rallentamento del mercato del lavoro offre alla Federal Reserve maggiore spazio per mantenere invariati i tassi a ottobre, ma non risolve il problema di un’inflazione che potrebbe rimanere persistente.
Le aspettative di mercato indicano una possibile pausa nella riunione di ottobre, seguita da un rialzo di 25 punti base a dicembre. Le proiezioni della Fed di settembre collocano invece il tasso ufficiale mediano intorno al 4,1% alla fine sia del 2026 sia del 2027, mentre i mercati dei futures scontano altri due rialzi da 25 punti base nel corso del 2027.
Il percorso effettivo della politica monetaria rimane dunque strettamente legato all’evoluzione dei prezzi e dell’occupazione. Un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro potrebbe ridurre le pressioni sui tassi, ma un’inflazione resistente rischierebbe di limitare il margine di manovra della banca centrale.
A complicare lo scenario contribuisce anche il petrolio. A settembre il Brent ha scambiato intorno ai 100 dollari al barile, in un contesto caratterizzato da preoccupazioni sul fronte dell’offerta. Il rincaro dell’energia può alimentare l’inflazione, comprimere il potere d’acquisto delle famiglie e aumentare i costi operativi delle imprese.
Per Todorova, la combinazione di queste variabili costituisce un fattore di rischio per i mercati: prezzi energetici elevati potrebbero rendere più difficile un allentamento monetario, proprio mentre le valutazioni azionarie necessitano di condizioni finanziarie meno penalizzanti.
L’intelligenza artificiale sostiene la crescita degli utili
Nonostante le difficoltà macroeconomiche, il principale elemento a favore dell’S&P 500 resta la solidità dei risultati societari, con gli investimenti nell’intelligenza artificiale che continuano a rappresentare un importante motore di crescita.
Secondo le stime di Goldman Sachs, l’utile per azione dell’indice è cresciuto del 51% su base annua nel secondo trimestre del 2026. Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno inoltre contribuito a quasi la metà della crescita degli utili registrata nell’anno.
Anche le previsioni elaborate da FactSet segnalano un miglioramento delle prospettive. Tra il 30 giugno e il 31 agosto, le stime aggregate dal basso verso l’alto sull’utile per azione dell’S&P 500 per il 2026 sono aumentate del 6,1%, raggiungendo 361,38 dollari.
Le attese per il terzo trimestre indicano una crescita degli utili del 31,8% per i Magnifici Sette, il gruppo delle principali società tecnologiche statunitensi, e del 25,5% per le altre 493 componenti dell’indice. Un dato che suggerisce come il rafforzamento dei profitti possa estendersi oltre le maggiori società tecnologiche, ampliando la base del sostegno fondamentale al mercato.
«Il principale argomento contro una correzione significativa dell’S&P 500 resta rappresentato dagli utili», evidenzia Todorova. La crescita dei profitti, in particolare quelli connessi all’intelligenza artificiale, potrebbe infatti continuare a sostenere le quotazioni anche in presenza di rendimenti obbligazionari elevati.
La prova decisiva sarà la redditività degli investimenti nell’AI
La sostenibilità del ciclo rialzista dipenderà tuttavia dalla capacità delle imprese di trasformare gli investimenti nell’intelligenza artificiale in ricavi e profitti duraturi. La diffusione del tema all’interno delle comunicazioni societarie è ormai ampia: oltre il 65% delle società dell’S&P 500 che hanno commentato i propri risultati durante l’estate ha menzionato l’AI, una quota nettamente superiore alla media degli ultimi cinque anni.
L’attenzione degli investitori si sposterà quindi sulla redditività degli ingenti capitali destinati a chip, data center e infrastrutture. L’aumento degli investimenti, da solo, non è sufficiente a garantire un miglioramento sostenibile dei margini: sarà necessario verificare che la spesa produca ritorni adeguati e contribuisca concretamente alla crescita degli utili.
Come sottolinea Todorova, «la prossima prova sarà capire se la spesa per l’AI continuerà a tradursi in ricavi e profitti sostenibili». È questo il passaggio fondamentale per valutare se l’intelligenza artificiale possa continuare a rappresentare un fattore di sostegno per l’intero mercato azionario statunitense, anziché alimentare soltanto una fase di espansione degli investimenti.
S&P 500 verso 8.000 punti: quali condizioni servono?
L’ultimo trimestre dell’anno sarà caratterizzato dall’interazione tra risultati societari, rendimenti dei Treasury, inflazione e decisioni della Federal Reserve. Tra gli indicatori da monitorare ci saranno l’eventuale ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro, la capacità dell’economia di evitare una recessione e le nuove indicazioni sugli utili del terzo trimestre.
Un elemento particolarmente importante sarà rappresentato dalle revisioni delle stime sui profitti. Se le imprese continueranno a sorprendere positivamente e le previsioni sugli utili verranno ulteriormente riviste al rialzo, l’S&P 500 potrebbe beneficiare di un sostegno fondamentale sufficiente a compensare almeno in parte la pressione esercitata dai tassi.
In questo scenario, un movimento dell’indice verso quota 8.000 punti sarebbe possibile anche senza una significativa espansione dei multipli di valutazione, a condizione che la crescita degli utili prosegua e i rendimenti obbligazionari si stabilizzino.
Lo scenario opposto sarebbe invece caratterizzato da un deterioramento simultaneo delle prospettive societarie e delle condizioni finanziarie. Un calo delle aspettative sugli utili, accompagnato da rendimenti dei Treasury ancora superiori al 5% e da prezzi dell’energia elevati, indebolirebbe sensibilmente il sostegno fondamentale al mercato.
In conclusione, secondo Todorova, la direzione dell’S&P 500 verso la fine del 2026 dipenderà dalla capacità della crescita degli utili legata all’intelligenza artificiale di compensare gli effetti di un costo del capitale più elevato. «L’equilibrio tra momentum degli utili e rendimenti obbligazionari elevati sarà probabilmente il principale fattore determinante per i mercati azionari fino alla fine del 2026», conclude l’analista di Leverage Shares.
