Nella seduta di ieri, giovedì 10 settembre, Wall Street ha chiuso in calo generalizzato, registrando la quarta sessione consecutiva in territorio negativo. I mercati statunitensi hanno sofferto la pressione esercitata dall’impennata del prezzo del greggio e dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, fattori che hanno alimentato i timori di un nuovo aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed.
Il Dow Jones ha ceduto lo 0,60%, l’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,58% e il Nasdaq ha perso lo 0,65%. Debole anche il Russell 2000, indice di riferimento per le piccole e medie capitalizzazioni.
Le ragioni del calo
Le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il rischio di un’escalation del conflitto con l’Iran hanno spinto il Brent oltre i 105 dollari al barile, con un’accelerazione che lo ha portato fino in area 108 dollari. Questa dinamica accentua i timori inflazionistici e continua a pesare negativamente sui listini azionari.
Contemporaneamente, i rendimenti dei Treasury hanno registrato un forte rialzo, con il decennale balzato al 4,95%, nuovo massimo degli ultimi anni. Una situazione che penalizza in particolare il comparto tecnologico.
Il quadro macroeconomico
A influenzare il sentiment degli investitori hanno contribuito anche i dati macroeconomici pubblicati ieri. L’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) di agosto è risultato in crescita e sostanzialmente in linea con le attese, confermando tuttavia la persistenza delle pressioni sui prezzi, soprattutto a causa dell’aumento dei costi energetici.
L’attenzione degli operatori è ora rivolta al dato chiave sull’inflazione statunitense, con la pubblicazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) prevista nel pomeriggio, che potrebbe fornire indicazioni decisive sulle prossime mosse della Fed. Nel frattempo, la BCE ha proceduto a un rialzo dei tassi di 25 punti base. Una decisione che arriva in un contesto di rallentamento economico e che alimenta i timori di una possibile fase di stagflazione qualora l’attuale scenario dovesse protrarsi nel tempo.
Risk off in vista
Secondo Saverio Berlinzani, analista di ActivTrades, il quadro che emerge dalle ultime sedute conferma un atteggiamento sempre più prudente da parte degli investitori. “La combinazione tra tensione geopolitica, corsa del greggio e rialzo dei rendimenti sta creando le condizioni ideali per una fase di risk off”, afferma Berlinzani, sottolineando come “il mercato stia progressivamente riducendo l’esposizione ai settori più ciclici e alla tecnologia, i più sensibili all’aumento del costo del denaro”.
L’analista di ActivTrades evidenzia inoltre come “il dato sul PPI abbia confermato che le pressioni inflazionistiche restano vive, soprattutto sul fronte energetico”, e che “tutta l’attenzione è ora rivolta al CPI, che potrebbe rappresentare il vero spartiacque per le prossime settimane”. Berlinzani aggiunge che “la mossa della BCE, pur attesa, arriva in un contesto di crescita debole e rischia di alimentare i timori di stagflazione”.
“Se il decennale americano dovesse consolidarsi stabilmente sopra il 4,90% e il Brent restare sopra i 105 dollari, la pressione sui listini azionari potrebbe intensificarsi ulteriormente”, conclude Berlinzani, secondo cui “gli investitori stanno già prezzando uno scenario di tassi più alti a lungo, e questo spiega la debolezza diffusa anche sulle small cap”.
