La performance economica dei mercati emergenti si è dimostrata notevolmente resiliente, nonostante i tassi d’interesse statunitensi più elevati e la guerra in Medio Oriente. A sottolineare questa tenuta è Mali Chivakul, emerging markets economist di J. Safra Sarasin, che traccia un quadro complesso ma ricco di opportunità per gli investitori internazionali. Secondo l’economista, il filo conduttore per interpretare l’andamento di questi mercati è la capacità di adattamento a temi globali come l’intelligenza artificiale e la transizione energetica, sebbene con differenze marcate tra le varie regioni.
L’Asia e il dominio dell’IA
In Asia, il motore della crescita è rappresentato senza dubbio dall’ondata di investimenti nell’intelligenza artificiale. “I Paesi asiatici, in particolare la Corea del Sud e Taiwan, hanno beneficiato in misura significativa dell’ondata di investimenti nell’IA”, afferma Chivakul. L’analisi prevede che questa tendenza si mantenga nei prossimi 6-12 mesi, grazie alla robusta domanda di semiconduttori che dovrebbe continuare a sostenere le esportazioni, gli investimenti e la crescita del PIL. Tuttavia, l’economista lancia un avvertimento: “Per la Corea del Sud e Taiwan continuiamo ad aspettarci utili solidi da parte dei produttori di chip di memoria, ma gli investitori dovrebbero prepararsi a una maggiore volatilità, poiché i mercati finanziari stanno esaminando sempre più attentamente la redditività degli investimenti nell’IA”.
Il quadro cinese si presenta invece più sfumato. Sebbene anche i settori cinesi legati all’IA abbiano registrato una domanda solida, Chivakul nota che questa “non sufficiente a compensare la debolezza interna”. C’è però un elemento di ottimismo: “I segnali sempre più evidenti che il governo cinese aumenterà la spesa fiscale nel resto del 2026 indicano un potenziale rialzo per i mercati azionari”. L’analisi distingue inoltre tra i diversi indici: gli indici offshore sono guidati dalle piattaforme internet e dal settore finanziario, mentre sul mercato onshore, le filiere dell’hardware per l’IA e della robotica, sebbene rappresentino una quota ridotta, sono sostenute dalla spinta verso la localizzazione tecnologica.
L’America Latina tra rallentamenti e riforme
In America Latina il quadro è eterogeneo. “Il Brasile sta rallentando e il Messico è in miglioramento”, sintetizza Chivakul, sottolineando come l’orientamento delle politiche economiche della regione stia diventando sempre più importante. Un segnale positivo arriva dai nuovi governi di Cile, Colombia e Perù, che “si sono impegnati a seguire una politica fiscale ortodossa, elemento fondamentale per la fiducia degli investitori nella regione”. L’economista ritiene che i segnali della loro attuazione saranno cruciali per mantenere tale fiducia. In particolare, “le prossime elezioni in Brasile offrono al futuro governo l’opportunità di ridefinire le priorità di politica fiscale e di ridurre il premio per il rischio del Paese”.
La regione sta vivendo un riallineamento politico che potrebbe dare vita a un nuovo ciclo di investimenti. “I nuovi leader di Bolivia, Cile, Colombia e Perù intendono incoraggiare gli investimenti delle imprese”, spiega Chivakul, aggiungendo che il riallineamento ha avvicinato la regione agli Stati Uniti, interessati a sviluppare catene di approvvigionamento strategiche per i minerali. Sebbene le nuove amministrazioni sembrino intenzionate a ridurre gli ostacoli burocratici, le riforme richiederanno tempo. Tuttavia, “poiché il rapporto tra investimenti e PIL è basso, soprattutto rispetto all’Asia, un aumento degli investimenti dovrebbe sostenere la crescita potenziale e gli utili futuri”.
L’Europa Orientale e il Sudafrica come casi virtuosi
Spostando lo sguardo sull’Europa Orientale, Chivakul segnala la Polonia come un caso di eccellenza. “In Europa, spicca la Polonia, in rialzo del 27% da inizio anno. Grazie alla forte domanda interna, è stata tra le economie dell’UE a più rapida crescita negli ultimi due anni”, afferma, prevedendo che la crescita e gli utili rimangano solidi.
Anche il Sudafrica viene menzionato come un mercato con potenziale di rialzo, “in particolare perché prevediamo un ulteriore aumento dei prezzi dell’oro e che le riforme strutturali inizino a dare i loro frutti”.
I rischi
I rischi, tuttavia, non mancano. A livello globale, Chivakul individua un fattore positivo nel fatto che “un dollaro statunitense più debole, sostenuto da una Fed più dovish e da un Tesoro più interventista, potrebbe sostenere in generale i mercati azionari emergenti”. Il principale rischio interno, invece, è di natura climatica: “un El Niño molto forte potrebbe spingere al rialzo i prezzi dei generi alimentari e i tassi d’interesse in alcune economie”.
La selezione attiva vince sull’esposizione passiva
In conclusione, l’analisi di Chivakul invita a una riflessione strategica. “La diversificazione rimane il tradizionale punto di forza dei mercati emergenti”, afferma, ma avverte che, sebbene l’indice complessivo sia attualmente trainato dal tema dell’IA, gli investitori possono comunque essere più selettivi. Temi globali come la frammentazione geoeconomica e la transizione verde si manifestano attraverso l’aumento della domanda di minerali critici, mentre temi locali come le riforme strutturali continuano a rappresentare una forza trainante.
Il messaggio finale dell’economista è chiaro e diretto: “Il filo conduttore per gli investitori è che il rally dei mercati emergenti del 2026 è reale, ma circoscritto”. I rendimenti si sono concentrati in pochi titoli legati all’IA, proprio mentre i mercati mettono in discussione la spesa alla base di questa crescita, “una combinazione che premia la selezione attiva rispetto all’esposizione passiva al beta”. Un dollaro più debole, lo stimolo fiscale della Cina e il riallineamento dell’America Latina verso politiche favorevoli al mercato offrono ciascuno punti di ingresso distinti, ma “ognuno richiede una verifica concreta, non semplicemente fiducia”. La sfida, conclude Chivakul, “consiste meno nell’essere presenti nei mercati emergenti quanto piuttosto quello di agire in modo mirato all’interno di essi”.
