Oro: le prospettive per i prossimi mesi secondo Gold Avenue

Il quadro per l’oro nella parte finale del 2026 resta sostenuto da fattori strutturali, ma dopo Jackson Hole il percorso appare meno lineare. Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha ribadito che l’inflazione è ancora troppo elevata, che l’obiettivo del 2% non è in discussione e che la Fed è pronta ad agire se necessario. Questo messaggio ha modificato rapidamente le attese sui tassi: dopo la pausa di luglio, i mercati attribuiscono ora una probabilità significativa a un rialzo già a settembre. Come conseguenza, rendimenti obbligazionari più alti e un dollaro più forte possono continuare a esercitare pressione sull’oro nel breve termine. Secondo Nicolas Cracco, ad di Gold Avenue, “il messaggio di Warsh ha riallineato le aspettative del mercato, creando un vento contrario momentaneo per il metallo prezioso, che soffre quando il costo del denaro sale e il biglietto verde si rafforza”.

La correzione non cancella le ragioni di fondo

Nonostante la frenata successiva al discorso della Fed, la correzione seguita a Jackson Hole non cancella le ragioni di fondo a favore del metallo. L’oro ha comunque chiuso agosto con un rialzo di circa il 9,88%, nonostante le vendite successive al discorso della Fed. I tassi sono soltanto una parte del quadro: gli investitori continuano a guardare alla crescita del debito pubblico statunitense, al rapporto tra Tesoro e banca centrale, all’indipendenza della politica monetaria e, più in generale, alla fiducia nel dollaro. Nicolas Cracco sottolinea che “quando questa struttura viene percepita come meno solida, l’oro può beneficiare della domanda di protezione anche in presenza di tassi elevati. La recente correzione va letta come un movimento tecnico, non come un cambio di rotta definitivo”.

I livelli chiave da monitorare fino a dicembre

Guardando al calendario, gli analisti ritengono che il livello compreso tra 4.200 e 4.400 dollari rappresenti un’area da monitorare fino alla fine dell’anno in uno scenario più prudente. Se la Fed dovesse mantenere un orientamento restrittivo e le pressioni inflazionistiche, comprese quelle legate all’energia, dovessero persistere, l’oro potrebbe entrare in una fase di consolidamento o subire ulteriori correzioni. Al contrario, dati più deboli sul mercato del lavoro o segnali di un rallentamento dell’inflazione potrebbero smorzare le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi e potenzialmente sostenere un ritorno verso il livello dei 4.700 dollari. In merito, Nicolas Cracco consiglia di “tenere d’occhio i dati macroeconomici: ogni numero sull’occupazione o sui prezzi al consumo potrebbe spostare l’ago della bilancia in modo significativo”.

Volatilità e trend di lungo periodo

La volatilità potrebbe quindi rimanere elevata nei prossimi mesi, con l’andamento dell’oro che probabilmente dipenderà in modo significativo dai prossimi dati macroeconomici e dalle decisioni della Fed. Allo stesso tempo, un singolo segnale restrittivo non altera necessariamente il quadro generale. Fattori quali il debito statunitense, i rischi geopolitici, la diversificazione delle riserve e la domanda istituzionale potrebbero continuare a sostenere l’andamento dell’oro. Da questa prospettiva, la correzione seguita a Jackson Hole può essere vista come una reazione di mercato a breve termine piuttosto che come prova certa di un cambiamento nel trend a medio-lungo termine. Nicolas Cracco conclude che “la storia insegna che l’oro reagisce ai tassi, ma vive di fiducia. Finché permarranno dubbi sulla sostenibilità del debito americano e sulla stabilità geopolitica, il metallo giallo resterà un asset strategico nei portafogli”.