Investimenti: Europa tra crisi energetica e possibile rinascita industriale

Dalla fine del 2025, le tensioni nel Golfo e le interruzioni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz hanno determinato una ripresa dell’inflazione. Come spiega David Moss, senior portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, “il rincaro dei prezzi dell’energia funge da shock di crescita perché fa aumentare i costi di produzione, comprime la domanda e riduce i margini”. L’impatto, prosegue, “va ben oltre il settore energetico, toccando trasporti, materiali e trasporto aereo”. Le previsioni di crescita europea per il 2026, che si attendevano a doppia cifra, “potrebbero attestarsi solo tra il 5 e il 10 percento”, avverte Moss. Tuttavia, aggiunge, “la fragilità ciclica non deve farci perdere di vista i cambiamenti strutturali molto più profondi che stanno interessando il continente”.

Dal capitale “leggero” agli asset strategici

Secondo Moss, “stiamo assistendo a un cambiamento epocale: il capitale leggero lascia il passo agli asset strategici, con un rinnovato investimento nella produzione, nei sistemi energetici e nelle infrastrutture, in particolare in Germania”. Le aziende industriali riacquistano centralità: Rolls-Royce, Safran, Siemens Energy e Sandvik sono esempi concreti di questa tendenza. “Il nostro posizionamento settoriale riflette una forte convinzione in questo cambiamento”, dichiara Moss. “La scarsa capacità industriale e le elevate barriere all’ingresso stanno restituendo valore a quei settori che sono stati a lungo trascurati”. E prosegue: “La Germania, con il suo allentamento fiscale, potrebbe diventare il motore di questa nuova fase”.

Il divario tecnologico e l’intelligenza artificiale

La rivoluzione dell’AI sta ridisegnando i mercati, ma non tutti ne beneficeranno. “Non tutte le aziende tecnologiche sono uguali”, avverte Moss. Società come ASML, ASM International e Atlas Copco, operanti nelle infrastrutture dei semiconduttori, “hanno registrato un aumento della performance relativa”. Al contrario, “settori come il software o i servizi digitali sono rimasti indietro a causa delle preoccupazioni relative alla pressione sui modelli di business”. Moss sottolinea: “La vera opportunità in Europa sta nelle aziende che forniscono le tecnologie abilitanti, quelle senza le quali l’intelligenza artificiale non potrebbe nemmeno esistere”.

Oltre la macroeconomia: le storie aziendali

Per Moss, “la macroeconomia è importante, ma sono le storie aziendali a fare realmente la differenza”. Infineon Technologies trae vantaggio dalla domanda di semiconduttori di potenza, AstraZeneca incarna la resilienza del farmaceutico, Legrand beneficia degli investimenti nei data center. “Queste aziende presentano elevate barriere all’ingresso e beneficiano di trend strutturali favorevoli, quali energia, sanità e digitalizzazione”, osserva il manager. “Non sono storie da breve termine, ma protagoniste di un cambiamento che durerà per decenni”.

I limiti dell’approccio passivo

“In un contesto come quello attuale, un approccio passivo dimostra di avere dei limiti, soprattutto in Europa”, dichiara Moss. “La forte esposizione degli indici a settori in difficoltà frena la performance, mentre in aree sottorappresentate si trovano opportunità più convincenti”. Secondo il senior portfolio manager, “la gestione attiva diventa essenziale per individuare le società con potere di determinazione dei prezzi e flussi di cassa sostenibili”. E conclude: “Qualità, analisi approfondita e approccio dinamico sono fondamentali per orientarsi in un contesto in continua evoluzione”.

Prospettive future

“L’Europa si trova a un punto di svolta”, afferma Moss. “Anche in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, inflazione in ripresa e crescita incerta, l’azionario europeo resta sostenibile nel lungo termine, con valutazioni più contenute rispetto agli Stati Uniti”. Il manager conclude: “L’Europa ha tutte le carte in regola per sorprendere positivamente, a patto che si sappia guardare oltre la volatilità di breve periodo e si scelgano le aziende che stanno realmente guidando la trasformazione industriale e tecnologica del continente”.