Simposio di Jackson Hole: ha ancora senso senza forward guidance?

Il simposio di Jackson Hole rappresentava l’appuntamento cardine di fine estate per un gran numero di investitori, indipendentemente dalle diverse asset class. Considerato una sorta di comitato di politica monetaria, a cui partecipavano i governatori delle principali Banche centrali, il simposio serviva a ricalibrare le aspettative degli investitori per il resto dell’anno e, in alcuni casi, a prepararli a cambiamenti significativi nella politica monetaria.

Ricordiamo ancora, ad esempio, i numerosi sottili accenni lanciati da Powell per preparare gli investitori al ciclo di tagli dei tassi iniziato nel 2024, o l’annuncio di Draghi relativo al lancio del primo programma di quantitative easing della BCE nel 2014.

Ma oggi, a quasi cinquant’anni dalla prima edizione, ci si interroga sul futuro stesso di questo appuntamento.

L’era della forward guidance della Fed è finita

Tuttavia, questi annunci di grande risonanza avevano senso solo in un contesto in cui la “forward guidance” era parte integrante degli strumenti a disposizione delle Banche centrali e in cui sorprendere i mercati non rientrava nella dottrina prevalente. Ora che la forward guidance è stata, nella migliore delle ipotesi, sostituita dalla “framework guidance” — introdotta da Christine Lagarde — o semplicemente abolita da Kevin Warsh lo scorso maggio, non è forse inutile aspettarsi anche solo il minimo segnale dalla riunione organizzata dalla Fed di Kansas City negli ultimi 49 anni?

Secondo Mabrouk Chetouane, Head of Global Market Strategy di Natixis IM, “non c’è dubbio che il presidente della Fed continuerà sulla scia delle prime due riunioni del FOMC, in cui permarrà il vuoto creato dall’uscita di scena di Jerome Powell – in termini di orientamento delle aspettative di mercato”. Questo vuoto, prosegue l’esperto, “potrebbe deludere i mercati o addirittura aumentare le tensioni sul segmento a lungo termine della curva dei rendimenti, che è già sottoposto a una pressione significativa”.

Un tema che cambia rotta

Inoltre, il tema di questa conferenza rappresenta un ulteriore segnale che indica un allontanamento dalla tendenza principale osservata nell’ultimo decennio. Tradizionalmente incentrato sulle implicazioni dei nuovi regimi macroeconomici (la Grande Moderazione, la pandemia e gli shock di offerta, il ritorno dell’inflazione) per la politica monetaria, l’evento di quest’anno esaminerà l’impatto delle innovazioni finanziarie sui pagamenti e sulla politica monetaria. Come sottolinea Chetouane, “in una certa misura, questo evento segnerà il culmine di questa nuova era caratterizzata da investitori lasciati a se stessi”. Il cambiamento di paradigma è evidente: non si discuterà più di come le banche centrali comunicheranno le proprie intenzioni, ma di come le tecnologie finanziarie trasformeranno i meccanismi stessi della trasmissione monetaria.

L’addio alla bussola dei mercati

La domanda che molti si pongono è se Jackson Hole abbia ancora senso senza una chiara forward guidance. Per decenni, il simposio è stato il palcoscenico ideale per preparare i mercati a svolte epocali, un luogo dove le parole misurate dei banchieri centrali venivano decifrate come un codice segreto dagli investitori di tutto il mondo. Ora che quel codice è stato dismesso, cosa resta? Chetouane non usa mezzi termini: “assisteremo probabilmente al funerale della forward guidance in occasione di questo 49° simposio di Jackson Hole”. Un’affermazione forte, che fotografa un cambiamento epocale nel modo di fare politica monetaria. Se la forward guidance era la bussola che orientava le aspettative, il suo abbandono lascia gli investitori in mare aperto, senza punti di riferimento certi.

Le implicazioni per gli investitori

Per gli operatori finanziari, l’assenza di segnali chiari da Jackson Hole potrebbe tradursi in una maggiore volatilità, soprattutto sul segmento a lungo termine della curva dei rendimenti. Già sotto pressione per i persistenti timori inflazionistici e per l’elevato debito pubblico, i rendimenti potrebbero subire ulteriori scossoni in assenza di indicazioni da parte della Fed. La scelta di discutere di innovazioni finanziarie piuttosto che di politica monetaria tradisce, secondo Chetouane, “un allontanamento dalla tendenza principale” che aveva caratterizzato gli ultimi dieci anni. Gli investitori dovranno quindi abituarsi a un nuovo scenario, in cui le banche centrali non offriranno più indicazioni preventive ma reagiranno ai dati in tempo reale, con il rischio di sorprese e di maggiori turbolenze sui mercati.