A cura di Polina Kurdyavko, Head of BlueBay Emerging Markets, RBC BlueBay
Poche settimane fa, la Cina ha fatto atterrare con successo il suo primo razzo riutilizzabile, posizionandosi a soli 24 mesi di distanza dagli Stati Uniti in termini di capacità lunari – e non a 10 anni, come molti avevano ipotizzato. La costruzione di basi sulla Luna è diventata una priorità strategica, poiché il controllo dello spazio potrebbe offrire vantaggi militari, tecnologici e logistici. In questa nuova realtà, sia la politica spaziale che quella commerciale equivalgono alla politica estera e il fragile equilibrio che abbiamo mantenuto dalla fine della Guerra Fredda viene messo alla prova in molti modi.
Il vantaggio strategico della Cina
La Cina ha sviluppato un vantaggio strategico in due settori cruciali che definiranno il prossimo decennio: le infrastrutture energetiche e l’integrazione dell’intelligenza artificiale. Mentre gli Stati Uniti sono alle prese con un problema di inflazione, derivante da una rete elettrica sottosviluppata e dalla continua dipendenza dal petrolio, la Cina ha costruito una rete elettrica sofisticata che fornisce elettricità a un costo compreso tra 0,08 e 0,12 dollari USA per kWh, quasi la metà del costo degli Stati Uniti (da 0,15 a 0,17 dollari USA per kWh) e di un terzo di quello dell’Europa (da 0,2 a 0,4 dollari USA per kWh).
Questo vantaggio energetico si è tradotto in una straordinaria integrazione dell’intelligenza artificiale in tutti i settori dell’economia. La portata è sbalorditiva: dalla contabilità e dalla verifica dei contratti alla pianificazione e all’ottimizzazione degli impianti, l’intelligenza artificiale ha penetrato gli stabilimenti produttivi a un ritmo che fa sembrare modesta l’adozione da parte dell’Occidente. Un esempio è dato dall’ecosistema intelligente casa, persona, auto impiegato nella nuova supercar elettrica di Xiaomi, che vanta 1.548 cavalli (pari a una Lamborghini) e un’autonomia della batteria compresa tra 600 e 900 km con una ricarica completa in 25 minuti, il tutto a 75.000 dollari. Al di fuori della Cina, l’auto più economica a benzina con una potenza equivalente avrebbe un prezzo di partenza di circa 1,8 milioni di dollari.
In Cina, l’integrazione dell’IA è visibile anche in campo medico, dove applicazioni mediche come i robot per gli impianti dentali e quelli per il ginocchio sono ora coperti dall’assicurazione sanitaria nazionale.
Le implicazioni economiche sono profonde. L’IA richiede meno credito rispetto agli investimenti industriali tradizionali, il che suggerisce che si possa porre maggiore enfasi sulla politica monetaria e fiscale per stimolare la domanda. Riteniamo che la Banca popolare cinese (PBoC) abbia margine per tagliare ulteriormente i tassi, dato che l’inflazione rimane sotto controllo. Ad esempio, con i tassi ipotecari al 3%, sarebbero necessari ulteriori tagli dei tassi per rilanciare il mercato immobiliare. In altre parole, la Cina oggi ha più leve di politica monetaria rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati alle prese con pressioni inflazionistiche.
L’imperativo della politica monetaria e fiscale
In un contesto in cui la maggior parte dei paesi più importanti non può permettersi una guerra convenzionale e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale non si è ancora tradotta in un aumento del reddito per la maggior parte dei lavoratori, spetta alla politica monetaria e a quella fiscale svolgere il ruolo principale. In assenza di un problema di inflazione, la Cina dispone di un maggiore margine di manovra.
Tuttavia, i responsabili politici cinesi si sono mostrati riluttanti ad avviare un programma di espansione fiscale su larga scala. Il passaggio a progetti infrastrutturali “piccoli ma di qualità” nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road” riflette questa nuova realtà. I progetti nel settore sanitario e dell’acqua potabile hanno sostituito le mega-infrastrutture, poiché i flussi di cassa assumono un’importanza maggiore rispetto alle garanzie governative. Nonostante i controlli sui conti di capitale, l’internazionalizzazione del renminbi prosegue con costanza: oltre il 30% degli scambi commerciali viene ora regolato in renminbi (rispetto al solo 15% di un decennio fa) e il mercato dei panda bond cresce del 50% all’anno.
Questo potrebbe rivelarsi un contesto di mercato favorevole per il debito cinese in valuta locale e la domanda è se questo tema possa estendersi oltre i confini della Cina.
Concorrenza regionale e nuova realtà
La Cina sostiene le industrie mentre l’America sostiene le persone, una differenza fondamentale nell’approccio che si estende al loro impegno internazionale. Gli Stati Uniti affrontano sfide strutturali derivanti dal loro ciclo elettorale biennale e dalla mancanza di pazienza strategica, mentre la Cina dimostra coerenza e pianificazione a lungo termine, anche se non sempre attuate in modi che l’Occidente ritiene attraenti. Tutte le regioni potrebbero dover adeguarsi per mantenere l’equilibrio strategico. Forse un mondo in cui la Cina spende di più, gli Stati Uniti risparmiano e l’Europa torna investire maggiormente più fornirebbe una base più solida.
Per gli investitori, questa nuova realtà crea sia opportunità che sfide. Il debito cinese in valuta locale potrebbe beneficiare della maggiore flessibilità della politica monetaria del Paese, sebbene gli attuali rendimenti quinquennali degli enti locali, pari all’1,4%, siano già ai minimi storici. I settori esposti all’integrazione dell’intelligenza artificiale e alla transizione energetica meritano particolare attenzione, anche se forse il modo migliore per trarne vantaggio potrebbe essere attraverso i mercati azionari piuttosto che quelli obbligazionari.
