Generali AM: “Credito IG in euro: rendimenti interessanti ma selettività d’obbligo”

Il mercato del credito investment grade (IG) denominato in euro continua a muoversi su un terreno complessivamente positivo, sostenuto da rendimenti che mantengono un certo fascino e da fondamentali societari solidi. L’offerta primaria rimane contenuta, elemento che contribuisce a sostenere la domanda per obbligazioni di alta qualità. Tuttavia, lo scenario non è privo di nubi all’orizzonte. Le tensioni in Medio Oriente restano al centro dell’attenzione degli investitori, rappresentando il principale fattore di rischio per un mercato che, in assenza di shock esogeni di maggiore entità, potrebbe continuare a viaggiare su ritmi costruttivi.

Lo scenario centrale, spiega Fabrizio Viola, portfolio manager di Generali Asset Management, rimane moderatamente positivo. “Un progressivo allentamento delle preoccupazioni geopolitiche e un tono meno aggressivo da parte degli Stati Uniti potrebbero rapidamente riportare i mercati verso il quadro che ha caratterizzato gli ultimi trimestri: crescita resiliente, spread creditizi contenuti e tassi governativi inseriti in un intervallo relativamente stabile”. Restano però da monitorare con attenzione gli sviluppi legati a Iran, Israele e Libano, elementi che potrebbero in qualsiasi momento modificare le attuali dinamiche di mercato.

La selettività diventa la parola d’ordine

In questo contesto, mantenere l’esposizione al credito investment grade appare ancora una scelta appropriata. Il potenziale di deterioramento degli spread sembra infatti piuttosto limitato, a meno che non si verifichi un nuovo e significativo shock geopolitico in grado di sconvolgere gli equilibri attuali. Il mercato europeo ha già dimostrato una notevole capacità di assorbire le pressioni inflazionistiche legate agli eventi in Medio Oriente, mentre i livelli di tasso più elevati continuano a sostenere la domanda, grazie all’attrattiva del reddito offerto dalle obbligazioni corporate.

L’approccio, tuttavia, non può prescindere da un rigoroso esercizio di selettività. “È probabile che aumenti la dispersione tra emittenti, rendendo sempre più importante l’analisi fondamentale e la selezione bottom-up del credito”, sottolinea Viola. “In questo contesto, l’assunzione di rischio dovrebbe concentrarsi sui casi in cui le valutazioni compensano adeguatamente le vulnerabilità specifiche dei singoli emittenti”. Un monito che invita a non abbassare la guardia, nonostante il quadro macroeconomico appaia tutt’altro che critico.

Obbligazioni cash preferite ai derivati

Sul piano del valore relativo, le obbligazioni cash appaiono oggi meglio posizionate rispetto agli indici CDS. Il calo delle nuove emissioni dovrebbe migliorare i fattori tecnici a supporto del mercato cash, mentre gli indici sintetici potrebbero incontrare maggiori difficoltà nel comprimere ulteriormente i premi di rischio dagli attuali livelli. Un elemento che orienta le scelte di investimento verso il mercato primario delle obbligazioni, piuttosto che verso strumenti derivati.

I derivati, tuttavia, non vengono completamente accantonati. “Mantengono comunque una loro utilità, soprattutto come fonte di opzionalità a basso costo per gli investitori interessati a proteggersi dai rischi di coda o a sfruttare eventuali episodi di volatilità”, precisa il portfolio manager. Un approccio che combina la preferenza per il cash con la consapevolezza che gli strumenti derivati possono giocare un ruolo utile nella gestione dei rischi estremi.

Finanziari in pole position, cautela sui ciclici

L’allocazione settoriale continua a privilegiare il comparto finanziario. In particolare, il debito Tier 2 investment grade offre livelli di carry interessanti a fronte di un incremento contenuto della volatilità rispetto alle obbligazioni senior. Una scelta che riflette la fiducia nel settore bancario e assicurativo, ritenuto in grado di offrire un profilo rischio-rendimento vantaggioso in questa fase.

Più in generale, i settori difensivi e di maggiore qualità restano preferibili a quelli ciclici, poiché il premio al rischio offerto da questi ultimi appare ancora limitato. La prudenza rimane giustificata nel settore automobilistico, dove fondamentali e dinamiche industriali continuano a mostrare elementi di fragilità. Anche il debito degli hyperscaler tecnologici appare meno interessante, soprattutto sulle scadenze lunghe della curva, segmento che gli esperti continuano a evitare con decisione.

La fascia intermedia della curva resta la preferita

Sulla curva dei rendimenti, l’attenzione si concentra sul segmento compreso tra i 3 e i 7 anni. Questa fascia offre il miglior equilibrio tra carry e potenziale compressione degli spread, beneficiando inoltre di una solida domanda da parte degli investitori focalizzati su strategie a scadenza prefissata. Una scelta che bilancia la ricerca di rendimento con la necessità di contenere la volatilità, in un contesto in cui le scadenze più lunghe potrebbero risentire maggiormente di eventuali turbolenze.

Ibride corporate meno attraenti dopo il rally

Nel comparto subordinato, le obbligazioni ibride corporate hanno registrato una performance particolarmente positiva negli ultimi mesi e appaiono oggi relativamente costose rispetto ad altri segmenti ad alto beta, come il credito BBB, i Tier 2 finanziari e gli emittenti crossover BB. Un rally che ne ha ridotto l’attrattiva relativa, spingendo gli investitori a guardare altrove per opportunità più interessanti.

All’interno dell’universo subordinato, la preferenza continua ad andare ai grandi gruppi assicurativi, che offrono valutazioni relative più interessanti e un miglior equilibrio tra rischio e rendimento. Un comparto che, a differenza di altri, mantiene un profilo di rischio più contenuto e prospettive di rendimento ancora soddisfacenti.

Prospettive costruttive ma con disciplina

Nel complesso, le prospettive per il credito investment grade europeo restano moderatamente favorevoli. Rendimenti elevati, fattori tecnici di mercato ancora positivi e fondamentali societari solidi continuano a sostenere l’asset class. Tuttavia, con spread già compressi e rischi geopolitici ancora presenti, la costruzione del portafoglio dovrà rimanere disciplinata, privilegiando qualità, settore finanziario, scadenze intermedie e un’attenta selezione degli emittenti.

Come sintetizza Viola, “le prospettive per il credito investment grade europeo restano moderatamente favorevoli”. Ma l’ottimismo deve essere temperato da una vigilanza costante e da una selezione rigorosa, perché in un mercato che ha già recuperato gran parte del terreno, sono le scelte di dettaglio a fare la differenza tra una strategia vincente e una che rischia di essere travolta dagli eventi.