Trimestrali: i mercati cercano conferme oltre l’IA

Nel corso del secondo trimestre del 2026, il mercato azionario statunitense si trova ad affrontare un paradosso di non facile soluzione. Da un lato, le stime indicano una crescita eccezionale degli utili per l’indice S&P 500, trainata in modo schiacciante da un ristretto gruppo di società. Secondo le proiezioni, i giganti della tecnologia e dei semiconduttori dovrebbero generare quasi il 60 per cento della crescita complessiva degli utili dell’indice, con un aumento atteso dell’EPS su base annua del 24,7 per cento. Si tratta della previsione più alta registrata all’inizio di un trimestre dal 2021.

Tuttavia, come sottolinea Laura Cooper, Global Investment Strategist e Head of Macro Credit di Nuveen, questa concentrazione nasconde delle fragilità. “I primi dieci titoli dovrebbero determinare la maggior parte di tale crescita. Se si esclude l’attuale ciclo di spesa, tuttavia, alcuni indicatori suggeriscono che l’economia sottostante stia già perdendo slancio”, ha dichiarato Cooper. La scorsa settimana ha offerto un esempio lampante di questa tensione: nonostante le prime aziende abbiano registrato un tasso di superamento delle aspettative pari a circa l’88% e utili bancari solidi, l’indice Philadelphia Semiconductor è crollato di quasi il 10 per cento. “Gli investitori si sono chiesti se le valutazioni legate all’AI siano ancora giustificate”, ha aggiunto l’esperta, evidenziando come risultati superiori alle attese e forti ondate di vendite si siano verificati nello stesso momento.

Il riflesso europeo e la concentrazione settoriale

La dinamica osservata negli Stati Uniti trova un parallelo significativo anche in Europa. Secondo l’analisi di Nuveen, la crescita complessiva dell’EPS del secondo trimestre nel Vecchio Continente, pari a circa il 12 per cento, è in gran parte attribuibile al solo settore energetico. Escludendo questo comparto, la crescita sottostante si attesterebbe intorno al 3 per cento. Sebbene i titoli esposti all’intelligenza artificiale e i beni strumentali stiano emergendo come fattori secondari di crescita, questi ultimi beneficiano soprattutto di un anticipo degli acquisti in vista di potenziali interruzioni della catena di approvvigionamento.

Cooper invita a non leggere questa tendenza come un motivo per essere pessimisti, ma piuttosto come un campanello d’allarme per riflettere sulla dipendenza del mercato. “Tale concentrazione non è un motivo per essere pessimisti, ma per riflettere su ciò da cui dipende il mercato”, ha affermato. Secondo la strategist, la stagione degli utili in corso costituirà un test fondamentale per verificare se il ristretto gruppo che sta trainando il mercato sarà in grado di continuare a farlo al ritmo richiesto dalle attuali aspettative.

Un quadro più incoraggiante

Nonostante le preoccupazioni per la concentrazione, esiste una lettura più ottimistica che riguarda la base più ampia del mercato. Laura Cooper ha evidenziato come la soglia da superare per la società mediana dell’S&P 500 appaia contenuta, rendendo più probabile il superamento delle stime complessive in questo trimestre. “Date le condizioni di un contesto macroeconomico che rimane resiliente, le pressioni sui costi dei fattori di produzione potrebbero attenuarsi”, ha spiegato.

Le condizioni per risultati superiori alle attese sono quindi presenti, e il mercato sta iniziando ad ampliarsi proprio all’inizio del secondo semestre del 2026. “La domanda a cui la stagione degli utili inizierà a rispondere è se tale diversificazione degli utili arriverà abbastanza rapidamente da ridurre la dipendenza dai titoli leader”, ha concluso Cooper, ponendo l’accento sulla necessità di un allargamento degli utili per sostenere la fiducia degli investitori.

Le prospettive per la seconda metà dell’anno

Guardando al futuro, Cooper mantiene un approccio costruttivo sul rischio fino alla fine dell’anno. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve sembra destinata a mantenere i tassi invariati a luglio, ed è improbabile che la politica monetaria subisca un inasprimento da qui in avanti. “Un contesto che può continuare a sostenere sia i titoli azionari che il credito”, ha affermato.

In Europa, il quadro appare addirittura più positivo per l’intero anno, con una crescita dell’EPS prevista a doppia cifra intorno al 15% e una ripresa della crescita dei profitti attesa nella seconda metà del 2026. “Ciò fornisce alla tesi della diversificazione una solida base prospettica, accompagnata da una valutazione favorevole”, ha aggiunto Cooper, indicando come le opportunità di ampliamento del mercato possano trovare terreno fertile oltreoceano.

Implicazioni per i portafogli

Essere costruttivi, tuttavia, non equivale a cedere all’eccessivo ottimismo. Laura Cooper ha delineato con chiarezza le condizioni che dovranno verificarsi per sostenere i mercati nella seconda parte dell’anno. “Sarà probabilmente necessario che gli investimenti nell’AI si traducano in una crescita degli utili su tutto il mercato e che il comparto del credito si dimostri in grado di assorbire un’altra ondata di offerta senza che gli spread ne risentano”, ha spiegato. Inoltre, occorrerà che la resilienza dei consumatori si mantenga, nonostante la normalizzazione dei tassi di risparmio e l’attenuarsi della spinta favorevole del settore energetico.

Fino a quando non si avranno conferme su questi aspetti, la strategia consigliata da Nuveen privilegia la qualità. “Preferiamo titoli con dividendi in crescita, società che generano flussi di cassa liberi in modo costante e beneficiari di secondo ordine nei settori dell’elettrificazione, dell’industria e di alcuni software, rispetto alle parti più ad alta intensità di capitale della catena del valore”, ha indicato Cooper.

Al di fuori degli Stati Uniti, l’esperta ha segnalato opportunità di diversificazione nelle banche europee, nel settore della difesa e in quello industriale, mentre nei mercati emergenti le occasioni rimangono concentrate sui beneficiari della riorganizzazione della catena di approvvigionamento e sui casi di miglioramento della governance. Per quanto riguarda il credito, infine, la raccomandazione è chiara: “A questi livelli e in un contesto di maggiore dispersione, la selezione conta più dell’esposizione agli spread”, conclude Cooper.