I mercati valutari si trovano ad affrontare una fase di elevata complessità, segnata da tensioni geopolitiche, politiche monetarie divergenti e shock energetici che ridisegnano le gerarchie tra le principali valute globali. In questo contesto, Rob Waldner, Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco, traccia di seguito un quadro chiaro delle posizioni da assumere, privilegiando il dollaro statunitense e il renminbi cinese, ridimensionando l’euro e la sterlina, con uno sguardo neutrale ma vigile sullo yen giapponese.
Dollaro Usa: sovrappeso per attrattiva difensiva
Secondo Waldner, “il dollaro statunitense appare sempre più attraente” poiché il mercato non sconta più eventuali tagli dei tassi d’interesse. L’economia americana, spiega l’esperto, “è meno esposta alle turbolenze del mercato energetico e alle conseguenze dirette delle distorsioni della catena di approvvigionamento”. A ciò si aggiunge la persistente incertezza legata al conflitto con l’Iran, che “accresce l’attrattiva delle posizioni lunghe sul dollaro statunitense”. La strategia di Invesco è quindi chiara: posizione di sovrappeso sul biglietto verde, considerato un porto sicuro in un mare di incertezze.
Euro: sottopeso per esposizione energetica
L’eurozona paga lo scotto di una vulnerabilità strutturale alle interruzioni delle forniture energetiche. Waldner sottolinea che “l’eurozona è particolarmente esposta alle turbolenze del mercato energetico qualora l’attuale incertezza dovesse persistere, con un’inflazione che rischia di aumentare e una crescita che potrebbe trovarsi in difficoltà”. Pur riconoscendo che la Banca Centrale Europea “è attenta ai rischi di inflazione” e che “la probabilità di un aumento dei tassi è ora elevata”, il giudizio complessivo resta negativo. “Riteniamo che l’euro possa rimanere sotto pressione rispetto al dollaro statunitense fintanto che i mercati permarranno in una situazione di così elevata incertezza”, afferma Waldner, pur mantenendo “una visione positiva sull’euro nei confronti di valute minori come la sterlina britannica”.
Renminbi: sovrappeso per politica monetaria e surplus commerciale
La Cina gioca una partita diversa. Il governatore della Banca centrale Pan, citato da Waldner, ha dichiarato al China Development Forum che “la Cina non ha né la necessità né l’intenzione di ricorrere al deprezzamento della valuta per ottenere un vantaggio commerciale”. Un messaggio forte che Invesco interpreta come un segnale di stabilità. “La Cina probabilmente agevolerà ulteriori investimenti internazionali nei mercati dei capitali cinesi e migliorerà ulteriormente le modalità di utilizzo transfrontaliero del renminbi”, spiega Waldner. Secondo il responsabile di Invesco, “la Cina potrebbe sfruttare la fase di forza del dollaro statunitense per mantenere relativamente stabile la coppia USD/RMB, pur mostrando potenzialmente forza rispetto ad altre valute principali”. Il consistente surplus commerciale cinese registrato dall’inizio dell’anno rafforza la tesi del sovrappeso sul renminbi nel medio termine.
Yen: neutral
La valuta nipponica ha vissuto una fase altalenante. “Lo yen ha perso quasi tutti i guadagni registrati rispetto al dollaro statunitense e all’euro da quando il Ministero delle Finanze è intervenuto alla fine di aprile”, ricorda Waldner. La politica accomodante della BoJ, in contrasto con la svolta restrittiva di Fed e BCE, unita all’aumento dei prezzi dell’energia e alla resilienza degli asset di rischio, “ha mantenuto lo yen in una posizione di svantaggio”. L’analista prevede che “un ulteriore deprezzamento dovrebbe essere limitato dalla minaccia di un intervento”, ma “è improbabile che lo yen registri un rialzo sostanziale fino a quando i dati statunitensi ed europei non si indeboliranno al punto da rendere probabile la sospensione o addirittura l’inversione dei rialzi dei tassi”. La riluttanza degli investitori giapponesi ad acquistare attività nazionali o a coprire il rischio di cambio, nonostante valutazioni relativamente più vantaggiose, completa un quadro di stallo.
Sterlina: sottopesata nonostante l’apparente resilienza
La sterlina ha mostrato una tenuta sorprendente, ma Waldner invita alla cautela. “La sterlina britannica si è dimostrata sorprendentemente resiliente, nonostante i dati interni più deboli e un contesto politico instabile”, ammette, ipotizzando che “il posizionamento abbia sostenuto la sterlina”. Tuttavia, le prospettive sono meno rosee: “Un rendimento relativo meno attraente dovrebbe pesare sulla sterlina, con la politica e il settore energetico che rappresentano ulteriori rischi di ribasso”. La posizione di Invesco è quindi di sottopeso, in attesa di segnali più concreti di stabilizzazione politica ed economica.
Dollaro australiano: sovrappesare
L’Australia beneficia di fondamentali ancora solidi. “I termini di scambio e il carry rimangono favorevoli al dollaro australiano, in particolare rispetto alle valute europee e asiatiche importatrici di energia e a basso carry”, spiega Waldner. Tuttavia, l’analista mette in guardia: “Alcuni segnali di indebolimento nei dati australiani potrebbero limitare i guadagni futuri derivanti dai differenziali di tasso di interesse più ampi”. La strategia di sovrappeso è condizionata a un fattore chiave: “Un ulteriore apprezzamento richiederà probabilmente che i termini di scambio svolgano un ruolo più determinante rispetto al solo carry”. L’incognita principale resta la Fed: “Un passaggio a un ciclo di rialzi da parte della Fed potrebbe incidere negativamente sul dollaro australiano, poiché i differenziali di tasso di interesse si restringono e la propensione al rischio a livello globale diminuisce”.
