Staffetta in Borsa: il tech cede il passo, ciclici e consumi tornano in pista

Dopo un balzo di quasi l’11% accumulato nei primi mesi del 2026, l’indice S&P 500 sta ora prendendo fiato. Quello che potrebbe sembrare un semplice stop tecnico, in realtà nasconde un movimento più complesso. Come spiega Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “sotto la superficie, i mercati statunitensi stanno assistendo a una maggiore rotazione, sia tra i settori che al loro interno“. In particolare, “abbiamo per esempio osservato una sottoperformance dei settori trainati dall’intelligenza artificiale, come quello tecnologico, mentre i settori più ciclici e difensivi hanno retto meglio”. Questa tendenza, aggiunge Tognoli, “non solo nell’ultima settimana, ma fin dai primi di giugno”.

Non sorprende, quindi, che i segmenti che avevano guidato la corsa – dai semiconduttori alle aziende dell’hardware – abbiano subito i contraccolpi più severi. I movimenti parabolici, per loro natura, difficilmente reggono a lungo, e le prese di profitto, insieme ai fisiologici consolidamenti, stanno riportando questi sottosettori verso livelli più sostenibili.

Numeri che pesano: il caso dei semiconduttori

Nonostante il recente scivolone, il quadro complessivo rimane positivo in termini annuali. Prendiamo l’indice SOX Semiconductor: è vero che ha perso circa il 20% dai picchi di giugno, ma è altrettanto vero che da inizio gennaio registra ancora un rialzo del 64%. Un dato che mette in prospettiva la portata della correzione, senza però nascondere la fragilità del momento.

Anche all’interno del comparto tecnologico si sta consumando una rotazione interna. I semiconduttori e l’hardware sono in difficoltà, mentre il software e il cloud mostrano segnali di ripresa. In ritardo, invece, restano le infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Secondo Tognoli, “probabilmente alcuni settori del comparto tecnologico statunitense, come quello dei semiconduttori, forse si sono spinti troppo oltre e troppo velocemente e ora stanno restituendo parte dei guadagni”. E avverte: “Non escludiamo che, sebbene i fondamentali rimangano solidi, con ricavi, utili e portafogli ordini consistenti, parte di queste buone notizie potrebbe essere già riflessa nei prezzi”.

La chiave, dunque, sarà la prossima stagione degli utili. Se le aziende confermeranno le attese e le prospettive resteranno robuste, “potremmo assistere ad una ripresa della leadership del settore tecnologico, soprattutto nei segmenti di mercato che sono rimasti più indietro”.

Utili in crescita, ma con il fiato sospeso

La crescita degli utili è stata finora il vero pilastro del mercato. Con l’avvio della stagione del secondo trimestre, le stime per l’S&P 500 sono state riviste al rialzo in modo significativo: dal 14% annuo iniziale si è passati a un +25%. Il merito, spiega Tognoli, va soprattutto al settore energetico e a quello tecnologico, che hanno trainato le revisioni.

Ma ora gli investitori vogliono capire se questa crescita è sostenibile. Tognoli individua tre fattori chiave da monitorare. Primo: le prospettive per gli investimenti in intelligenza artificiale. Per quest’anno si stima un balzo del 75% della spesa, tra i 700 e gli 800 miliardi di dollari, ma il ritmo dovrebbe rallentare già dal 2027 (+25%) e crollare al 6% nel 2028. Se le aziende confermeranno o supereranno queste stime, i titoli tecnologici potrebbero reagire positivamente.

Secondo punto: il ritorno economico di quegli investimenti. “Gli investitori monitoreranno di vicino se le aziende che investono in questo settore registreranno un aumento del fatturato o un ritorno su questi investimenti”, sottolinea Tognoli. In caso di rendimenti migliori del previsto, il mercato premierà chi saprà giustificare la spesa.

Terzo, ma non per importanza, lo stato di salute dei consumatori. Le prime banche hanno già riportato dati resilienti su prestiti, credito e spesa. E i consumi restano il motore dell’economia americana: eventuali segnali di solidità saranno accolti con favore.

La Fed e l’incognita tassi

L’ultimo tassello è la politica monetaria. Il FOMC appare diviso: metà dei membri punta a tassi invariati o al ribasso, l’altra metà non esclude nuovi aumenti. Tognoli è chiaro: “A nostro avviso, è improbabile che quest’anno si verifichino tagli dei tassi, ma gli aumenti non sono da escludere”. I dati sull’inflazione, pur avendo sorpreso al ribasso sia sul fronte CPI che PPI, restano sopra il target del 2%. E il recente rialzo del petrolio, insieme all’incertezza legata al conflitto con l’Iran, aggiunge ulteriori elementi di rischio.

Diversificare, non inseguire

In questo scenario, il consiglio degli analisti è chiaro. In vista della seconda metà dell’anno, invitano a rivedere i portafogli per assicurarsi che siano adeguatamente diversificati, in linea con le proprie preferenze di rischio e rendimento, ma soprattutto che comprendano “sia il settore tecnologico che quello non tecnologico del mercato”. E Tognoli conclude con un suggerimento pratico: “Da questo punto di vista il vostro consulente finanziario può sicuramente aiutarvi a garantire che i vostri investimenti siano allineati ai vostri obiettivi finanziari personali a lungo termine”. La lezione, in fondo, è antica quanto i mercati: non mettere tutte le uova nello stesso paniere, soprattutto quando quel paniere si chiama intelligenza artificiale.