Con la fine del 2025 alle porte, gli investitori si chiedono se i mercati riusciranno a mettere a segno il tradizionale rally di fine anno. Le borse americane sono ancora vicine ai massimi storici e l’ottimismo non manca, ma non mancano neppure i fattori di incertezza che potrebbero frenare la corsa.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “le condizioni si stanno allineando per sostenere un classico rally, con la stagionalità favorevole e l’allentamento temporaneo delle tensioni commerciali USA-Cina, che si aggiunge al momentum fondamentale”.
Tognoli sottolinea come “la Federal Reserve abbia mantenuto la sua posizione accomodante, proseguendo nel percorso di tagli dei tassi, mentre i profitti aziendali del terzo trimestre hanno nuovamente sorpreso in positivo con una crescita a doppia cifra”. Tuttavia, accanto agli elementi di sostegno, non mancano due fronti di potenziale criticità: la questione dei dazi e la situazione del mercato del lavoro.
La questione dei dazi: la Corte Suprema potrebbe cambiare le carte in tavola
Il primo nodo, spiega Tognoli, riguarda la legittimità dei dazi imposti durante l’amministrazione Trump, oggi sotto esame presso la Corte Suprema. “In ottobre sono stati raccolti 34 miliardi di dollari di ricavi da dazi, ma la loro legittimità è ora oggetto di valutazione legale. Le conseguenze potrebbero essere importanti per il debito nazionale e per il deficit degli Stati Uniti”, osserva l’analista.
L’amministrazione americana prevede che il totale dei dazi possa raggiungere circa 750 miliardi di dollari entro giugno 2026, ma una sentenza contraria della Corte potrebbe ribaltare la situazione. “Gli Stati Uniti stanno incassando 556 milioni di dollari al giorno in dazi IEEPA, che rappresentano il 75% delle entrate doganali aggiuntive di quest’anno. Se la Corte dovesse respingere queste tasse, il tasso tariffario effettivo scenderebbe dal 15,9% al 6,5%”, spiega Tognoli.
Una decisione avversa, avverte, potrebbe innescare volatilità nei mercati, “mettendo in discussione i miliardi che gli USA hanno aggiunto alle casse pubbliche grazie ai dazi”. E nonostante le entrate record, il deficit federale resta elevato: “Per l’anno fiscale 2025 è rimasto a 1,8 trilioni di dollari, pari al 6% del PIL, poiché i costi per assistenza sociale e interessi continuano a gravare sul bilancio”.
Mercato del lavoro: l’AI cambia gli equilibri
Il secondo elemento di preoccupazione riguarda il mercato del lavoro. “L’economia non sembra più senza assunzioni né licenziamenti”, afferma Tognoli. Le lettere di licenziamento stanno aumentando, soprattutto nel settore tecnologico. “Amazon, Accenture, Intel, Microsoft, Oracle e Salesforce hanno tutti annunciato tagli nelle ultime settimane. In parte si tratta di riduzioni di costi di routine, ma molti dirigenti parlano di cambiamenti strutturali legati all’adozione dell’intelligenza artificiale”.
Il fenomeno non si limita al tech. “Anche aziende come Walmart, Ford e JPMorgan Chase prevedono che l’AI permetterà loro di eliminare posti di lavoro”, nota Tognoli.
I dati confermano la tendenza: “Escludendo lo shock pandemico, i tagli dei primi nove mesi del 2025 hanno già superato i totali annuali di ogni anno dal 2009. Dall’inizio dell’anno, oltre un milione di licenziamenti sono stati annunciati”.
L’AI spinge gli investimenti (e il debito)
Il paradosso è che la stessa AI che riduce i posti di lavoro sta alimentando nuovi investimenti record. “Per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le grandi aziende tecnologiche si stanno rivolgendo al finanziamento esterno a un ritmo crescente”, osserva Tognoli.
Solo tra settembre e ottobre, l’emissione di debito per data center AI ha raggiunto i 75 miliardi di dollari. “L’offerta di Meta da 30 miliardi ha ricevuto 120 miliardi di ordini, segno della forte fiducia degli investitori nel credito societario di alta qualità”, evidenzia.
Secondo l’esperto, “le spese in conto capitale per l’AI rappresenteranno il 94% dei flussi di cassa operativi quest’anno e il prossimo, in aumento rispetto al 76% del 2024”. Tuttavia, Tognoli avverte: “L’aumento dell’indebitamento sarebbe più preoccupante se le condizioni macroeconomiche dovessero peggiorare. Per ora, però, le big tech possono contare su bilanci solidi e mercati del credito favorevoli per finanziare le loro ambizioni di lungo periodo”.
