Mercati tra crisi geopolica, inflazione Usa e trimestrali: settimana decisiva per gli investitori

La nuova escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran riporta la geopolitica al centro dell’attenzione dei mercati finanziari, ma questa volta gli investitori sembrano reagire con maggiore cautela rispetto ai precedenti episodi. L’aumento del prezzo del petrolio, il calo delle Borse e il rialzo dei rendimenti obbligazionari riflettono un ritorno dell’avversione al rischio, mentre l’attenzione si concentra anche su una settimana ricca di appuntamenti cruciali, dalle trimestrali americane ai dati sull’inflazione fino agli interventi della Federal Reserve.

Lo Stretto di Hormuz torna a preoccupare

Nel fine settimana il conflitto tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato, con nuovi attacchi e un irrigidimento della posizione iraniana. Teheran ha dichiarato che non rispetterà gli impegni assunti nel memorandum d’intesa finché gli Stati Uniti non faranno altrettanto, alimentando i dubbi sulla possibilità di una soluzione diplomatica duratura.

“Nonostante le dichiarazioni dell’Iran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, diverse navi continuano a transitare nell’area, anche se i rischi operativi e assicurativi sono aumentati”, osserva Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com.

Secondo l’analista, il mercato sta ormai interpretando la situazione in maniera più sofisticata rispetto al passato. “Gli investitori non considerano più lo Stretto semplicemente aperto o chiuso, ma valutano un livello variabile di interruzioni dei traffici, dei costi di trasporto e dei rischi operativi. Questo ha evitato un nuovo e violento repricing degli asset finanziari, pur mantenendo elevata la tensione geopolitica”, sottolinea Hathorn.

Petrolio in rialzo, ma niente panico

La reazione dei mercati è stata comunque evidente. Il petrolio è salito, le Borse hanno perso terreno e i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, con gli operatori che hanno ricominciato a incorporare un maggiore premio per il rischio inflazionistico.

Anche Kyle Rodda, Senior Market Analyst di Capital.com, evidenzia come il focus resti sul Medio Oriente. “I mercati globali seguiranno con estrema attenzione gli sviluppi geopolitici dopo il nuovo deterioramento della situazione. L’Iran ha annunciato nuovamente la chiusura dello Stretto di Hormuz mentre gli Stati Uniti hanno risposto con attacchi di ritorsione”, afferma.

“Tuttavia il traffico marittimo continua, anche se alcune imbarcazioni sono state colpite. Nel migliore dei casi assisteremo a un rallentamento dei flussi commerciali, anche se non a un blocco totale. Il risultato è stato un deciso rialzo del greggio, con effetti negativi sulle azioni, sulle obbligazioni e persino sui metalli preziosi, mentre il dollaro statunitense si è rafforzato”, aggiunge Rodda.

Le trimestrali mettono alla prova il rally azionario

Oltre alla geopolitica, la settimana sarà caratterizzata dall’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre negli Stati Uniti.

Per Daniela Hathorn, “si tratta del primo vero banco di prova per verificare se la crescita degli utili legata all’intelligenza artificiale sia ancora sufficiente a giustificare le valutazioni elevate raggiunte dai listini azionari”.

L’attenzione degli investitori non sarà rivolta soltanto ai risultati, ma anche alle indicazioni prospettiche delle società. “Il mercato analizzerà con attenzione la guidance, i piani di investimento e qualsiasi segnale che indichi un impatto dell’aumento dei costi o delle tensioni geopolitiche sui margini aziendali”, spiega Hathorn.

Anche Rodda sottolinea l’importanza della stagione delle trimestrali. “I risultati delle grandi banche daranno ufficialmente il via alla reporting season. Secondo i dati FactSet, le società dell’S&P 500 dovrebbero registrare una crescita degli utili del 23% nel trimestre, una performance che rappresenterebbe un’ulteriore conferma della solidità degli utili societari”.

Inflazione Usa e Fed sotto i riflettori

Altro appuntamento chiave sarà la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo statunitense, destinato a influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

“Gli investitori vogliono capire se le pressioni inflazionistiche rimangano persistenti nonostante il recente calo dei prezzi dell’energia”, afferma Daniela Hathorn. “Un dato superiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di tassi elevati più a lungo, sostenendo il dollaro e i rendimenti obbligazionari. Al contrario, un’inflazione più contenuta contribuirebbe ad attenuare le preoccupazioni derivanti dalle tensioni geopolitiche e potrebbe offrire un sostegno ai mercati azionari”.

Rodda ricorda inoltre che “gli economisti prevedono un lieve rallentamento dell’inflazione core annua al 2,8%, mentre i mercati continuano a scontare una probabilità di circa l’85% di un ulteriore rialzo dei tassi della Fed entro la fine dell’anno”.

Le parole di Warsh potrebbero muovere i mercati

A completare un’agenda particolarmente intensa sarà anche la testimonianza davanti al Congresso del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.

Secondo Daniela Hathorn, “gli investitori cercheranno di comprendere meglio come la Fed intenda gestire un contesto nel quale l’inflazione resta superiore all’obiettivo mentre i rischi geopolitici tornano a influenzare le prospettive economiche”. L’analista ricorda che “nelle dichiarazioni della scorsa settimana Warsh ha ribadito il proprio impegno nel mantenere la stabilità dei prezzi, senza però offrire indicazioni precise sul percorso futuro dei tassi”.

L’insieme di questi fattori lascia presagire una settimana ad alta volatilità, nella quale le decisioni degli investitori saranno influenzate contemporaneamente dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente, dall’andamento dell’inflazione americana, dalle indicazioni della Federal Reserve e dai primi risultati della stagione delle trimestrali statunitensi.