Gli investitori globali stanno rimodellando i propri portafogli in un contesto in cui incertezza geopolitica e concentrazione dei mercati portano a riconsiderare le allocazioni tradizionali e rafforzano il ruolo della gestione attiva. È quanto emerge dalla Global Investor Insights Survey (GIIS) di Schroders.
La ricerca, che ha coinvolto oltre 1.000 investitori istituzionali, wealth manager e altri intermediari a livello globale, con asset in gestione complessivi pari a 72.000 miliardi di dollari, rivela un quadro di crescente preoccupazione tra gli operatori finanziari. I risultati mostrano che l’89% degli investitori italiani, contro l’85% a livello globale, si attende una maggiore volatilità dei mercati nei prossimi 12 mesi. Di conseguenza, gli investitori stanno costruendo portafogli più resilienti e maggiormente diversificati.
L’indagine, condotta dopo lo scoppio della guerra in Iran, tra aprile e maggio del 2026, evidenzia che l’incertezza legata alla politica estera e al ruolo di leadership globale degli Stati Uniti rappresenta la principale preoccupazione per l’81% degli investitori italiani, rispetto al 67% a livello globale. Il conflitto in Medio Oriente preoccupa il 66% degli italiani e il 69% degli investitori internazionali.
Le priorità nella costruzione dei portafogli
Lo shock sui prezzi delle materie prime e dell’energia è considerato particolarmente impattante dagli investitori italiani, con il 74% che lo indica come una minaccia significativa, contro il 53% a livello globale. Un rallentamento economico o una recessione preoccupa il 60% degli italiani e il 50% degli intervistati internazionali, mentre un’ulteriore escalation geopolitica è temuta dal 36% in Italia e dal 52% nel resto del mondo.
Di conseguenza, la diversificazione emerge come priorità principale, indicata dall’89% degli investitori italiani contro l’84% globale. La protezione dai ribassi e la preservazione del capitale seguono con il 79% in Italia e l’83% a livello mondiale. Quasi la metà degli investitori, il 45% in Italia e il 47% a livello globale, dichiara di aumentare la diversificazione geografica al di fuori degli Stati Uniti.
La gestione attiva al centro delle strategie
In un contesto di investimento sempre più incerto, gli investitori mostrano una forte convinzione nel ruolo della gestione attiva. Il 94% degli investitori italiani, contro l’85% a livello globale, ritiene che possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di investimento nei prossimi 12-18 mesi, aiutando a cogliere opportunità di extra-rendimento, garantendo flessibilità nell’affrontare l’incertezza e gestendo il rischio di concentrazione nei mercati azionari. Circa un terzo degli investitori, il 30% in Italia e il 38% a livello globale, afferma di aumentare l’esposizione alla gestione attiva proprio per ridurre il rischio di concentrazione degli indici.
Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer di Schroders, ha commentato: “In un mondo sempre più volatile, gli investitori stanno ripensando i propri portafogli mettendo al centro diversificazione e resilienza, mentre gestiscono al contempo il rischio geopolitico. È significativo che, in questo contesto, ben l’85% degli investitori a livello globale esprima fiducia nella capacità dei gestori attivi di contribuire al raggiungimento di tali obiettivi nei prossimi 12-18 mesi. Negli ultimi anni siamo passati da un mondo globalizzato soggetto a shock deflazionistici, a un mondo geopoliticamente frammentato, in cui la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento può contribuire a generare shock inflazionistici. La capacità di essere selettivi, gestire il rischio e reagire dinamicamente a condizioni di mercato in rapida evoluzione rappresenta il nostro vantaggio competitivo, in qualità di gestori attivi, nell’affrontare queste acque più agitate”.
Gli ETF attivi guadagnano terreno
Gli ETF attivi stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei portafogli, in quanto considerati strumenti utili per favorire la diversificazione, indicata dal 49% degli intervistati, migliorare la gestione del rischio per il 40% degli italiani contro il 33% globale, e implementare posizionamenti satellite o tattici per il 30% in Italia rispetto al 42% mondiale.
Il principale elemento di attrattività è rappresentato dai costi inferiori rispetto ai fondi attivi tradizionali, indicati dalla grande maggioranza degli investitori: 72% in Italia e 70% a livello globale. Tra gli altri vantaggi figurano la liquidità infragiornaliera e la flessibilità di negoziazione per il 51%, una maggiore trasparenza del portafoglio per il 43% degli italiani e il 41% globale, e una migliore liquidità sul mercato secondario per il 42% in Italia e il 43% a livello mondiale.
Alla domanda su dove l’expertise della gestione attiva sia maggiormente valorizzata all’interno della struttura ETF, gli investitori indicano le azioni dei mercati emergenti come principale area, con il 55% in Italia contro il 35% globale. Seguono le strategie tematiche o settoriali, indicate dal 43% degli italiani e dal 34% degli investitori internazionali, e le azioni small e mid cap, scelte dal 38% in Italia e dal 37% nel mondo.
Un approccio olistico tra mercati pubblici e privati
L’indagine suggerisce inoltre che gli investitori stanno adottando un approccio più olistico alle allocazioni azionarie tra mercati pubblici e privati. Circa la metà degli investitori, il 40% in Italia e il 50% a livello globale, dichiara infatti di valutare oggi le opportunità offerte da public equity e private equity congiuntamente, anziché attraverso modelli di allocazione separati.
Gli investitori stanno sempre più associando le strategie azionarie a specifici obiettivi di portafoglio, piuttosto che considerare le azioni come un unico blocco omogeneo. Le strategie azionarie attive basate sui fondamentali sono considerate fondamentali per sostenere la crescita di lungo termine dal 67% degli italiani e dal 71% degli investitori globali, mentre le strategie small e mid cap ottengono il 63% in Italia e il 65% a livello mondiale. Le operazioni di buyout large cap sono ritenute importanti dal 41% degli italiani e dal 62% degli intervistati globali, e il private equity small-mid cap dal 41% in Italia e dal 59% nel mondo.
Per quanto riguarda la generazione di reddito, le strategie azionarie focalizzate su dividendi o reddito sono identificate dal 56% degli italiani e dal 74% degli investitori globali, gli approcci long/short o market neutral dal 31% in entrambi i casi, e le strategie multi-asset dal 47% in Italia e dal 31% a livello globale. Nel private equity, in particolare, il 47% degli investitori italiani e il 61% a livello globale individua nelle strategie di growth capital e venture capital importanti opportunità di crescita del capitale nel lungo periodo.
È inoltre significativo che il 57% degli investitori italiani, contro il 60% a livello globale, che utilizzano strategie azionarie regionali o geografiche indichi l’incertezza macroeconomica e geopolitica come una delle principali sfide nei processi di allocazione.
Le asset class preferite per generare reddito
Considerando l’intero spettro, le cinque asset class preferite dagli investitori per generare income corretto per il rischio nei prossimi 12-18 mesi risultano molto ravvicinate tra loro. Le esposizioni diversificate ai titoli di Stato sono scelte dal 51% degli italiani e dal 38% degli investitori globali, le strategie azionarie orientate al reddito dal 49% in Italia e dal 43% nel mondo, l’high yield dal 35% contro il 32%, le obbligazioni societarie quotate dal 31% in Italia e dal 35% a livello globale, e il credito cartolarizzato o asset-backed dal 24% degli italiani e dal 32% degli intervistati internazionali. Questo evidenzia come gli investitori stiano adottando un approccio sempre più multi-asset e olistico alla generazione di income, andando oltre una focalizzazione esclusiva sul reddito fisso.
L’evoluzione del credito tra pubblico e privato
Anche le allocazioni al credito stanno evolvendo, con gli investitori alla ricerca di una combinazione più ampia di flussi di cassa, diversificazione, resilienza e opportunità di rendimento sia nei mercati pubblici sia in quelli privati.
Nel credito quotato, oltre la metà degli investitori, il 50% in Italia e il 55% a livello globale, individua nelle obbligazioni corporate investment grade una fonte affidabile di rendimento reale. Il 44% degli investitori italiani e il 61% a livello globale identifica le obbligazioni high yield come generatori di alpha, insieme al 43% degli intervistati in Italia e il 62% a livello globale che attribuisce lo stesso ruolo al credito distressed o special situations, e a un ulteriore 41% in Italia rispetto al 61% a livello globale che lo riconosce al debito dei mercati emergenti.
Il private credit continua ad attrarre interesse, con i portafogli che ricercano fonti diversificate di reddito e rendimento potenziale. Tra gli investitori attivi in queste asset class, il direct lending è considerato in egual misura una fonte di alpha, indicato dal 38% in Italia e dal 44% a livello globale, e di income affidabile, scelto dal 33% degli italiani e dal 44% degli investitori internazionali. Il private credit investment grade è percepito come in grado di offrire un rendimento stabile e prevedibile dal 48% degli intervistati. Anche la resilienza del capitale emerge come un obiettivo importante per le allocazioni nel credito privato: il 31% degli investitori italiani, contro il 39% a livello globale, la indica come un fattore chiave per gli investimenti nel debito immobiliare, mentre il 28% in Italia e il 39% nel mondo la considera determinante nelle esposizioni al debito infrastrutturale.
Le prospettive per il futuro
Kyrklund ha concluso: “Gli investitori stanno adattando i portafogli a un contesto di mercato più complesso e frammentato. La diversificazione tra aree geografiche, asset class, stili e veicoli d’investimento diventa sempre più importante per gestire il rischio e costruire portafogli resilienti. Un approccio olistico agli asset pubblici e privati sta inoltre ridefinendo la costruzione di portafoglio, con obiettivi di investimento valutati secondo una prospettiva di Total Portfolio Approach che stanno assumendo maggiore rilevanza rispetto ai benchmark tradizionali”.
La ricerca di Schroders dipinge un quadro di investitori che, di fronte a un mondo sempre più complesso e incerto, stanno abbandonando le strategie tradizionali per abbracciare approcci più flessibili, diversificati e attenti alla gestione del rischio. La crescente fiducia nella gestione attiva e negli strumenti come gli ETF attivi, insieme all’integrazione tra mercati pubblici e privati, sembra destinata a ridefinire il panorama degli investimenti nei prossimi anni.
