L’ottimismo che aveva caratterizzato i mercati azionari si è dimostrato fragile al termine della prima settimana di trading di giugno, quando le Borse – e in particolare i titoli tecnologici – hanno subito un brusco sell-off. Gli investitori sono stati turbati dalle preoccupazioni per una rinnovata escalation del conflitto in Iran, unitamente a dati sul mercato del lavoro statunitense sorprendentemente positivi, che hanno riacceso i timori sull’inflazione e, di conseguenza, hanno sollevato lo spettro di tassi di interesse americani più alti piuttosto che più bassi.
Secondo Vincenzo Vedda, Chief Investment Officer di Dws, il conflitto in Iran rimarrà l’incognita economica chiave, poiché sia la crescita che l’inflazione saranno pesantemente influenzate dal suo impatto. E l’esperto prevede un contesto di mercato sempre più differenziato nei prossimi dodici mesi.
L’intelligenza artificiale guida le performance regionali
Nonostante le incertezze prevalenti, l’intelligenza artificiale è destinata a rimanere la forza dominante che plasma l’andamento dei mercati azionari. Questo implica prospettive regionali marcatamente divergenti. Come sottolinea Vedda, “Asia e Stati Uniti sono probabilmente destinati a beneficiare in modo sproporzionato del boom dell’IA, mentre le regioni con una struttura settoriale più diversificata, come l’Europa, potrebbero rimanere indietro“.
Allo stesso tempo, i maggiori costi energetici e il ridotto potere d’acquisto tra le famiglie a basso reddito potrebbero frenare il momentum economico. Sebbene rendimenti totali a due cifre su un orizzonte di dodici mesi appaiano realizzabili negli Stati Uniti, in Giappone e nei mercati asiatici emergenti – sostenuti da una prevista dinamica crescita degli utili – è opportuno guardare con maggiore attenzione agli investimenti a reddito fisso. “I bond attualmente offrono rendimenti totali interessanti. Se la crescita economica dovesse rallentare più del previsto, potrebbero diventare particolarmente importanti all’interno dei portafogli”, fa notare Vedda.
Le prospettive economiche tra Stati Uniti ed Europa
I recenti dati sul mercato del lavoro statunitense sono risultati significativamente migliori del previsto. Questo indica un aumento della fiducia dei consumatori e un incremento dei consumi effettivi, sostenendo una crescita economica più forte, ma suggerendo anche pressioni al rialzo sull’inflazione. Gli analisti prevedono una crescita di circa il 2% sia per il 2026 che per il 2027 negli Stati Uniti.
Nell’area euro, che si espande più lentamente, la crescita dovrebbe accelerare all’1,3% nel 2027, rispetto allo 0,9% del 2026. Per quanto riguarda l’inflazione, questa rimarrà una preoccupazione negli Stati Uniti, attestandosi intorno al 3,2% quest’anno, con un previsto calo al 2,3% per il 2027. In Germania, l’inflazione è scesa al 2,6% a maggio, sostenuta da una misura temporanea di riduzione delle tasse sui carburanti, ma è destinata a risalire nei prossimi mesi.
Banche centrali su rotte divergenti
Sul fronte delle politiche monetarie, negli Stati Uniti l’avvio atteso dei tagli dei tassi potrebbe richiedere più tempo del previsto. Entro giugno 2027, ci si aspetta che il range del tasso di riferimento sia inferiore di 0,5 punti percentuali, al 3,00-3,25%. Al contrario, la Banca Centrale Europea dovrebbe seguire l’aumento di giugno di 0,25 punti percentuali con un ulteriore rialzo, portando il tasso chiave al 2,50% entro giugno 2027.
rischi per i mercati azionari
Le prospettive ampiamente positive per i mercati azionari si basano su un insieme specifico di ipotesi: una riapertura almeno parziale dello Stretto di Hormuz entro i prossimi due mesi, assenza di recessione nei paesi industrializzati nei prossimi tre anni, rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense a dieci anni che rimangono al di sotto del 5% e due tagli dei tassi da parte della Fed nei prossimi dodici mesi. Qualora queste ipotesi non dovessero concretizzarsi, i mercati potrebbero affrontare significativi rischi al ribasso.
Taiwan e Corea: il lato asiatico del boom dell’IA
Quando si parla di intelligenza artificiale, il pensiero va quasi inevitabilmente ai giganti tecnologici statunitensi che stanno guidando massicci investimenti in questo settore. Tuttavia, ciò che spesso viene trascurato è che i principali beneficiari di questa tendenza si trovano in Asia, più precisamente a Taiwan e in Corea. La portfolio manager Lilian Haag osserva che “con un’ampia gamma di prodotti a semiconduttori e altri componenti per data center, molte aziende taiwanesi e coreane sono attualmente fornitori critici delle attrezzature necessarie per costruire l’infrastruttura dell’IA”.
La domanda da parte dei giganti tecnologici statunitensi rimane robusta, mentre l’espansione di nuova capacità produttiva richiederà ancora tempo considerevole. Ciò si traduce in una domanda sostenuta per le aziende coreane e taiwanesi, accompagnata da sviluppi positivi dei prezzi per i loro prodotti, che spingono i profitti a livelli record. Finora quest’anno, il Taiwan Weighted Index è salito del 49%, mentre il Kospi Index della Corea ha guadagnato l’83%.
Nonostante questi dati impressionanti, il potenziale di ulteriore rialzo rimane intatto. Le valutazioni sono ancora relativamente moderate nonostante i forti aumenti dei prezzi, in gran parte grazie alla crescita eccezionalmente dinamica degli utili aziendali. “Per le aziende taiwanesi, il mercato prevede una crescita degli utili del 35% quest’anno e un ulteriore 23% il prossimo”, osserva Haag. “Per le aziende del Kospi coreano, quest’anno ci si aspetta una crescita degli utili addirittura del 168%.” L’esperta aggiunge che “al momento non ci sono segni di indebolimento della domanda o di un’espansione significativa dell’offerta, suggerendo che il momentum positivo degli utili è destinato a continuare”.
Taiwan e Corea rappresentano ora quasi il 50% della capitalizzazione di mercato dell’MSCI Emerging Markets Index, una ponderazione eccezionalmente elevata che comporta anche dei rischi. La dipendenza dal mercato azionario statunitense è sostanziale. “Se l’attività di investimento nell’espansione dell’IA negli Stati Uniti dovesse rallentare, ciò avrebbe un impatto negativo significativo sui mercati azionari di Taiwan e Corea, e di conseguenza sull’intero MSCI Emerging Markets Index”, avverte Haag. A ciò si aggiunge un distinto rischio geopolitico: le rivendicazioni sempre più assertive della Cina su Taiwan.
Le prospettive per gli altri mercati azionari
Per il mercato statunitense, lo sviluppo dipenderà in larga misura dalla capacità delle aziende del settore dell’intelligenza artificiale di sostenere l’attuale momentum di crescita. Nonostante tutti i rischi, gli analisti rimangono positivi sulle prospettive degli utili, con un obiettivo per l’S&P 500 a giugno 2027 fissato a 8.200 punti.
Il benchmark tedesco DAX è leggermente in territorio negativo dall’inizio dell’anno. A differenza dei mercati statunitensi, non beneficia del boom dell’IA ed è invece più esposto ai prezzi dell’energia e al ciclo economico generale. Ciononostante, si vede ancora un potenziale di rialzo ai livelli attuali, con un obiettivo per giugno 2027 a 26.300 punti.
Il contesto generale per le azioni europee è cambiato poco nelle ultime settimane: le prospettive di crescita rimangono comparativamente modeste, mentre i rischi di inflazione sono ancora elevati. Settori selezionati offrono comunque opportunità, comprese le aree legate alla transizione energetica e alcune aziende industriali. L’obiettivo per lo Stoxx 600 a giugno 2027 è di 650 punti.
Il mercato giapponese continua a beneficiare di riforme strutturali e di una graduale normalizzazione della politica monetaria, pur rimanendo sensibile ai flussi di capitale globali e ai movimenti dei tassi di cambio. L’obiettivo per l’MSCI Japan a giugno 2027 è di 2.660 punti, rendendolo uno dei mercati azionari più interessanti nei prossimi dodici mesi.
I bond riconquistano appeal
Negli ultimi anni, l’attenzione degli investitori è stata saldamente concentrata sui mercati azionari, una strategia che spesso ha dato i suoi frutti. Mentre le azioni hanno offerto performance solide, i mercati del reddito fisso hanno sofferto a causa delle crescenti aspettative di inflazione e del costante aumento del debito pubblico. Tuttavia, il contesto per gli investimenti fruttiferi, in particolare per i titoli di Stato, si è recentemente fatto più favorevole.
Il portfolio manager di Ubs GWM Daniel Kittler spiega che “ci aspettiamo un miglioramento del sentiment nel mercato obbligazionario, guidato da diversi fattori”. La logica è principalmente duplice. In primo luogo, l’inflazione probabilmente risulterà leggermente inferiore nei prossimi mesi rispetto a quanto attualmente prezzato dai mercati. A differenza del periodo post-pandemico, caratterizzato da un forte aumento della domanda, l’attuale contesto riflette uno shock dell’offerta – specificamente, una riduzione dell’offerta di petrolio greggio disponibile a causa del conflitto in Iran. Questo limita il potere di determinazione dei prezzi di molte aziende. Qualsiasi allentamento delle tensioni nella regione del Golfo potrebbe ridurre le preoccupazioni sull’inflazione, portando a rendimenti più bassi e, di conseguenza, a prezzi obbligazionari più elevati.
In secondo luogo, Kittler prevede un rallentamento della crescita economica statunitense nella seconda metà dell’anno. “Un rallentamento economico in genere aumenta la domanda di alternative di investimento meno rischiose e meno volatili. I bond in generale, e i titoli di Stato in particolare, tendono a trarne beneficio”, spiega l’esperto.
Le strategie sui titoli di Stato
All’interno dei titoli del Tesoro statunitense, Kittler predilige i titoli a breve durata – quelli con scadenze da uno a cinque anni – che probabilmente beneficeranno maggiormente dai previsti tagli dei tassi da parte della Fede. Su un orizzonte di dodici mesi, rendimenti totali di circa il 5% appaiono raggiungibili per i titoli del Tesoro USA a due anni.
In Europa, invece, le preferenze sono diverse. Kittler propende per scadenze medio-lunghe. La Banca Centrale Europea dovrebbe aumentare i tassi a breve termine per contrastare le elevate aspettative di inflazione, mantenendo i rendimenti in questo segmento a un livello più elevato. Le scadenze più lunghe, al contrario, potrebbero beneficiare del fatto che gli investitori scontano gli effetti di freno della politica monetaria nel medio-lungo termine, che sostengono rendimenti più bassi e prezzi obbligazionari in rialzo. I Bund tedeschi a dieci anni potrebbero offrire rendimenti totali di circa il 5,8% nei prossimi dodici mesi.
Per quanto riguarda i titoli di Stato americani a dieci anni, ci si aspetta un rendimento del 4,20% entro giugno 2027. Per i Bund tedeschi a dieci anni, invece, si prevede un calo solo marginale dei rendimenti, il che implica un limitato potenziale di rialzo dei prezzi, con una previsione del 2,90% per giugno 2027. Per le obbligazioni sovrane dei mercati emergenti, gli spread creditizi rimangono molto stretti e non riflettono adeguatamente i rischi geopolitici prevalenti, anche se gli esperti assumono una visione positiva sui fondamentali sottostanti.
Valute e asset alternativi
Sul fronte valutario, l’euro ha un modesto potenziale di apprezzamento rispetto al dollaro, sostenuto da fattori strutturali come il previsto continuo aumento dei livelli di debito e il crescente interesse degli investitori esteri a diversificare dal dollaro. La previsione per il cambio EUR/USD a giugno 2027 è di 1,22.
Per quanto riguarda l’oro, i prezzi si sono allontanati dai massimi precedenti nel corso dell’anno e sono attualmente leggermente in territorio negativo. Su un orizzonte di dodici mesi, si vede un considerevole potenziale di guadagni di prezzo. Diversi fattori sostengono questa visione: i previsti tagli dei tassi negli Stati Uniti, un dollaro probabilmente più debole e la continua forte domanda da parte delle banche centrali. L’obiettivo per giugno 2027 è di 5.400 dollari l’oncia.
