A cura di Mélanie Hoffbeck, fund manager specializzata in debito subordinato e settore finanziario di Crédit Mutuel AM
UniCredit ha ulteriormente incrementato la propria partecipazione in Commerzbank: nell’arco di una settimana, la quota apportata all’offerta pubblica è salita dall’1,4% al 7,58%. Considerando anche le partecipazioni già detenute e le posizioni in derivati, l’esposizione complessiva dell’istituto raggiunge ora circa il 37%, superando ampiamente la soglia strategica del 30%. Commerzbank ha richiesto all’autorità di regolamentazione dei mercati finanziari BaFin di verificare le comunicazioni effettuate da UniCredit, sostenendo che parte delle azioni conferite all’offerta potrebbe essere riconducibile a controparti coinvolte nelle posizioni in derivati detenute dalla banca italiana. Le dinamiche di consolidamento continuano nel frattempo a interessare anche altri protagonisti del settore bancario italiano. Banco BPM ha annunciato l’intenzione di valutare una fusione con Monte dei Paschi di Siena, mentre Intesa Sanpaolo ha risposto lanciando un’offerta pubblica di scambio interamente in azioni su MPS del valore di 30,6 miliardi di euro, con un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni di mercato. Nell’ambito dell’operazione proposta, Unipol acquisirebbe una parte delle attività bancarie di MPS, mentre Intesa manterrebbe il controllo di Mediobanca, inclusa la partecipazione del 13% detenuta in Generali, oltre alla maggior parte della base di utili del gruppo risultante dalla fusione. Secondo le stime di Deutsche Bank, l’operazione porterebbe la quota di mercato domestica di Intesa dal 18% al 24% nei prestiti e dal 21% al 25% nei depositi. Sebbene l’operazione appaia interessante dal punto di vista finanziario e coerente sotto il profilo strategico, rafforzando ulteriormente la posizione di Intesa nei segmenti del wealth management, del private banking e del credito al consumo, rappresenta al tempo stesso un allontanamento dall’approccio storicamente prudente e disciplinato adottato dalla banca nelle operazioni di M&A. Questo solleva interrogativi sul fatto che la mossa sia motivata esclusivamente da ragioni strategiche o anche dalla volontà di impedire a Banco BPM di rafforzare in modo significativo la propria posizione competitiva. Inoltre, è probabile che continuino a circolare ipotesi di mercato su una possibile futura iniziativa riguardante Generali. Nel complesso, gli annunci più recenti confermano come il processo di consolidamento del settore bancario europeo stia accelerando, con l’Italia che continua a rappresentare il principale epicentro dell’attuale attività di M&A.
