Bond, oro e politica monetaria: la view di Ubs GWM per i prossimi mesi

Secondo gli analisti di Ubs GWM, nonostante i recenti segnali per una possibile stretta monetaria da parte della Bce, i mercati stiano andando troppo oltre nel prezzare l’entità dei futuri aumenti dei tassi di interesse. In questo contesto, i rendimenti obbligazionari potrebbero chiudere l’anno su livelli più bassi, offrendo opportunità di investimento.

A dichiararlo è Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management, che di seguito analizza le ultime mosse della BCE, le dinamiche inflazionistiche legate all’energia e le prospettive per i mercati del reddito fisso.

“Mercati troppo ottimisti sui rialzi”

“Il coro di esperti della Banca Centrale Europea che chiedono tassi più restrittivi si è intensificato con l’aumento dei rischi di inflazione trainati dall’energia”, si legge nel report. Viene citato il governatore della banca centrale greca, Yiannis Stournaras, secondo cui un significativo ma temporaneo superamento dell’obiettivo di inflazione giustificherebbe “un cauto aggiustamento della politica monetaria in una direzione più restrittiva”.

Haefele spiega che “il maggiore orientamento restrittivo nei commenti delle banche centrali in tutto il mondo ci porta anche ad aspettarci una politica più restrittiva, inclusa quella della BCE, dove ora prevediamo due aumenti dei tassi, e a rivedere al rialzo la nostra previsione per i rendimenti dei Bund decennali tedeschi”. Tuttavia, aggiunge: “Sebbene ci aspettiamo un ulteriore inasprimento, riteniamo ancora che i mercati abbiano esagerato nel prezzare l’entità degli aumenti dei tassi, ed è probabile che i rendimenti finiscano l’anno in calo”.

Dati economici in frenata: un freno alla stretta

A sostenere questa tesi sono i dati economici. Il rapporto segnala che l’indice Eurozone Composite Purchasing Managers Index è sceso a 47,5 a maggio da 48,8 di aprile, segnando “la contrazione più netta dell’attività del settore privato dall’ottobre 2023”. Anche nuovi ordini, occupazione e fiducia delle imprese sono peggiorati. In questo ambiente, qualsiasi inasprimento rischia di esacerbare il rallentamento, limitando di fatto le decisioni delle banche centrali.

Inflazione sotto controllo: il ruolo delle aspettative

Un altro fattore chiave è l’ancoraggio delle aspettative di inflazione. Il policymaker della BCE Olli Rehn ha dichiarato che “la questione critica è se vediamo evidenti segni di effetti di secondo round e/o di disancoraggio delle aspettative di inflazione”, aggiungendo che non c’è stata “alcuna deviazione significativa” negli orizzonti a medio-lungo termine. Secondo Haefele, questo “sostiene la tesi di una risposta politica limitata e cauta, piuttosto che di un ciclo di inasprimento sostenuto”.

Geopolitica e energia: la via diplomatica

Sul fronte geopolitico, una soluzione diplomatica in Medio Oriente ridurrebbe le pressioni energetiche e la necessità di politiche restrittive. “Il nostro scenario di base rimane che una soluzione diplomatica consentirà in ultima analisi agli investitori di concentrarsi nuovamente sui solidi e resilienti fondamentali economici”, scrive l’autore.

Strategie di portafoglio: puntare sulla qualità obbligazionaria

Per quanto riguarda le scelte di portafoglio, Haefele sottolinea: “Rimaniamo positivi sul reddito fisso di qualità e continuiamo a vedere il recente aumento dei rendimenti come un’opportunità per bloccare un reddito interessante, in particolare nelle obbligazioni a breve e media durata”. La raccomandazione è di selezionare con cura, ma i livelli di rendimento attuali offrono “valore interessante per gli investitori che cercano reddito e potenziali plusvalenze”.

L’oro in difficoltà: una correzione temporanea?

Infine, il rapporto dedica un’attenzione all’oro, il cui prezzo fatica a riprendere slancio a causa dell’aumento dei rendimenti americani e del rafforzamento del dollaro. “Sebbene abbiamo abbassato il nostro obiettivo di prezzo di fine anno a 5.500 dollari l’oncia, riteniamo che i driver di supporto possano riaffermarsi nel medio termine”, conclude Haefele, citando gli elevati debiti globali, i deficit fiscali persistenti negli Stati Uniti e le tendenze di diversificazione delle riserve.