Mercati azionari sviluppati da sovrappesare nel lungo periodo grazie alla spinta dell’intelligenza artificiale. È questa la principale indicazione che emerge dall’ultimo weekly commentary di BlackRock, dove gli analisti di Barclays evidenziano come il boom dell’AI stia sostenendo le aspettative sugli utili societari, compensando almeno per ora le pressioni inflazionistiche legate alle tensioni geopolitiche e ai rincari energetici.
L’analisi sottolinea come i mercati siano oggi sospesi tra due grandi forze strutturali: da una parte la rivoluzione tecnologica guidata dall’intelligenza artificiale, dall’altra la frammentazione geopolitica e commerciale che rischia di alimentare dinamiche stagflazionistiche.
L’effetto AI sostiene Wall Street
Secondo gli analisti di Barclays, le revisioni al rialzo degli utili attesi per il 2026 e il 2027 delle società statunitensi sono tra le più forti registrate dal 1988. Inoltre, il rally non sarebbe più limitato ai colossi tecnologici. “Il divario tra la crescita degli utili attesa per le Magnificent Seven e il resto dell’S&P 500 si è ridotto sensibilmente”, osservano gli esperti, segnalando un ampliamento della leadership di mercato.
La crescita dell’intelligenza artificiale starebbe inoltre favorendo diversi comparti oltre alla tecnologia, tra cui sanità, energia e infrastrutture legate ai data center e alla crescente domanda elettrica.
Per questo motivo, gli analisti di Barclays hanno deciso di aumentare strategicamente l’esposizione alle azioni dei mercati sviluppati, pur mantenendo una visione positiva anche sui mercati emergenti più legati alla filiera dell’AI, come Taiwan e Corea del Sud.
Ridotta l’esposizione all’high yield
Per finanziare il maggiore peso azionario nei portafogli strategici, gli esperti hanno invece ridotto l’esposizione all’obbligazionario high yield, portandolo a neutral. “Preferiamo assumere rischio di crescita attraverso le azioni piuttosto che tramite il credito”, spiegano gli analisti di Barclays.
Pur riconoscendo che l’high yield continua a offrire rendimenti interessanti e una duration inferiore rispetto all’investment grade, il potenziale di rialzo delle azioni viene considerato più interessante nel lungo periodo.
Contestualmente viene confermato anche il sottopeso sui titoli governativi dei mercati sviluppati, in particolare sulle scadenze lunghe statunitensi e giapponesi, considerate vulnerabili alla persistenza dell’inflazione e all’aumento dei premi per il rischio.
Geopolitica e inflazione restano i rischi principali
Il report evidenzia tuttavia che il contesto macroeconomico rimane fragile. Le tensioni in Medio Oriente continuano infatti a mantenere il petrolio su livelli elevati, con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari al barile.
Secondo gli analisti di Barclays, il rischio è che i rincari energetici si traducano in nuove pressioni inflazionistiche globali, costringendo le banche centrali a mantenere tassi elevati più a lungo del previsto.
Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,56%, mentre il mercato ha ridimensionato le aspettative sui futuri tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Focus su infrastrutture e mega trend
Nel lungo termine, gli esperti ritengono che gli investitori debbano adottare un approccio sempre più dinamico e basato su scenari multipli, puntando sui grandi trend strutturali che stanno ridefinendo l’economia globale.
Tra i temi preferiti emergono infrastrutture, private credit e investimenti collegati alla trasformazione energetica e digitale. “Le infrastrutture possono performare bene in tutti gli scenari”, osservano gli analisti di Barclays, sottolineando la resilienza storica del settore durante le fasi di stress di mercato.
Il report individua inoltre cinque mega forze destinate a guidare i mercati nei prossimi anni: divergenza demografica, intelligenza artificiale, frammentazione geopolitica, evoluzione della finanza e transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Preferenza per Usa ed emergenti selezionati
Sul piano tattico, il giudizio resta positivo sulle azioni statunitensi grazie alla solidità degli utili e al tema AI. Visione favorevole anche sugli emergenti, ma con forte selettività: vengono privilegiati i Paesi asiatici produttori di componenti strategici per l’intelligenza artificiale e gli esportatori latinoamericani di materie prime ed energia.
Più cautela invece sull’Europa, considerata vulnerabile allo shock energetico derivante dal Medio Oriente, e sul Giappone, dove il rincaro delle importazioni energetiche potrebbe frenare il recente rally azionario.
