Prometeia: crescita Italia a rischio contrazione nel secondo trimestre

Secondo gli analisti di Prometeia, il PIL italiano ha sorpreso positivamente nel primo trimestre, ma l’impennata dei prezzi energetici e l’incertezza internazionale rischiano di far contrarre l’economia nella seconda parte dell’anno.

Nonostante un avvio migliore del previsto, le prospettive per l’economia italiana si fanno nuovamente cupe. A dirlo è il consueto report “Italy in the Global Economy” di Prometeia che disegna uno scenario complesso, segnato dall’escalation della crisi in Medio Oriente e dal conseguente shock energetico.

Gli analisti della società di ricerche economiche hanno rivisto al rialzo la stima del PIL italiano per il 2026, portandola dallo 0,4% allo 0,5%. Un aggiustamento che riflette una performance migliore del previsto nel primo trimestre. “Il PIL reale è aumentato dello 0,2% su base trimestrale e dello 0,7% su base annua”, si legge nel documento, un dato superiore allo 0,1% ipotizzato nel Brief di aprile. “L’incremento trimestrale è dovuto principalmente al contributo positivo delle esportazioni nette”, spiegano da Prometeia, con l’export trainato in particolare dai settori farmaceutico e delle navi.

Tuttavia, la nota positiva è destinata a essere di breve durata. Gli economisti di Prometeia avvertono che il peggio deve ancora venire: “Ci si può aspettare che i prezzi energetici più elevati abbiano effetti negativi nel secondo trimestre del 2026”. I primi segnali del deterioramento sono già visibili nel crollo della fiducia delle famiglie e, in misura minore, delle imprese. La loro analisi prevede una “riduzione marginale della crescita del PIL, a -0,1% su base trimestrale” per il secondo trimestre. In altre parole, l’Italia rischia di tornare in territorio leggermente negativo già nella primavera di quest’anno.

Il principale responsabile di questa inversione di tendenza è l’impennata dell’inflazione, alimentata dal caro-energia. “Ad aprile 2026, l’inflazione al consumo è salita al 2,8%, in netto aumento rispetto all’1,7% di marzo”, sottolinea il report. Un’accelerazione significativa, spinta dal forte aumento dei prezzi energetici regolamentati e non, che sono passati da tassi di crescita negativi a positivi (rispettivamente -9,9% e +5,7%). A preoccupare è la dinamica futura: “Prevediamo che l’inflazione di fondo acceleri poiché i prezzi al consumo aumentano a causa del passaggio nella filiera dei prezzi energetici più elevati, con un’inflazione media al consumo del 3% nel 2026”.

A pagare il conto più salato saranno ancora una volta le famiglie. “È probabile che i costi di questo shock ricadano ancora una volta sulle famiglie”, scrivono gli analisti, che notano già i primi segnali di raffreddamento del mercato del lavoro. A marzo 2026, l’occupazione è scesa di 12mila unità rispetto a febbraio e di 30mila su base annua. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,2%, ma “questo dato va interpretato con cautela”, avvertono da Prometeia, perché il calo è dovuto principalmente all’aumento dell’inattività, non a una maggiore occupazione.

Sul fronte delle politiche economiche, il Governo ha margini di manovra limitati. “La politica fiscale continua a essere vincolata dalla necessità di ridurre l’elevato rapporto debito/PIL e mantenere la fiducia degli investitori”, spiega il rapporto. Le misure finora varate per mitigare l’aumento dei prezzi energetici ammontano a circa 1 miliardo di euro, finanziate con tagli alla spesa e maggiori entrate IVA. “Dato il limitato spazio fiscale, non prevediamo misure di sostegno materialmente più espansive di quelle già attuate”, concludono gli analisti, lasciando intendere che non ci si possono attendere interventi di grande impatto.

L’unico vero ammortizzatore sociale rimane il PNRR. “Prevediamo che il PNRR continui a sostenere gli investimenti nel 2026 e rimanga il principale ammortizzatore di politica interna, il che mitigherà significativamente l’impatto negativo delle avversità esterne”, affermano da Prometeia. Un cuscinetto importante, ma probabilmente non sufficiente a proteggere completamente l’economia italiana dalle turbolenze che arrivano dallo Stretto di Hormuz.