Secondo un recente report di Goldman Sachs, i Governi dell’area euro stanno reagendo al recente aumento dei prezzi energetici con misure temporanee, mirate e di entità decisamente inferiore rispetto a quelle adottate durante la crisi del 2022. «Le misure fiscali pianificate finora sono temporanee, mirate e ammontano a un sostegno significativamente inferiore rispetto al 2022», scrivono nel report gli analisti Filippo Taddei, Alexandre Stott e Niklas Garnadt.
La spesa per la difesa, al contrario, è destinata a crescere ulteriormente, grazie al cambio di passo della politica fiscale tedesca e al nuovo programma di finanziamento dell’Unione Europea. «Ci aspettiamo che la spesa per la difesa raggiunga il 3,5% del PIL in Germania entro il 2029 e una media del 2,8% nell’area da noi coperta», spiegano gli esperti, evidenziando un aumento rispettivamente di 1,5 e 1,1 punti percentuali rispetto al 2024.
A livello aggregato, gli analisti prevedono che il deficit dell’area euro si riduca dello 0,4% fino a raggiungere il -3,7% del PIL nel 2026, per poi attestarsi al -3,8% l’anno successivo. Il dato riflette un miglioramento del saldo strutturale (al netto degli interessi) dello 0,3%, grazie all’espansione fiscale tedesca che compensa le manovre restrittive in Francia, Italia e Spagna. «Prevediamo che la politica fiscale darà un contributo positivo alla crescita dell’area euro dello 0,1% nel 2026», scrivono gli esperti di Goldman. «Il motivo è che l’espansione fiscale in Germania e l’ultimo anno di erogazioni del Recovery Fund probabilmente compenseranno più che abbondantemente le manovre di consolidamento altrove». A partire dal 2027, però, «il consolidamento fiscale tornerà a essere la forza dominante, determinando un effetto negativo sulla crescita europea».
Tra i Paesi, la Germania vede aumentare il proprio deficit, mentre Francia, Italia e Spagna procedono verso un risanamento, anche se più lento rispetto alle previsioni precedenti al conflitto in Medio Oriente. La Francia, in particolare, è riuscita a combinare tagli alla spesa con misure fiscali legate all’energia per mantenere l’obiettivo di deficit di quest’anno. Italia e Spagna, dal canto loro, continuano a beneficiare dell’ultimo anno del Recovery Fund.
Secondo il report, l’emissione di debito dell’UE raggiungerà il picco nel 2026, trainata dal completamento del Recovery Fund, dal nuovo programma di finanziamento per la difesa (SAFE) e dal rafforzamento del sostegno finanziario all’Ucraina. «Il 2026 segna il passaggio dal sostegno post-pandemia del Recovery Fund alla risposta alle sfide per la sicurezza europea», osservano gli analisti.
Sul fronte dei tassi d’interesse, la situazione resta gestibile nonostante un trend in rialzo. «I pagamenti per interessi sono su un percorso ascendente a causa dell’impatto dei tassi più elevati e dell’inflazione crescente», spiega il documento. «Questo è particolarmente vero per Francia e Italia, che hanno circa il 10% del loro debito indicizzato all’inflazione». Tuttavia, gli esperti di Goldman Sachs ritengono che «un’inflazione più alta dovrebbe essere sufficiente a compensare l’aumento dei pagamenti per interessi e la minore crescita, mantenendo stabile il differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita nei prossimi anni».
In termini di sostenibilità del debito, le previsioni indicano percorsi differenziati. «Prevediamo un aumento dei rapporti debito/PIL in Germania e Francia a causa degli elevati deficit primari, un rapporto sostanzialmente stabile in Italia e un continuo miglioramento in Spagna», si legge nel report.
Nel complesso, il documento invita a non sopravvalutare l’impatto dell’attuale caro energia. «Riteniamo che l’attuale aumento dei prezzi energetici difficilmente rappresenterà una sfida significativa per la politica fiscale europea», concludono Taddei, Stott e Garnadt. «Primo, questo shock energetico è probabilmente più temporaneo, mentre l’inizio della guerra su larga scala in Ucraina ha comportato una perdita permanente dell’approvvigionamento energetico russo. Secondo, i bilanci fiscali in Europa sono oggi più solidi, con un deficit medio del 3,4% del PIL nel 2025 rispetto al 5,6% del 2021».
