Fed: confermata la pausa sui tassi ma crescono le divisioni interne

Nel corso dell’ultimo meeting di aprile, la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse, mantenendo il range obiettivo dei fed funds al 3,5–3,75 per cento. Una decisione ampiamente attesa, ma che nasconde un dibattito sempre più acceso all’interno del FOMC.

Come spiega Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, “dal meeting di ieri, emerge che la grande maggioranza dei membri del FOMC considera appropriata l’attuale posizione di politica monetaria. Un solo membro avrebbe preferito tagliare i tassi già in questo meeting (Miran). Il messaggio centrale è di prudenza: la Federal Reserve si trova in una fase di wait and see e ritiene di essere in una buona posizione per aspettare prima di cambiare rotta”.

Secondo Daga, “nelle valutazioni interne al FOMC, il livello dei tassi attuale viene descritto come vicino a quello neutrale, probabilmente nella parte alta dell’intervallo. Questa scelta è considerata coerente in un quadro in cui il mercato del lavoro appare stabile e l’inflazione resta leggermente sopra l’obiettivo”. Tuttavia, il Comitato non intende restare fermo: “è in corso una discussione su come aggiornare le indicazioni, su come guidare il mercato sulle prossime mosse di politica monetaria. La posizione prevalente resta che, se si dovesse intervenire, la prossima mossa sarebbe più probabilmente un taglio che un rialzo. Tuttavia, cresce il numero di membri che preferirebbe una comunicazione più neutrale, ovvero indicare che la probabilità che la prossima mossa sia un taglio è uguale alla probabilità che la prossima mossa sia un rialzo”. Tre membri hanno espresso chiaramente questa posizione votando sullo statement, ma probabilmente la stessa preferenza è condivisa anche da altri membri non votanti.

La riunione è stata anche l’ultima presieduta da Jerome Powell. Daga ricorda che “Powell ha indicato che questo è il suo ultimo meeting da presidente della Fed; per il momento resta nel FOMC come governatore, partecipando quindi come membro votante anche ai prossimi meeting, che dovrebbero essere presieduti da Kevin Warsh. In questa prospettiva, un’implicazione rilevante è che, per fare spazio a Warsh nel Comitato, Miran dovrebbe uscire”.

Il nuovo linguaggio della Fed mostra una crescente attenzione ai rischi di inflazione. Daniel Siluk, Portfolio Manager and Head of Global Short Duration & Liquidity di Janus Henderson Investors, sottolinea che “una lettura più attenta della dichiarazione mostra un Federal Open Market Committee sempre più attento ai rischi di inflazione, anche se alcuni settori dell’economia mostrano segni di rallentamento”. Sul fronte della crescita, la valutazione della Fed è rimasta sostanzialmente invariata: “l’attività economica è ancora descritta come in espansione a un ritmo solido, senza alcuna indicazione che la domanda si sia indebolita abbastanza da costringere il Comitato ad agire”. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, “il comunicato rileva nuovamente che la crescita dell’occupazione è rimasta bassa, in media, rafforzando l’idea che lo slancio delle assunzioni si sia raffreddato. Ma questa constatazione è attentamente controbilanciata dall’osservazione che il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato”.

Il cambiamento più evidente riguarda l’inflazione, ora descritta come “elevata”, con un esplicito riferimento ai recenti aumenti dei prezzi globali dell’energia. Siluk osserva che “rispetto alla precedente dichiarazione, ciò rappresenta una sottile ma importante riformulazione. Anziché enfatizzare i progressi o la stabilità, la Fed sta richiamando l’attenzione sui rinnovati rischi al rialzo, in particolare quelli provenienti dall’esterno dell’economia nazionale”. Anche la geopolitica gioca un ruolo più importante: “Il Comitato fa riferimento direttamente agli sviluppi in Medio Oriente come fattori che contribuiscono a un elevato livello di incertezza sulle prospettive”.

Sul fronte delle divisioni interne, Siluk evidenzia che “un membro ha dissentito a favore di un taglio immediato dei tassi, mentre altri tre hanno sostenuto il mantenimento dei tassi invariati ma si sono opposti all’inclusione di un orientamento all’allentamento in questa fase. Questa divisione sottolinea quanto sia fragile il consenso e quanto i responsabili politici rimangano riluttanti a impegnarsi in anticipo. Warsh erediterà questa sfida, quella di cercare il consenso tra un Consiglio diviso”.

Una lettura ancora più netta dell’orientamento restrittivo arriva da Max Stainton, Senior Global Macro Strategist di Fidelity International. Secondo Stainton, “pur aggiornando al rialzo la propria valutazione sull’inflazione, la Fed ha precisato che tale dinamica è riconducibile soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia. Questa dinamica, unita al fatto che tre membri del Comitato abbiano votato in senso contrario al comunicato, contestandone il mantenimento di un orientamento prospettico di natura accomodante, ha conferito alla dichiarazione un’impostazione chiaramente restrittiva e, per certi versi, senza precedenti”. Nella sua ultima conferenza stampa, Powell ha ribadito che “la maggioranza del Comitato non vede una probabilità concreta di rialzi dei tassi” e che il FOMC rimane in modalità attendista. L’elemento di maggiore rilievo, tuttavia, è stato un altro: “Powell ha rivelato che rimarrà in carica come Governatore della Fed anche dopo la fine del suo mandato da Presidente, sostenendo che le attuali azioni legali contro la Fed sono senza precedenti e richiedono pertanto una risposta altrettanto senza precedenti”. Una decisione che, secondo Stainton, “introdurrà ulteriore incertezza sulle prospettive future dei tassi di interesse”.

Guardando avanti, “l’andamento dei tassi per il resto dell’anno sarà sempre più determinato dalla durata del conflitto in Medio Oriente”. Stainton mantiene uno scenario di base più accomodante rispetto alle attese del mercato: “riteniamo che il prossimo Presidente, Warsh, insieme al resto del Comitato, vorrà contrastare l’impatto negativo sulla crescita derivante dallo shock energetico tramite almeno un taglio dei tassi entro la fine dell’anno. Tuttavia, con l’aumento dei rischi legati a una possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, esiste un rischio concreto che lo shock sui prezzi dell’energia si estenda, trasformandosi in uno shock inflazionistico più ampio per l’intera economia. Continuiamo a prevedere un taglio nel corso dell’anno, ma i rischi risultano chiaramente orientati verso uno scenario di ‘nessuna azione’ per il resto dell’anno”.

Un equilibrio simile viene descritto da Kay Haigh, global co-head of Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management, secondo cui “la guidance aggiornata della Fed indica che la banca centrale si trova in una posizione stabile per quanto riguarda l’orientamento della politica monetaria, sebbene alcuni membri abbiano spinto per un linguaggio più bilanciato in entrambe le direzioni”. Haigh aggiunge che “sebbene i rischi al rialzo per l’inflazione siano aumentati, la Fed tiene d’occhio la possibile debolezza della crescita e del mercato del lavoro. Questo equilibrio potrebbe portare i tassi a essere riportati verso un livello neutrale più avanti nell’anno; tuttavia, il FOMC sarà sensibile a una riacutizzazione della situazione in Iran e all’aumento dei prezzi dell’energia, e potrebbe mantenere una politica restrittiva in tale scenario”.