L’incertezza macroeconomica, politica e geopolitica continua a orientare i mercati azionari globali, ma sotto la tenuta degli indici si muove un quadro molto più frammentato, fatto di forti rotazioni settoriali, dispersione nei rendimenti e volatilità sui singoli titoli. È questa la lettura di Michael P. Reilly, Chief Investment Officer of Equities Group & Director of Equity Research Group Managing Director di TCW, e Yusuf George, Senior Vice President Head of Equity Portfolio Specialists di TCW, secondo cui l’apparente resilienza del mercato statunitense non deve far sottovalutare i cambiamenti strutturali in corso.
Nonostante il contesto segnato dal conflitto con l’Iran e da uno scenario macro che, come osservano i due esperti, non appare “né decisamente recessivo né convincentemente espansivo”, l’azionario Usa continua a mostrare una certa capacità di tenuta. L’indice S&P 500 è in rialzo da inizio anno e ha recentemente toccato nuovi massimi storici.
Ma il dato aggregato, avvertono Reilly e George, rischia di nascondere una dinamica molto più complessa. “Sotto la superficie dei risultati aggregati dell’indice si sono verificate forti rotazioni tra settori, i fattori hanno avuto un impatto molto marcato e la volatilità dei singoli titoli è stata molto più elevata di quanto suggeriscano le misure a livello di indice”, spiegano.
La divergenza tra settori e il peso della volatilità
In poco più di tre mesi e mezzo si è registrata una divergenza superiore al 25% tra il comparto energetico, miglior performer, e il settore sanitario, fanalino di coda. Una forbice che, secondo i due manager, segnala come i mercati stiano reagendo a segnali spesso sovrapposti e persino contraddittori.
“Nei periodi caratterizzati da tensioni geopolitiche, incertezza politica e disruption tecnologica emergono raramente tendenze univoche”, sottolineano Reilly e George. “Più spesso si osservano segnali misti, che richiedono selettività e capacità di distinguere il rumore dai driver strutturali”.
Geopolitica e utili, il vero discrimine
Secondo TCW, la questione chiave non è la semplice presenza di rischio geopolitico, quanto la sua capacità di alterare le condizioni operative delle imprese.
“Inflazione più elevata, una risposta forzata delle banche centrali o un inasprimento prolungato delle condizioni finanziarie sono gli elementi che trasformano il rischio geopolitico in rischio sugli utili”, affermano.
Finora, il supporto degli utili ha funzionato da cuscinetto. Gli utili societari statunitensi hanno registrato cinque trimestri consecutivi di crescita a doppia cifra, mentre nel quarto trimestre 2024 l’S&P 500 ha segnato una crescita degli utili del 15,3%, superiore alle attese.
Tuttavia, un eventuale shock prolungato sull’energia potrebbe cambiare lo scenario. “Interruzioni persistenti delle forniture energetiche potrebbero esercitare pressioni sull’indice e produrre risultati azionari significativamente peggiori, dati gli effetti a catena su inflazione, margini e aspettative di politica monetaria”, osservano.
Pur in assenza di una recessione e con bilanci societari giudicati ancora solidi, per i due esperti resta elevata l’attenzione sulla traiettoria dei prezzi energetici e sulle implicazioni per domanda e utili.
La grande rotazione: dagli asset-light agli hard asset
Uno dei temi centrali evidenziati da TCW riguarda la profonda riallocazione in corso tra modelli di business. Il primo trimestre, sottolineano Reilly e George, ha visto una delle più forti rotazioni tra fattori e settori della storia recente.
“La rotazione più significativa dell’attuale ciclo è il passaggio dalle imprese asset-light verso infrastrutture hard asset”, spiegano. E il motore, precisano, non è solo l’aumento della domanda energetica, ma soprattutto il rischio di disruption legato all’intelligenza artificiale.
Secondo la loro analisi, i timori inizialmente concentrati sul software si sono progressivamente estesi a servizi alle imprese, asset manager alternativi e società di pagamenti, portando il mercato a interrogarsi sulla durabilità di molti modelli asset-light.
Di contro, le aziende ad alta intensità di capitale che sostengono l’economia digitale vengono percepite come beneficiarie strutturali del ciclo. “Il mercato sta distinguendo tra aziende che l’IA distrugge e aziende di cui l’IA ha bisogno”, rimarcano.
Una dinamica che ha favorito industriali, energia e infrastrutture, alimentando un selloff nel software e una rotazione verso comparti più legati all’economia reale.
Il nodo concentrazione e il ridimensionamento dei Mag7
Altro elemento osservato con attenzione è il crescente scollamento tra valutazioni e contributo fondamentale ai vertici dell’indice.
Le prime dieci società dell’S&P 500 rappresentano oltre il 36% della capitalizzazione, ma dovrebbero contribuire per circa il 32% agli utili. Parallelamente, il premio valutativo tra indice ponderato per capitalizzazione ed equal-weight si è ampliato fino a quasi il 30%, il più ampio nella storia dell’indice.
Per Reilly e George, il processo di riequilibrio è già in corso. “I Mag7 hanno sottratto rendimento all’indice da inizio 2026, mentre le altre 493 società hanno trainato il mercato”, osservano. “Il divario tra prezzo e contributo fondamentale ai vertici dell’indice sta iniziando a ridursi”.
Un passaggio che potrebbe rafforzare, secondo TCW, il ruolo di approcci più selettivi e meno dipendenti dalla concentrazione del benchmark.
Bilanciamento come strategia attiva
In questo contesto, il concetto di bilanciamento assume una valenza diversa da quella tradizionalmente associata a un approccio difensivo.
“Il bilanciamento non rappresenta una postura passiva. È una struttura attiva per navigare la complessità”, affermano i due manager.
Per TCW questo si traduce in quattro direttrici: riconoscere i molteplici modi in cui si esprimono i temi secolari di lungo periodo; sfruttare la dispersione attraverso selezione titoli e ribilanciamento; ampliare il set di opportunità oltre le aree più affollate del consenso; mantenere infine un orizzonte lungo, evitando di inseguire narrative al culmine della loro popolarità.
In altre parole, in una fase in cui i movimenti relativi tra settori e stili possono contare più della direzione dell’indice, la costruzione di portafoglio diventa sempre più una questione di architettura dei rischi.
Dove vedere valore
Sul fronte delle opportunità, TCW individua aree di crescita strutturale legate alla domanda energetica, alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e agli abilitatori tecnologici dell’IA.
“Vediamo opportunità convincenti nell’infrastruttura e nella tecnologia core dello sviluppo dell’IA, mentre la domanda di capacità computazionale continua a crescere”, spiegano Reilly e George.
Accanto a questi temi, il giudizio resta positivo su settori come industriali, finanziari, energia e utility, considerati segmenti con capacità di generazione degli utili tangibile, valutazioni ragionevoli e driver di domanda relativamente indipendenti dalla sola narrativa sull’intelligenza artificiale.
Positivo anche il giudizio su strategie large cap e mid cap value, soprattutto in uno scenario di crescente dispersione.
“Società di alta qualità trattate a sconto rispetto al mercato e con un catalizzatore identificabile per una rivalutazione possono performare bene”, concludono.
In un mercato apparentemente sostenuto dagli indici ma attraversato da profonde linee di faglia, il messaggio di TCW è che la vera sfida non sia prevedere una singola direzione del mercato, ma leggere correttamente le trasformazioni che ne stanno ridefinendo la leadership.
