Asset allocation: le indicazioni di Pictet AM tra bond in sofferenza e caro-petrolio

Le rinnovate tensioni diplomatiche e militari tra Stati Uniti e Iran continuano a influenzare l’andamento delle borse e delle obbligazioni a livello globale. In un contesto segnato da negoziati fragili e da un rischio geopolitico ormai persistente, gli investitori cercano di decifrare la sostenibilità della crescita e la tenuta delle tradizionali correlazioni tra le diverse asset class. A fornire di seguito una chiave di lettura è Andrea Delitala, Head of Multi Asset Euro di Pictet AM, che in una recente analisi ha offerto il suo punto di vista sull’asset allocation attuale, suggerendo un approccio prudente ma con alcune precise opportunità.

I punti critici del negoziato tra Iran e Stati Uniti

Secondo l’analisi, il confronto tra Washington e Teheran si articola su una serie di richieste contrapposte che riprendono elementi già emersi nei precedenti colloqui di Ginevra, interrotti dalle operazioni militari statunitensi. Il contesto attuale segna un cambio di paradigma, in cui il principio “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace, preparati alla guerra) convive con una crescente difficoltà nel definire incentivi negoziali credibili.

I nodi storici di attrito restano due: il programma nucleare iraniano e lo sviluppo di missili balistici. A questi si aggiungono due elementi nuovi emersi nel corso del conflitto: la sovranità sullo Stretto di Hormuz e l’estensione del conflitto al Libano. Sul primo punto, l’ipotesi di un dazio simbolico di circa 1 dollaro a barile appare economicamente sostenibile ma politicamente sensibile. Sul secondo fronte, la sovrapposizione tra teatro iraniano e libanese complica ulteriormente ogni ipotesi di de-escalation coordinata.

Shock di correlazione

Uno dei fenomeni più anomali segnalati da Delitala riguarda la dinamica tra le asset class. In uno scenario di rischio geopolitico elevato, ci si attenderebbe un ruolo stabilizzante dei bond. Al contrario, si è osservato un deterioramento più marcato del comparto obbligazionario rispetto all’equity. Il movimento si traduce in un rialzo dei rendimenti di circa mezzo punto percentuale nell’Eurozona, con perdite concentrate sulla parte breve della curva. Questo trend richiama il pattern del 2022, ma lo amplifica, configurando uno shock di correlazione più intenso.

Parallelamente, l’azionario ha mostrato una resilienza superiore alle attese, sostenuto dalla tenuta degli utili societari. Nel complesso, emerge un vistoso disallineamento tra asset class: mentre il petrolio si mantiene su livelli coerenti con le attese, i bond risultano eccessivamente penalizzati. Una divergenza che, secondo Pictet AM, solleva interrogativi sulla corretta lettura del ciclo macrofinanziario da parte del mercato.

Energia e supply chain: impatto significativo ma non sistemico

Dal punto di vista energetico, l’impatto della crisi appare significativo ma non ancora sistemico. I prezzi dell’energia hanno registrato un incremento di circa il 50%, in linea percentuale con il 2022 ma su livelli assoluti differenti, in particolare per il gas. L’assenza di attacchi diretti a infrastrutture chiave, come l’oleodotto East-West in Arabia Saudita, segnala una volontà di contenere l’escalation. Il monitoraggio dei flussi marittimi conferma una relativa stabilità operativa. Resta tuttavia evidente la vulnerabilità strutturale dell’Europa, ancora fortemente dipendente dall’estero per le forniture energetiche.

I limiti della politica monetaria e fiscale

L’attuale shock energetico presenta caratteristiche diverse rispetto alla crisi del 2022, risultando più limitato a livello settoriale e tendenzialmente transitorio. Tuttavia, a causa dei consueti ritardi di trasmissione (12-18 mesi) delle decisioni delle banche centrali, l’efficacia della politica monetaria appare ridotta. La conseguenza è che interventi restrittivi rischiano di produrre effetti pro-ciclici in una fase in cui la crisi potrebbe già essersi riassorbita.

Sul piano fiscale, invece, non emergono le condizioni per misure espansive di ampia scala. Le stime indicano un impatto sulla crescita europea pari a circa -0,7% in caso di aumento permanente del petrolio del 50%, ridotto a -0,2% in uno scenario di crisi limitata a un trimestre. Negli Stati Uniti, grazie all’autosufficienza energetica, l’impatto sulla crescita risulta trascurabile.

Inflazione e tassi reali, il giudizio sulla Bce

Per quanto riguarda l’inflazione, l’impatto stimato è di circa un +0,8% per l’Eurozona e +0,9% per gli Stati Uniti, con un picco attorno al 3% in Europa e al 4% negli Usa, prima di un graduale rientro. Le reazioni delle banche centrali sono differenziate: la Federal Reserve mantiene un approccio più bilanciato tra crescita e inflazione, mentre la Bce è percepita come più incline a interventi restrittivi. Andrea Delitala osserva tuttavia: “Poiché riteniamo una restrizione monetaria subottimale nel fronteggiare uno shock di offerta energetica, pensiamo che persino la BCE effettuerà al massimo un rialzo ‘dimostrativo’ (ovvero orientato a tenere sotto controllo le aspettative d’inflazione)”.

Un elemento critico riguarda l’andamento dei tassi reali, che si collocano stabilmente al di sopra dei livelli di neutralità stimati. A questi livelli, in ogni caso, i rendimenti a medio-lungo dei titoli di Stato europei iniziano ad offrire rendimenti interessanti.

Asset allocation: neutrali sulle azioni, interesse verso i bond europei

In termini di asset allocation, il contesto ha favorito un approccio prudente e flessibile. La posizione di Pictet AM, riassunta da Delitala, è chiara: neutrali sulle azioni, con un interesse crescente verso i bond europei. Il comparto obbligazionario, dopo le recenti correzioni, appare relativamente più attraente, mentre sull’equity si osserva una progressiva riduzione dell’esposizione diretta a favore di strategie opzionali. La resilienza dell’azionario è sostenuta dalla solidità degli utili, ma il recente recupero dei prezzi ha ridotto i margini di valutazione, limitando il potenziale di upside nel breve termine.

Nel complesso, emerge una configurazione di mercato caratterizzata da elevata incertezza e possibili cambiamenti di regime, in particolare per l’Europa. L’aumento dei tassi reali e la necessità di investimenti strutturali in energia e difesa suggeriscono un contesto più complesso rispetto al passato, in cui la componente geopolitica resta determinante per le scelte di investimento.