Obbligazioni, JP Morgan AM: “Attenzione al repricing dei rendimenti europei a breve termine”

L’annuncio del cessate il fuoco di due settimane in Iran, datato 7 aprile 2026, ha offerto un momentaneo sollievo ai mercati finanziari europei, dopo le forti oscillazioni provocate dallo shock petrolifero legato all’inizio del conflitto. Secondo l’ultimo Bond Bulletin pubblicato da JP Morgan AM , le condizioni per un ritorno a una politica monetaria più neutrale da parte delle banche centrali europee sono ancora incerte e dipendono dall’evoluzione del quadro energetico e geopolitico.

Il team di esperti del Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di JP Morgan AM sottolinea come, finora, le interruzioni energetiche abbiano causato danni limitati alle industrie europee. Tuttavia, la situazione rimane critica: “le forniture di gas e petrolio potrebbero non normalizzarsi completamente per un certo periodo a causa delle infrastrutture danneggiate in Medio Oriente”, con il rischio che i prezzi restino più alti rispetto al periodo pre-conflitto.

A livello di singoli Paesi, la dispersione dei mercati dei tassi è netta: “La Spagna sembra relativamente al riparo dallo shock petrolifero, mentre l’Italia è vista come uno dei principali potenziali perdenti qualora il conflitto dovesse protrarsi. La Francia, invece, sta affrontando i timori dettati dai limitati margini di manovra di cui dispone a livello fiscale per proteggere i consumatori.”

Secondo gli esperti poi le recenti previsioni della Bce indicano che l’Istituto di Francoforte teme più un errore sull’inflazione – lasciando che i prezzi sfuggano al controllo – che un passo falso sulla crescita. In caso di de-escalation del conflitto, la BCE potrebbe guardare oltre lo shock inflazionistico iniziale, evitando ulteriori misure restrittive. Il team di JP Morgan AM trae un’importante lezione dalla storia recente: “A quel tempo, allo scoppio della guerra in Ucraina, i prezzi del gas salirono alle stelle spingendo l’inflazione al rialzo. Di conseguenza la Bce aumentò i tassi, decisione che, con il tempo, si rivelò fondata.” Al contrario, le manovre restrittive del 2008 e del 2011 sono oggi considerate due errori di politica monetaria. I mercati sembrano riflettere la fiducia nella capacità della Bce di replicare il successo del 2022.

Diversa è la situazione per la BoE, alle prese con un’economia più debole, disoccupazione in aumento e inflazione sopra il target da anni. Il team rileva che “il messaggio emerso durante l’ultima riunione è apparso involontariamente restrittivo: persino i membri più accomodanti del Comitato di politica monetaria hanno mostrato una certa disponibilità a discutere una stretta dei tassi di interesse”. Le autorità dovranno muoversi con cautela per non perdere credibilità.

Sul fronte delle valutazioni quantitative, i mercati avevano scontato tre rialzi della Bce per circa 75 punti base, ma l’annuncio del cessate il fuoco ha cambiato l’orientamento. “L’intera Europa è stata interessata da una correzione delle curve dei tassi a breve termine, riducendo di circa 25 punti base i possibili rialzi da qui alla fine del 2026.” Attualmente i mercati scontano due rialzi della Bce (circa 53 punti) per quest’anno, mentre per la BoE le aspettative sono scese da 100 a circa 33 pb. Se la de-escalation dovesse continuare, le curve dei rendimenti europei potrebbero tornare a irripidirsi.

Prima del conflitto, il mercato si aspettava tassi invariati o in calo, con posizioni prevalentemente lunghe sui tassi. Con lo scoppio della guerra, gli investitori hanno venduto titoli a breve termine e spread sui periferici, allargando lo spread Italia-Germania di quasi 100 pb. Tuttavia, “davanti a un cessate il fuoco e a valutazioni più interessanti, alcuni investitori sono ritornati nei segmenti a più breve termine della curva dei rendimenti”.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari

Il team di JP Morgan AM ritiene che, con una crescita economica ancora debole, “la Bce dovrà attendere che lo shock si esaurisca prima di ripristinare un orientamento neutrale”. Prima della guerra, ci si aspettava un allentamento graduale entro fine 2026; ora tale termine slitterà alla fine del 2027. Quanto più a lungo durerà lo shock petrolifero, tanto più a lungo la Bce manterrà una posizione restrittiva. Se il cessate il fuoco reggesse e i prezzi del petrolio si abbassassero, gli ulteriori aumenti prezzati potrebbero non concretizzarsi. Per la BoE, invece, in uno scenario di de-escalation la riduzione del costo del denaro dovrebbe tornare all’ordine del giorno entro fine anno.

Gli esperti concludono: “Ci aspettiamo un’ulteriore correzione sulla parte breve della curva dei rendimenti, che renderebbe interessanti le posizioni lunghe sulla parte breve delle curve europee, potenzialmente espresse tramite strategie di steepener. In particolare, riteniamo che il segmento a breve termine della curva dei rendimenti nel Regno Unito abbia maggiori margini per sovraperformare quello europeo”.