Dopo un periodo di solida performance, il debito dei mercati emergenti (EM) torna al centro dell’attenzione degli investitori. La domanda cruciale, tuttavia, è se questa dinamica possa proseguire nel tempo.
Secondo Jason Trujillo, Head of Emerging Market Credit and Strategy di Invesco, la risposta dipende da due condizioni fondamentali. “Riteniamo che il mantenimento di una performance solida dipenda da due condizioni: la presenza di argomenti plausibili a favore di un dollaro statunitense stabile o in calo, che sostenga gli afflussi verso questa asset class, e un mix di crescita costante e inflazione nei mercati emergenti che favorisca la flessibilità delle politiche”, ha dichiarato Trujillo. “Riteniamo che queste due condizioni possano essere soddisfatte nel medio termine”.
In uno scenario di questo tipo, le prospettive appaiono incoraggianti. “In presenza di tali condizioni, riteniamo che vi sia un forte potenziale affinché il debito dei mercati emergenti – in particolare i mercati locali – offra agli investitori fonti di rendimento solide e diversificate”, ha aggiunto l’esperto.
Il ruolo chiave di un dollaro più debole
Trujillo sottolinea come la variabile macroeconomica più rilevante per i rendimenti del debito EM sia proprio il biglietto verde. “Un dollaro più debole tende a sostenere le valute dei mercati emergenti e i bilanci degli Stati sovrani con passività esterne. Può inoltre incoraggiare gli investitori a diversificare il proprio portafoglio allontanandosi dagli asset statunitensi per orientarsi verso opportunità non statunitensi”, ha spiegato. La storia dimostra che i cicli del dollaro possono protrarsi per anni, trainati da differenziali di crescita e tassi d’interesse. “Se il forte vento contrario del dollaro che ha messo a dura prova gli asset dei mercati emergenti dal 2022 al 2024 continuasse a dissiparsi, ci aspetteremmo un contesto più favorevole per il debito dei mercati emergenti, in particolare per le obbligazioni in valuta locale”.
Solidità macroeconomica nei Paesi emergenti
Il secondo pilastro dell’argomentazione a favore del debito EM è rappresentato dal miglioramento dei fondamentali. Molte economie emergenti vantano oggi quadri monetari più credibili rispetto al passato e hanno affrontato il recente shock inflazionistico con tempestività. Con l’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche, i policy maker hanno potuto stimolare la crescita. “Per gli investitori obbligazionari, l’inflazione in moderazione e gli elevati tassi di interesse reali creano un potenziale di plusvalenze in caso di calo dei tassi di riferimento, offrendo nel contempo un carry interessante”, ha osservato Trujillo. Inoltre, diversi mercati emergenti hanno migliorato la disciplina fiscale e la gestione delle partite correnti. “Questi miglioramenti non sono universali, ma la tendenza complessiva è positiva”.
Anche i fattori strutturali giocano a favore: demografia favorevole in alcune regioni e una crescente diversificazione economica, con esportazioni tecnologiche che restano solide nonostante le tensioni commerciali globali.
Valuta locale vs valuta forte: due mondi diversi
Nel panorama del debito EM, è fondamentale distinguere tra le asset class in valuta locale e quelle in valuta forte. “Le obbligazioni in valuta locale offrono due potenziali fonti di rendimento: i rendimenti locali e l’apprezzamento della valuta”, ha spiegato Trujillo. In uno scenario di dollaro debole, le obbligazioni locali hanno il potenziale per generare rendimenti totali sostanziali. Il compromesso è rappresentato dalla volatilità valutaria durante gli shock di rischio globali.
Il debito in valuta forte (tipicamente in dollari), invece, svolge un ruolo diverso. “Un dollaro più debole favorisce il debito dei mercati emergenti in valuta forte migliorando i fondamentali di un paese: rende le esportazioni dei mercati emergenti più competitive e riduce il valore del debito denominato in dollari”, ha affermato l’head of strategy. Tuttavia, quando gli spread sono già ridotti, il potenziale di rialzo è più limitato. “In tal senso, il debito dei mercati emergenti in valuta forte può essere considerato al meglio come un’esposizione orientata al reddito con sensibilità alle condizioni di credito globali, mentre la valuta locale può offrire una maggiore opzionalità al rialzo in un contesto di indebolimento del dollaro, ma comporta una potenziale volatilità più elevata”.
I rischi da monitorare
Il rischio più evidente, secondo Trujillo, è un’inversione della tendenza al ribasso del dollaro. Se la crescita USA accelerasse nuovamente, l’inflazione si rivelasse persistente o la Federal Reserve mantenesse una politica restrittiva più a lungo del previsto, il dollaro potrebbe rafforzarsi, inasprendo le condizioni finanziarie nei mercati emergenti. Altri rischi includono la volatilità geopolitica e delle materie prime, nonché la credibilità politica specifica di ciascun paese. “I mercati emergenti sono eterogenei: alcuni paesi dispongono di istituzioni solide e di politiche coerenti; altri sono più vulnerabili all’incertezza politica, agli scostamenti di bilancio o alle esigenze di finanziamento esterno. La selezione dei paesi, la diversificazione e il controllo del rischio di portafoglio sono quindi fondamentali”, ha avvertito l’esperto.
Un’ampia dispersione dei rendimenti favorevole alla gestione attiva
Trujillo ha infine evidenziato come molti investitori considerino erroneamente i mercati emergenti come un’asset class omogenea. “Il debito dei mercati emergenti comprende oltre 70 paesi distribuiti in cinque regioni distinte, con strutture economiche, politiche e giuridiche estremamente diverse. Dubai è molto diversa dal Brasile, la Nigeria dalla Costa Rica e la Cina dalla Polonia”. Questa ampia variabilità contribuisce ai vantaggi di diversificazione, ma rafforza la tesi a favore della gestione attiva. Per illustrare la dispersione dei rendimenti, Trujillo ha citato dati recenti: nel segmento valuta forte, i titoli di Stato venezuelani hanno generato un rendimento del 138%, mentre il debito senegalese ha subito un calo superiore al 13%. In valuta locale, i rendimenti negli ultimi 12 mesi sono oscillati dal +2,4% dell’India al +47% del Sudafrica e al +37% del Messico. “L’ampiezza e la diversità della classe di attività determinano un’ampia dispersione dei rendimenti, il che crea significative opportunità potenziali per la gestione attiva”, ha concluso.
In sintesi
“Riteniamo che il debito dei mercati emergenti rappresenti una valida opzione a medio termine per gli investitori”, ha affermato Trujillo. “Questa asset class offre un mix credibile di reddito, diversificazione e potenziale rivalutazione del capitale in un momento in cui il reddito fisso dei mercati sviluppati si trova ad affrontare condizioni di partenza meno favorevoli”. All’interno del debito EM, la preferenza di Invesco va alla valuta locale: “Se il contesto di indebolimento del dollaro dovesse persistere, le obbligazioni locali dovrebbero beneficiare dei rendimenti disponibili sui mercati interni e dell’ulteriore potenziale di rialzo derivante dalla forza delle valute dei mercati emergenti in termini di dollari statunitensi”. Le opportunità di rendimento a medio termine sui mercati locali appaiono più asimmetriche, consentendo a tassi e valute di agire in sinergia per generare potenzialmente rendimenti totali più elevati.
