Euro in recupero sul Dollaro e Franco svizzero volatile in scia alla tregua in Medio Oriente

L’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha innescato un’immediata reazione sui mercati valutari, riportando il cambio Euro/dollaro al rialzo ma senza modificare radicalmente le prospettive di fondo.

Secondo Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Ubp, “l’annuncio del cessate il fuoco ha avuto diverse ripercussioni sul fronte valutario, a partire dal recupero dell’euro contro il dollaro”.

Parallelamente, si è registrata una revisione delle aspettative sulla politica monetaria europea. I mercati prezzano ora un rialzo dei tassi della BCE limitato a circa 40 punti base entro la fine dell’anno, mentre gli spread a due anni si sono mossi a sfavore dell’Euro.

“La BCE ha ribadito di essere pronta ad agire se necessario, ma i recenti sviluppi suggeriscono un approccio più prudente, soprattutto nel valutare l’impatto dell’inflazione energetica”, osserva Kinsella. “Le aspettative di un aumento dei tassi nel breve termine potrebbero non essere soddisfatte”.

A pesare sul quadro resta il petrolio. Il lieve calo dei prezzi dopo la tregua ha ridotto la pressione immediata sull’Eurotower, ma le prospettive restano orientate verso livelli elevati. “Stimiamo un prezzo medio intorno ai 100 dollari al barile per il resto del 2026, con effetti negativi sulla bilancia commerciale dell’Eurozona”, spiega Kinsella. “Questo si tradurrebbe in una riduzione dell’ordine di 100 miliardi di dollari, pari a circa lo 0,4% del PIL”.

Il confronto con il 2022 resta inevitabile, quando l’impennata dei prezzi energetici contribuì al crollo della moneta unica. Tuttavia, il contesto attuale appare meno critico. “Questa volta prevediamo un ridimensionamento dell’avanzo commerciale, ma non un deficit come nel 2022, rendendo meno probabile un forte calo dell’Eur/Usd”, aggiunge Kinsella.

Le stime sono state quindi aggiornate: “Il cessate il fuoco riduce il rischio degli scenari peggiori e ci riporta a una previsione di graduale rialzo dell’Eur/Usd, anche se non più fino a 1,24”.

Franco svizzero tra bene rifugio e pressione dei tassi

Se l’Euro ha beneficiato della distensione geopolitica, il Franco svizzero ha mostrato un andamento più irregolare, oscillando tra il suo ruolo tradizionale di bene rifugio e le dinamiche legate alla politica monetaria.

Secondo Christoph Boner, Chief Investment Allocation Officer di Vontobel, “nelle prime fasi del conflitto il franco si è comportato come un classico bene rifugio, con il cambio Eur/Chf sceso fino a 0,9008, il livello più forte dal 2015”.

Successivamente, tuttavia, il quadro è cambiato. “Nella seconda fase hanno prevalso la politica della banca centrale e i differenziali dei tassi di interesse, portando il cambio Eur/Chf a risalire intorno a 0,92 e il Usd/Chf vicino a 0,80”, spiega Boner.

In caso di ulteriore de-escalation, il Franco potrebbe indebolirsi ancora, ma il contesto resta incerto. “La volatilità e la domanda di beni rifugio dovrebbero rimanere elevate, data la fragilità della tregua”, sottolinea.

Un ruolo chiave è giocato dalla Banca nazionale svizzera (BNS), che mantiene un orientamento accomodante. “Con un tasso di riferimento allo 0%, i rendimenti in franchi restano strutturalmente bassi, favorendo strategie che puntano contro il rafforzamento della valuta”, osserva Boner. Allo stesso tempo, l’istituto centrale è intervenuto per limitare un eccessivo apprezzamento. “A inizio marzo la BNS ha adottato un approccio insolitamente esplicito, con interventi verbali e la conferma della disponibilità ad agire sul mercato dei cambi”, evidenzia. L’obiettivo resta la stabilità dei prezzi. “Con un’inflazione vicina al limite inferiore del target, un Franco troppo forte rischierebbe di riportare l’economia in territorio deflazionistico”, aggiunge Boner.

Nonostante queste dinamiche, il ruolo di bene rifugio del Franco non è in discussione. “Le prospettive dipenderanno soprattutto dall’evoluzione del conflitto più che dai fondamentali svizzeri, che restano solidi”, afferma Boner. “Se lo scenario dovesse deteriorarsi, il franco tornerebbe a rafforzarsi grazie alla stabilità politica, ai conti pubblici solidi e al surplus delle partite correnti”.

In sintesi

In altre parole, il mercato valutario resta sospeso tra due forze contrapposte: da un lato la normalizzazione geopolitica e il peso dei tassi, dall’altro il rischio latente che continua a sostenere le valute rifugio.