Valute, ecco su cosa puntare nei prossimi mesi secondo Invesco

In un contesto macroeconomico globale caratterizzato da politiche monetarie divergenti e da una rinnovata attenzione ai fondamentali delle singole aree geografiche, le prospettive per le principali valute internazionali delineano un quadro complesso e articolato. L’analisi condotta da Rob Waldner, Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco, traccia una rotta precisa per gli investitori, individuando chiare preferenze in un paniere che va dalle valute dei mercati sviluppati a quelle emergenti. Dalla forza strutturale dell’euro alla fragilità della sterlina, passando per le opportunità offerte dall’area asiatica, emerge una strategia che premia la diversificazione lontano dal biglietto verde.

Dollaro Usa: una debolezza strutturale all’orizzonte

Il sentiment sul dollaro statunitense rimane improntato alla cautela, con Invesco che conferma una posizione di sottopeso su un ampio spettro di mercati. La ragione di questa scelta non risiede tanto in una crisi imminente dell’economia a stelle e strisce, quanto in un differenziale di rendimento atteso sfavorevole rispetto ad altre regioni del mondo. Secondo Rob Waldner, la dinamica del cambio sarà influenzata anche da un fattore tecnico non trascurabile: “Prevediamo un aumento dei rapporti di copertura sul dollaro statunitense tra gli investitori istituzionali internazionali”.

Sul fronte della politica monetaria, il quadro si preannuncia delicato. La Federal Reserve è attesa proseguire nel percorso di riduzione dei tassi di interesse per sostenere il mercato del lavoro, nonostante segnali contrastanti come una crescita ancora superiore al trend e un’inflazione ostinatamente elevata. Un ulteriore elemento di incertezza sarà rappresentato dal cambio della guardia ai vertici dell’istituto centrale. “Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, il cui mandato avrà inizio a maggio, sarà oggetto di attenta osservazione da parte dei mercati mentre cercherà di trovare un equilibrio tra la richiesta del presidente di tagliare i tassi e l’imperativo di riportare l’inflazione ai livelli target”, sottolinea Waldner nell’analisi di Invesco.

Euro: la ripresa del Vecchio Continente sostiene la valuta

Di tutt’altro tenore la view sulla moneta unica europea, su cui Invesco mantiene un convincente sovrappeso. Le prospettive di un miglioramento ciclico dell’economia europea, unite a un mix di politica fiscale in Germania e monetaria accomodante della BCE, creano un contesto favorevole all’apprezzamento. Un elemento chiave è rappresentato dalla domanda interna latente: “Con i tassi di risparmio a livelli elevati in tutta Europa, esiste il potenziale per un aumento dei consumi da parte delle famiglie, che stimolerebbe ulteriormente la crescita”, spiega Waldner, aggiungendo che questo scenario si consoliderà con il venir meno delle incertezze tariffarie e con prezzi dell’energia contenuti.

Sul versante dei prezzi, l’inflazione nell’Eurozona appare sotto controllo, con valori attualmente inferiori al target del 2 per cento. A questo si aggiunge un effetto collaterale delle tensioni commerciali globali che finisce per avvantaggiare l’Europa: il reindirizzamento delle esportazioni cinesi, originariamente destinate agli Stati Uniti, verso il mercato europeo a prezzi scontati. Tuttavia, un euro troppo forte inizia a rappresentare un campanello d’allarme per Francoforte. L’Head of IFI Strategy di Invesco avverte: “Se la valuta superasse quota 1,20, ciò potrebbe innescare discussioni su ulteriori tagli dei tassi. La banca centrale potrebbe prendere in considerazione tali misure qualora un ulteriore apprezzamento minacciasse di deprimere ulteriormente l’inflazione”.

Renminbi e Yen: l’asse asiatico in ascesa

La strategia di Invesco guarda con fiducia anche alle due principali valute dell’Asia orientale. Sul renminbi cinese, la posizione è di sovrappeso nel medio termine, sostenuta da fondamentali solidi e da una spinta strutturale all’internazionalizzazione. Rob Waldner evidenzia come la tendenza alla vendita di dollari da parte degli esportatori sia destinata a proseguire, forte di un surplus commerciale che nel 2025 ha raggiunto circa 1.200 miliardi di dollari. Un supporto ulteriore arriva dallo sviluppo dei sistemi di pagamento transfrontalieri in valuta locale, che riducono la dipendenza dal biglietto verde.

Quanto allo yen giapponese, l’outlook positivo poggia su un rinnovato scenario politico ed economico interno. Superate le recenti turbolenze elettorali, il Giappone si trova ora con un governo stabile e un mandato chiaro per sostenere la crescita. “Uno yen stabile è essenziale per il raggiungimento di questi obiettivi, in particolare considerando la sottovalutazione della valuta e la recente collaborazione tra la Fed e la Banca del Giappone nel ‘coordinamento dei tassi’”, afferma Waldner, interpretando questa sinergia come un impegno concreto delle autorità a stabilizzare il cambio. La vera partita si giocherà sul ritmo di normalizzazione monetaria della BoJ: “Sarebbe prudente che l’espansione fiscale sotto la nuova amministrazione procedesse di pari passo con un certo grado di inasprimento monetario da parte della BoJ, il che dovrebbe fornire un ulteriore sostegno allo yen”.

Sterlina e dollaro australiano: destini opposti

Chiudono il quadro valutario due visioni contrastanti per il mondo anglosassone e quello delle materie prime. Sulla sterlina britannica, Invesco mantiene una posizione di sottopeso, prevedendo che la Banca d’Inghilterra sarà costretta a tagliare i tassi in modo più aggressivo di quanto attualmente scontato dai mercati. I dati macro segnalano un indebolimento del mercato del lavoro e un’inflazione destinata a scendere sotto l’obiettivo del 2 per cento. “L’atteggiamento cauto dell’MPC riguardo alla riduzione dei tassi, che finora ha fornito un certo sostegno alla sterlina, rischia di perdere efficacia nei prossimi mesi”, commenta Waldner, citando inoltre il potenziale elemento di disturbo rappresentato dalle prossime elezioni locali di maggio.

Al contrario, il dollaro australiano viene visto con favore e in sovrappeso. La forza della valuta oceanica poggia su due pilastri ben definiti. In primis, la postura ancora restrittiva della Reserve Bank of Australia, con l’aspettativa di almeno un ulteriore rialzo dei tassi nella prima metà del 2026. In secondo luogo, la correlazione storica con il ciclo delle materie prime. “Prevediamo un’accelerazione del ciclo delle materie prime con il rafforzarsi della crescita globale e la ripresa dei settori manifatturieri dopo un lungo periodo di debolezza, il che dovrebbe fornire un forte vento favorevole al dollaro australiano”, conclude Rob Waldner nell’analisi di Invesco.