L’industria dei semiconduttori accelera ben oltre le previsioni. Quella che fino a pochi mesi fa veniva indicata come una traiettoria di crescita destinata a portare il settore al traguardo dei 1.000 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030, potrebbe invece realizzarsi con quattro anni di anticipo. A lanciare il segnale d’allarme – ma in senso positivo per gli addetti ai lavori – è una combinazione di fattori in cui l’intelligenza artificiale gioca il ruolo di protagonista assoluta, alterando gli equilibri consolidati tra domanda e offerta.
Secondo André Figueira de Sousa, Fixed Income fund manager di DPAM, il comparto ha percorso esattamente la strada che era stata ipotizzata negli scorsi mesi. “La ripresa si è consolidata come previsto nel corso dell’ultimo anno e prosegue tuttora a ritmo serrato”, spiega l’esperto, ricordando come in precedenza si fosse rilevato che la crescita dei semiconduttori fosse trainata quasi esclusivamente dall’intelligenza artificiale, a fronte di una ripresa ciclica ancora debole in altri ambiti. “Prevedevamo tuttavia un consolidamento del settore, spinto sia dal potenziamento delle infrastrutture IA sia dal miglioramento di comparti tradizionali come smartphone, PC, automotive e industria”, aggiunge de Sousa.
Ed è proprio questa combinazione – il boom dell’IA che si somma a una risalita degli altri segmenti – a creare le condizioni per una svolta strutturale. L’attuale velocità di crescita, spinta anche dal forte rialzo dei prezzi delle memorie, sta comprimendo i tempi. “È inoltre evidente che il mercato sia ormai entrato in una fase di ‘supply crunch’, caratterizzata da una marcata carenza di offerta”, sottolinea il fixed income fund manager di DPAM.
Il cuore di questa tensione risiede nella domanda insaziabile di chip per l’intelligenza artificiale, che continua a scontrarsi con i limiti della potenza di calcolo disponibile. Un esempio emblematico arriva da Nvidia, il titolo di riferimento del settore. Durante l’ultimo GTC, l’azienda ha praticamente raddoppiato le stime sui ricavi cumulativi per i sistemi Blackwell e Rubin, passando da una previsione di 500 miliardi di dollari per il biennio 2025-2026 ad almeno 1.000 miliardi di dollari per il triennio 2025-2027.
Ma l’effetto domino non si ferma agli acceleratori. Secondo l’analisi di de Sousa, l’intelligenza artificiale sta già influenzando la scarsità di offerta nel mercato delle CPU, con la transizione verso l’inferenza e l’agentic IA che alimenta la domanda di processori per server tradizionali. A testimoniarlo sono le previsioni di AMD, che durante il recente Capital Market Day ha indicato per il settore dei data center un tasso di crescita annuale composto del 18% fino al 2030, un balzo notevole rispetto al 4% registrato tra il 2022 e il 2024.
La pressione della domanda si riflette in modo evidente nelle strategie di investimento dei giganti del settore. TSMC, il più grande produttore mondiale di semiconduttori, dopo aver stanziato circa 30 miliardi di dollari nel 2024 e 41 miliardi nel 2025, ha pianificato per il 2026 una spesa in conto capitale compresa tra i 52 e i 56 miliardi di dollari.
Uno degli effetti più profondi si registra nel mercato delle memorie, dove lo sviluppo dell’IA sta causando una carenza strutturale. La DRAM rappresenta un elemento critico per le infrastrutture di calcolo, sia nella variante convenzionale sia in quella ad alta larghezza di banda (HBM), dato che ogni nuova generazione di GPU Nvidia richiede una capacità di memoria sempre maggiore. L’adozione della tecnologia HBM riduce sensibilmente l’offerta complessiva, poiché la sua produzione richiede circa tre volte la capacità di wafer per bit rispetto alla DRAM tradizionale, un rapporto destinato a salire con le prossime generazioni.
A rendere ancora più rigida l’offerta vi è la complessità produttiva. “La costruzione di una fabbrica di semiconduttori è estremamente complessa e richiede diversi anni”, ricorda de Sousa, evidenziando come l’industria delle memorie DRAM sia chiamata a tenere il passo con un livello di domanda senza precedenti. “Di conseguenza, il settore si trova in una situazione di grave carenza di offerta e la visibilità su quando il mercato tornerà in equilibrio è ancora limitata”.
Storicamente, nel settore della memoria la determinazione dei prezzi ha sempre rappresentato il meccanismo attraverso il quale domanda e offerta raggiungono un nuovo equilibrio. Ma l’attuale scenario presenta una differenza fondamentale rispetto ai cicli passati. “I clienti dei data center IA mostrano una sensibilità molto inferiore ai rincari”, spiega l’esperto. “Tale dinamica sta spingendo i prezzi delle DRAM verso l’alto in modo sostanziale, mentre la domanda continua a crescere. Questo trend è destinato a persistere finché l’elasticità dei prezzi non inizierà a influenzare la domanda in qualche segmento del mercato – secondo il principio per cui il rimedio ai prezzi elevati sono i prezzi elevati stessi”.
Questo aggiustamento, secondo le previsioni, interesserà probabilmente prima di tutto l’elettronica di consumo, con i produttori di PC e smartphone costretti ad aumentare i prezzi di listino per proteggere i propri margini, frenando inevitabilmente la domanda finale. Le stime più recenti per il comparto smartphone segnalano infatti una contrazione delle spedizioni a doppia cifra per il 2026, con una flessione che colpirà i segmenti di fascia bassa e media in modo molto più marcato rispetto ai prodotti premium.
In questo contesto, i produttori di chip sono impegnati a recuperare il divario, pianificando significativi ampliamenti della capacità per i prossimi anni. “Ciò sta determinando una decisa accelerazione del ciclo per il comparto delle apparecchiature per la fabbricazione di wafer”, conclude de Sousa. “Le evidenze suggeriscono in misura crescente che l’industria dei semiconduttori abbia superato la fase di normale ripresa ciclica per entrare in una fase di carenza d’offerta trainata dall’intelligenza artificiale”.
