Trading: scatta l’effetto crisi, ma solo per pochi

L’escalation del conflitto in Medio Oriente, alla fine di febbraio 2026, ha generato una scossa immediata sui mercati finanziari, con effetti tangibili sulle abitudini di trading degli investitori. A fotografare il fenomeno è un’analisi condotta da Fintokei, piattaforma attiva nel settore del prop trading, che ha confrontato i comportamenti degli utenti nei quindici giorni precedenti e successivi all’acuirsi della crisi.

Il risultato? Un’impennata delle operazioni nei primi sette giorni, seguita da una rapida riconfigurazione delle scelte di investimento, con l’oro protagonista di un fugace exploit e il petrolio destinatario di un interesse più strutturale.

Secondo i dati diffusi dalla società, nei sette giorni successivi allo shock si è registrato un aumento globale degli acquisti del 27,6%, con l’Italia in crescita del 20,6%. Un’impennata che, però, non è stata accompagnata da un analogo afflusso di nuovi clienti: il tasso di apertura di nuovi conti è diminuito dell’11,3% a livello globale e del 9,7% nel nostro Paese.

«In una fase di incertezza geopolitica e volatilità elevata, la domanda vera non è solo quanto aumenta l’operatività sui mercati, ma come cambia il comportamento dei trader», spiega Marco Martire, country manager Italia di Fintokei. «Dai nostri dati emerge che lo shock tende a riattivare soprattutto utenti già presenti, più che generare un’ondata strutturale di nuovi ingressi».

L’analisi evidenzia una netta differenza di comportamento tra le principali asset class. L’oro (XAUUSD) ha registrato un aumento delle transazioni dell’11% a livello globale e del 18% in Italia nella prima settimana post-shock. Un picco che però si è rivelato di breve durata: già nella seconda settimana i volumi sono tornati sostanzialmente stabili, con un calo complessivo nell’intero periodo successivo alla crisi.

A confermare la natura temporanea del fenomeno è anche il dato relativo ai trader attivi: dopo un’impennata iniziale, il numero di operatori sull’oro è rapidamente rientrato ai livelli pre-crisi. In Italia, l’aumento delle operazioni è stato determinato più da una maggiore frequenza degli utenti già presenti che dall’ingresso di nuovi investitori.

Diametralmente opposto il comportamento sul petrolio. Entrambi gli strumenti hanno fatto registrare un incremento significativo e duraturo, con numeri in crescita anche nella seconda settimana dopo lo shock. Per il Wti, il numero di trader attivi a livello globale è più che raddoppiato, passando da una media di 97 nel periodo pre-shock a 220 nella prima settimana e 267 nella seconda.

Anche in Italia l’aumento è stato marcato: gli operatori attivi sul Wti sono più che raddoppiati, mentre sul Brent si è passati da un solo trader a otto, un dato ancora contenuto ma indicativo di una tendenza in atto.

«L’oro reagisce con una fiammata iniziale, ma poi torna verso livelli più stabili, mentre sul petrolio vediamo una crescita più persistente, che prosegue anche nella settimana successiva e coinvolge un numero crescente di trader attivi», sottolinea Martire. «In questo contesto, la gestione del rischio diventa ancora più centrale: discipline come il controllo del drawdown e il rispetto delle regole pesano più della ricerca di performance di impulso».

Trading: scatta l’effetto crisi, ma solo per pochiUno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda la composizione della base di trader. Il numero complessivo degli utenti attivi sulla piattaforma non è aumentato in modo significativo dopo lo shock. Tuttavia, la loro distribuzione tra gli strumenti è cambiata profondamente, con una netta rotazione verso il petrolio.

I trader che hanno scelto di operare sul greggio costituiscono in larga parte un sottogruppo distinto rispetto a quelli tradizionalmente attivi sull’oro, suggerendo una segmentazione delle strategie in risposta all’evoluzione del contesto geopolitico.

Fintokei sottolinea come si tratti di «un’analisi iniziale e prematura per trarre conclusioni definitive», avvertendo che ulteriori fattori di mercato potrebbero influenzare le tendenze nelle prossime settimane. La piattaforma continuerà a monitorare l’evoluzione dei comportamenti degli utenti, in attesa di capire se la spinta verso il petrolio rappresenti un cambiamento duraturo o una reazione contingente a un contesto di elevata incertezza.