Obbligazioni: come muoversi in questa fase secondo Schroders

La guerra in Iran è entrata nella sua terza settimana e, mentre gli equilibri geopolitici restano instabili, gli analisti finanziari provano a tracciare le possibili traiettorie per l’economia globale. Il quadro, tuttavia, rimane profondamente incerto, con scenari che potrebbero divergere in modo radicale in base all’evoluzione del conflitto e, soprattutto, alle ripercussioni sul costo dell’energia.

L’incertezza come unica certezza

In un contesto così fluido, gli strateghi suggeriscono cautela e onestà intellettuale piuttosto che previsioni azzardate. James Bilson, Fixed Income Strategist, Global Unconstrained Fixed Income di Schroders, sottolinea come l’approccio più prudente sia innanzitutto quello di ammettere i propri limiti di fronte alla complessità del momento.

“In questo contesto, l’approccio migliore è riconoscere con umiltà ciò che non sappiamo (e non possiamo sapere) e concentrarci su aree geografiche e asset class su cui abbiamo maggiore convinzione,” ha dichiarato Bilson.

Secondo l’esperto, la difficoltà principale risiede nell’estrema variabilità del possibile epilogo: l’economia globale apparirà molto diversa se il petrolio salirà al di sopra dei 120 dollari al barile rispetto a uno scenario sotto i 90 dollari. Questa forbice, spiega Bilson, rende quasi impossibile avere chiarezza sulle prospettive di breve termine.

I rischi di coda e gli scenari della Fed

Per cercare di inquadrare le possibilità, Schroders ha aggiornato le proprie mappe probabilistiche, registrando un incremento dei cosiddetti “rischi di coda”. Lo shock sull’offerta di petrolio ha spinto gli analisti ad ampliare il peso degli scenari estremi, sia positivi che negativi, a scapito dello scenario “al punto giusto”, quello più accomodante per l’economia.

Probabilità degli scenari: aumento dei rischi di coda

“Come prevedibile, dato l’impatto inflazionistico dello shock petrolifero, lo scenario ‘eccessivo surriscaldamento’ è aumentato,” ha spiegato Bilson. In questo scenario, la Federal Reserve sarebbe costretta a tornare ad aumentare i tassi nel 2026, poiché l’inflazione tornerebbe a essere problematica. “Rimane comunque inferiore rispetto alla probabilità implicita nei mercati,” ha aggiunto lo strategist, suggerendo che i mercati stessi potrebbero aver anticipato in modo eccessivo il rischio di una nuova stretta monetaria.

La “duration” conta: sia quella dei bond, sia quella del conflitto

Uno dei punti chiave sollevati da Bilson riguarda il concetto di “duration”, termine tecnico che indica la sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle variazioni dei tassi d’interesse. In questo frangente, tuttavia, il termine assume un duplice significato.

“Che la duration sia cruciale è un luogo comune per gli investitori obbligazionari. Ma in questo caso non intendiamo solo la duration delle obbligazioni, ma anche la durata del conflitto attuale,” ha affermato Bilson.

Il mercato, attualmente, sta prezzando l’evento come uno shock forte ma temporaneo, seguito da una rapida normalizzazione. L’analista mette in guardia su questo punto: “Avvertiamo però che qualsiasi elemento che metta in discussione questa tesi potrebbe generare ulteriore volatilità nei mercati.”

Quanto grande potrebbe essere lo shock petrolifero?

L’entità della crisi sarà determinata dal nuovo equilibrio del prezzo del greggio. Bilson ha provato a quantificare gli impatti in base a tre diversi scenari:

  • A 80 dollari al barile: l’inflazione (indice dei prezzi al consumo) subirebbe un incremento dello 0,5%, con un impatto negativo sulla crescita ma senza allarmi significativi.
  • A 100 dollari al barile: l’impatto sull’inflazione e sui redditi reali potrebbe avvicinarsi all’1%, causando una frenata più marcata della crescita.
  • Oltre i 120 dollari al barile: il rischio di recessione aumenterebbe sensibilmente a causa dell’erosione del potere d’acquisto delle famiglie.

Il punto di partenza: meglio del 2022

Nonostante le preoccupazioni, Bilson ha voluto evidenziare un elemento di relativa fiducia: le condizioni economiche di partenza sono decisamente migliori rispetto al 2022, anno dello shock energetico successivo all’invasione russa dell’Ucraina.

“La buona notizia è che il punto di partenza è migliore rispetto allo shock energetico del 2022 dopo l’inizio del conflitto Russia-Ucraina, quando le catene di fornitura erano già fortemente compromesse, le aspettative di inflazione disancorate e la crescita salariale ben oltre i livelli compatibili con gli obiettivi. La guerra fu semplicemente la goccia che fece traboccare il vaso,” ha ricordato lo strategist.

Oggi, le catene di approvvigionamento sono più solide e le aspettative di inflazione appaiono più ancorate. “Restiamo vigili sui segnali di effetti inflazionistici di secondo livello, ma il nostro scenario di base prevede che siano molto più contenuti rispetto al passato,” ha concluso Bilson su questo punto.

Strategie di portafoglio: occhi su Canada e Australia

In un contesto di mercati obbligazionari che hanno subito un significativo riprezzamento – con molte banche centrali che ora scontano rialzi dei tassi dopo aver precedentemente previsto tagli – la casa di gestione mantiene una posizione attendista ma mirata.

“Data la volatilità e la forte sensibilità ai prezzi globali dell’energia, manteniamo una posizione complessivamente neutrale sulla duration, preferendo concentrarci su opportunità tra diversi mercati,” ha spiegato Bilson.

Le scelte di allocazione riflettono una ricerca di valore geografico:

  • Canada: rappresenta la scelta principale per l’esposizione ai tassi globali. Secondo Bilson, “Il contesto economico – tra cui un mercato del lavoro in indebolimento e un rallentamento dell’inflazione core – appare incoerente con i due rialzi dei tassi attualmente scontati dal mercato obbligazionario canadese per il 2026.”
  • Australia: anche qui si vedono opportunità, sebbene la situazione sia diversa. “L’economia è forte, ma il mercato sta prezzando un tasso ufficiale della Reserve Bank of Australia più elevato quest’anno rispetto al picco post-Covid, nonostante prospettive inflazionistiche oggi decisamente migliori.”
  • Regno Unito: la posizione rimane più neutrale, con un rapporto rischio/rendimento meno favorevole rispetto ad altre aree.

Per quanto riguarda il credito, Bilson ha confermato una certa prudenza: “Le valutazioni nel credito corporate sono migliorate, ma restano nel complesso poco attraenti.” Di conseguenza, il giudizio su investment grade e high yield globale è stato portato a neutrale. Fanno eccezione i mortgage-backed securities delle agenzie statunitensi, il cui giudizio è stato migliorato a “positivo”, rappresentando ora una delle principali preferenze di allocazione insieme ai tassi locali dei mercati emergenti.