A cura di Holger Frey, Lead Portfolio Manager per la strategia Sustainable Water, Zkb-Swisscanto

Già mesi prima della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo, le Nazioni Unite avevano lanciato un monito inequivocabile: non siamo più di fronte a una semplice crisi idrica. Secondo uno studio pubblicato a gennaio, il mondo sta entrando in una vera e propria “bancarotta idrica”.
Un equilibrio sempre più fragile
Le risorse globali di acqua dolce sono ormai sotto pressione strutturale. Oggi si preleva più acqua da fiumi, laghi e falde di quanta ne venga reintegrata naturalmente.
Dal 1990, metà dei grandi laghi del pianeta ha perso volume, mentre i ghiacciai si sono ridotti di quasi un terzo dal 1970. Nel frattempo, circa il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi con approvvigionamento idrico non sicuro. Il rischio è quello di un deficit permanente.
Il problema non riguarda solo aree aride o economie emergenti. Uno studio recente di NABU e Boston Consulting Group mostra come anche la Germania sia tra i Paesi con le maggiori perdite di acque sotterranee. Negli ultimi vent’anni, le riserve naturali si sono ridotte di circa 60 miliardi di metri cubi, un volume pari al Lago di Costanza. Più che gli eventi estremi, a preoccupare è il progressivo indebolimento dei cicli idrici locali, causato da precipitazioni irregolari, suoli impoveriti e maggiore deflusso superficiale.
Il cambiamento climatico sta rendendo siccità e carenze idriche sempre più frequenti, con impatti economici rilevanti: in Germania, i costi potrebbero raggiungere i 25 miliardi di euro annui, fino a oltre 600 miliardi entro il 2050. L’inazione, quindi, non è un’opzione.
Dalla gestione della crisi alle soluzioni
La buona notizia è che la scarsità idrica è gestibile. Le soluzioni esistono e combinano interventi basati sulla natura e innovazione tecnologica. Rafforzare la capacità dei suoli di trattenere acqua, promuovere un’agricoltura rigenerativa e una gestione forestale sostenibile, insieme a sistemi di drenaggio più intelligenti, può contribuire a ripristinare l’equilibrio idrico. Secondo le stime, questo approccio potrebbe colmare il deficit di stoccaggio idrico della Germania entro il 2040.
Si tratta però di una sfida sistemica, che richiede la collaborazione tra istituzioni, imprese, utilizzatori del territorio e settore finanziario. In questo contesto, anche gli investitori possono svolgere un ruolo chiave.
Un tema strategico per gli investitori
Il settore idrico presenta un potenziale di crescita superiore alla media, con tassi annui compresi tra il 4% e il 6%, sostenuti da driver strutturali destinati a rafforzarsi nel tempo.
Alla crescente scarsità della risorsa si affianca infatti la necessità di ammodernare infrastrutture obsolete e di rispondere a standard sempre più stringenti in termini di qualità dell’acqua. A questi fattori si aggiunge un elemento più recente ma altrettanto rilevante: l’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center, che comporta un aumento significativo della domanda di acqua per i sistemi di raffreddamento.
In questo contesto, le opportunità si distribuiscono lungo l’intera catena del valore: dalle tecnologie per il monitoraggio e il trattamento delle acque, alle soluzioni per il riciclo e il riutilizzo, fino ai servizi per l’efficientamento delle reti e la riduzione delle perdite. Si tratta di ambiti in cui innovazione e sostenibilità convergono, generando una crescita sostenuta e relativamente resiliente ai cicli economici.
In Swisscanto selezioniamo aziende che contribuiscono agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, privilegiando al contempo società con modelli di business solidi, un management convincente e la capacità di generare rendimenti superiori al costo del capitale nel lungo periodo.
In un contesto di crescente pressione sulle risorse, investire nell’acqua significa non solo cogliere opportunità di crescita, ma anche contribuire attivamente alla gestione di una delle sfide più urgenti e sistemiche del nostro tempo.
